“Di un personaggio la gente vuole conoscere i paradossi, perché sono affascinanti e umani”. Ne è convinto Alex Gibney, regista di documentari, premio Oscar nel 2008 con Taxi to the dark side, che dopo aver affrontato temi delicati come Scientology, il Vaticano e Wikileaks ha voluto raccontare con Fela Kuti , il potere della musica la ricca e appassionante storia del re dell’Afrobeat.

Tra pochi giorni, l’11 giugno uscirà anche in Italia distribuito da Wanted, il suo docufilm non mancherà di provocare giudizi e riflessioni su uno dei più controversi musicisti degli ultimi decenni.

Fela Kuti riuscì ad esprimere attraverso l’arte la sua vena rivoluzionaria e a declinarla a favore dei diritti umani. Non a caso l’opera di Gibney ha incassato il patrocinio della sezione italiana di Amnesty International.

Finding Fela!questo il titolo originale, ripercorre la storia del  genio musicale nigeriano che fin da ragazzino fu leader di un coro della scuola e che nel corso degli anni sarebbe cresciuto come  punto di riferimento della emancipazione africana fino ad diventarne un mito. Fela Kuti, nato nel 1938 ad Abeokuta, non ebbe una vita facile, il suo impegno sociale e civile gli costarono maltrattamenti, percosse e centinaia di arresti.

Nel 1975 con la pubblicazione dell’album ‘Zombie’ con il quale denunciava la repressione del governo nigeriano, rischiò la vita per un brutale pestaggio della polizia. Da sempre dalla parte dei diseredati e degli oppressi aveva creato  un groove che gli permetteva un dialogo forte ed una potente empatia con il suo popolo. Cosa che è durata fino alla sua morte nel 1997 per complicazioni dovute all’AIDS. Al suo funerale parteciparono oltre un milione di persone.

La musica di Fela Kuti ti entra dentro. Confesso di averlo un po’ trascurato negli ultimi anni, ma basta riascoltare alcuni brani come Lady, Shakara, Yellow Fever o Gentlemen e come per magia il suo sound trascendentale ti avvolge come una coperta calda facendoti comprendere le ragioni del suo clamoroso successo e del carisma che lo accompagna ancora oggi.

Insomma un documentario da non perdere che rivela anche aspetti poco conosciuti e momenti storici di grande commozione come le lacrime di Paul McCartney al concerto di Fela allo Shrine Stadium di Lagos.

” I no be gentleman at all… I no be gentleman at all…i no be gentleman at all… “