Oltre 170 milioni per una promozione di Stato, per un esame che boccia solo l’1% degli ammessi, per una prova rituale che dev’essere cambiata. E’ questo il costo della maturità che da domani vedrà coinvolti 489.962 maturandi (472.000 interni e 17.962 esterni). Le commissioni quest’anno saranno 12.005 ed esamineranno 24.189 classi.

Una spesa che potrebbe essere risparmiata solo togliendo i commissari esterni. Dalle casse dello Stato escono, infatti, 147 milioni di euro per pagare i professori che vengono da fuori sede e ben 27 milioni per i presidenti. La cifra è emersa dalla prima bozza del Ddl Stabilità 2014 che proponeva proprio il ritorno ad una commissione composta da soli docenti interni alle scuole.

I conti sono presto fatti. I compensi sono disciplinati da un decreto del 24 maggio 2007. Al presidente e ai commissari va innanzitutto un compenso legato al profilo: al primo vanno 1249 euro; al commissario esterno 911 euro e all’interno 399. Ma non basta. A questo si aggiunge una cifra legata alla distanza del luogo di residenza o servizio dalla sede di esame. Una tabella stabilisce in maniera meticolosa ogni caso basandosi sui minuti di percorrenza. Per esempio, il personale nominato fuori dal proprio comune di servizio o di residenza in una scuola raggiungibile in oltre 100 minuti con i mezzi di linea extraurbani più veloci vanno 2.270 euro. Inoltre, al commissario interno che svolge la funzione su più commissioni compete, per ogni ulteriore commissione, il compenso forfettario per la quota riferita alla funzione.

Questo per quanto riguarda la spesa per gli esaminatori. A tutto ciò vanno aggiunti i costi per la cancelleria, per l’organizzazione: basta pensare ai milioni di fogli protocollo forniti agli studenti per le prove scritte.

Al conto maturità vanno poi aggiunte le uscite che hanno le famiglie. Le spese per le lezioni private continuano ad essere una voce consistente per mamma e papà: il 10% degli intervistati da Skuola.net ha ammesso che supererà ampiamente i 100 euro di ripetizioni e il 5% addirittura pagherà più di 500 euro. Ma non basta: i ragazzi dovranno tirar fuori altri soldi per l’acquisto di libri, per le fotocopie, i dizionari e tutto ciò che può servire per prepararsi nel migliore dei modi al primo esame importante della vita scolastica.

Tutto questo per un esame che dal 2001 ad oggi ha una media di bocciati dell’1%; nel 2014 persino dello 0,8%.

A questo punto varrebbe la pena di porsi qualche interrogativo: ha ancora senso questo esame? Abbiamo per forza bisogna di un rito di questo tipo per il passaggio all’età adulta? E’ davvero una prova che certifica la maturità di un individuo? Se all’Università i docenti si lamentano della preparazione degli studenti come mai il 99% viene promosso? Se proprio dobbiamo tenere questo esame di Stato, non possiamo pensare di risparmiare qualche milione di euro abolendo i commissari esterni? Serve il “coraggio” da parte del Ministero di prendere in mano la questione e riaprire la partita istituendo una commissione ad hoc che trovi con urgenza una soluzione.

Il 2015 non vedrà ancora una “Buona maturità”. Speriamo nel 2016.