Un ultimatum di 24 ore. Secondo il quotidiano Kathimerini e l’agenzia Bloomberg, che citano fonti europee, il governo greco ha tempo fino a questa sera per presentare ai creditori nuove proposte ai fini di un accordo. In ballo, come è noto, c’è lo sblocco dell’ultima tranche di aiuti da 7,2 miliardi, senza la quale a fine mese il Paese rischia il default. La deadline sarebbe stata decisa durante la riunione di giovedì sera tra tecnici di Atene e dell’eurozona. E nello stesso vertice, sempre stando a queste fonti, si è parlato per la prima volta un ‘piano B’ che include controlli sui movimenti di capitale. Una misura che si renderebbe necessaria, nel caso di una drammatica uscita della Grecia dall’unione monetaria (Grexit), per limitare la speculazione e frenare l’emorragia di depositi dai conti correnti bancari. Il governo ellenico dal canto suo ostenta come sempre ottimismo, facendo sapere che l’accordo è “più vicino che mai” e invitando l’Ue a mostrare “la volontà politica” di chiudere.

Un funzionario europeo, però, ha fatto sapere che ormai si discute esplicitamente di Grexit. Uno scenario a cui secondo la Bild si sta concretamente preparando anche la Germania di Angela Merkel e che sarà preso in considerazione dalla riunione dell’Eurogruppo in calendario per il 18 giugno. Tra le ipotesi in discussione c’è anche un’estensione dell’attuale programma di salvataggio, ma la maggior parte dei tecnici ritiene ormai probabile un default greco, perché il tempo per arrivare a un via libera – con tutti i passaggi legali del caso – della tranche di aiuti sta scadendo. “Sarebbe necessario fare in pochi giorni progressi che non sono stati possibili in settimane. La reazione di Fmi, Bce e di alcuni Stati membri è stata estremamente scettica”, ha detto una delle fonti.

L’accelerazione della crisi arriva dopo che i negoziatori del Fondo monetario internazionale hanno lasciato Bruxelles, prendendo atto che non ci sono progressi nei negoziati con Atene. La Bild venerdì ha scritto che anche la Cancelliera tedesca, in seguito al colloquio di due giorni fa con il premier greco Alexis Tsipras e il presidente francese François Hollande, si è resa conto che ogni sforzo per evitare una Grexit sarebbe “inutile” e che il default di Atene è “inevitabile”. Da Berlino il portavoce del governo ha come sempre smentito, facendo sapere che “l’atteggiamento non è cambiato” e si lavora “affinché la Grecia resti un membro dell’eurozona”.

Merkel ha ribadito che “dove c’è la volontà c’è anche una strada. Ma la volontà deve venire da tutte le parti. La solidarietà si può ottenere in cambio di sforzi” e “questo vale per tutti”. Sulla stessa linea il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, che in un’intervista rilasciata al quotidiano finlandese Helsingin Sanomat ha avvertito: “Se il governo greco non può accettare il fatto che non ci sono soluzioni facili e che le decisioni difficili vanno prese, allora è solo. Non possiamo aiutare la Grecia se la Grecia non vuole aiutare se stessa”. I tecnici del Brussels group (la ex troika) sono attesi nella capitale venerdì sera per continuare le trattative.

Da Atene, intanto, rimbalza la notizia che i dirigenti di Syriza stanno preparando colleghi di partito e elettori alla possibilità di un accordo di compromesso, con punti che smentiranno alcuni aspetti del programma elettorale con cui Tsipras è stato eletto. Ma il governo non sembra aver recepito gli ammonimenti dei creditori: un rappresentante dell’esecutivo ha fatto sapere che Atene “non accetterà tagli a stipendi e pensioni” ma punta a “un avanzo primario più basso e alla ristrutturazione del debito”. I negoziati, ha detto, continueranno a livello politico. E il ministro delle finanze, Yanis Varoufakis, in un tweet ha scritto che “a differenza delle tante voci insistenti, noi non abbiamo mai giocato d’azzardo”. Risposta al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk che giovedì aveva detto che “non c’è più spazio per il gioco d’azzardo“.

Il titolare della Difesa, Panos Kamenos, dal canto suo ha ribadito in un’intervista che Atene ha già fatto “numerose concessioni” a Fondo monetario internazionale, Commissione Ue e Banca centrale europea e che se entro la fine del mese le trattative non si concluderanno positivamente non pagherà al Fondo i quasi 1,6 miliardi di euro di rimborso dovuti. “Non siamo più in grado di onorare interessi e ammortamenti senza ulteriori prestiti”, ha sottolineato il leader della formazione di destra Greci Indipendenti, che fa parte della coalizione di governo.