Asserviti a Mafia Capitale, corrotti, pagati. E per questo al servizio di un’associazione mafiosa come come dice l’ex uomo delle coop in una intercettazione si voleva prendere Roma. Il gip Flavia Costantini, nell’ordinanza di custodia cautelare, disegna per ognuno dei principali protagonisti della nuova ondata di arresti da parte del Ros un ruolo e il prezzo. L’asservimento dei politici a Mafia Capitale viene ribadito e rivendicato da Salvatore Buzzi. In una intercettazione l’ex uomo delle coop rosse dice: “Pedetti (consigliere comunale Pd e presidente della commissione comunale Patrimoni) se ne va a fanculo …. ma questi i consiglieri comunali devono sta ai nostri ordini …. faccio come …(inc)… (ride, ndr). Buzzi è perentorio con il suo interlocutore anche se ha un tono scherzozo: “… ma perché io devo sta agli ordini tuoi …. te pago … ma va a fanculo ….  però a questi quando me riesce a fa’ firma’ la … (inc) guarda … dice ma se rispetti accordi? .. e non rispetti accordi tu lo sai chi so io (INC)?te ricordi da dove vengo?… io so’ sincero … io rispetto gli accordi ma non dovessi rispettarlo tu…”. 

Al consigliere di Forza Italia Luca Gramazio 100 mila euro 
“Luca Gramazio svolge un ruolo di collegamento tra l’organizzazione da un lato e la politica e le istituzioni dall’altro, ponendo al servizio della stessa il suo ‘munus publicum’ e il suo ruolo politico – ragiona il giudice per le indagini preliminari – e… può ricondursi al capitale istituzionale di Mafia Capitale: quel sistema di relazioni con uomini politici, apparati burocratici, soggetti appartenenti a vario titolo alle istituzioni, che costituiscono il contatto privilegiato dell’organizzazione con il mondo di sopra”.  L’esponente di Fi, che si era dimesso da capogruppo in Regione ma aveva tenuto la poltrona di consigliere, rappresenta “un collegamento che, sul piano politico, si traduce nella costruzione del consenso necessario ad assecondare gli affari del sodalizio; sul piano istituzionale, in materia di iniziative formali e informali intese per un verso a collocare nei plessi – sensibili per l’organizzazione – dell’amministrazione pubblica soggetti graditi, per altro verso nell’orientare risorse pubbliche in settori nei quali il sodalizio, in ragione del capitale istituzionale di cui dispone, ha maggiori possibilità di illecito arricchimento”. Per il gip, elabora “insieme ai vertici dell’organizzazione le strategie di penetrazione della pubblica amministrazione”.

A lui, secondo i pm di Roma, sono andate mazzette per oltre 100mila. Gramazio, che era stato a cena con Massimo Carminati (considerato il capo dell’organizzazione e per questo detenuto al 41 bis) regionale ha intascato “98mila euro in contanti in tre tranches (50.000-28.000-20.000)”; ma anche “15mila euro con bonifico per finanziamento al comitato Gramazio”. Il giudice spiega anche perché il forzista non è stato arrestato prima: “Il ruolo di Luca Gramazio, ex consigliere regionale di Forza Italia, quale personaggio vicino all’associazione in esame, era già emerso, ma è stato possibile solo successivamente, con un ulteriore e più approfondito vaglio del materiale investigativo, delineare il ruolo dello stesso all’interno dell’associazione, che può ricondursi al capitale istituzionale di Mafia Capitale”. 

Le indagini dei carabinieri del Ros hanno evidenziato, secondo il gip. “la straordinaria pericolosità di Luca Gramazio”. Gramazio, sottolinea il giudice, “potrebbe sfruttare la rete ampia dei collegamenti per fornire nuova linfa alle attività delittuose e agli interessi dell’associazione” capeggiata da Massimo Carminati, “nonostante lo stato detentivo di numerosi sodali”.

“A Daniele Ozzimo tangente da Buzzi”
Corrotto da Mafia Capitale anche l’ex assessore delle giunta Marino Daniele Ozzimo, che si era dimesso proprio in seguito alla prima fase dell’inchiesta mondo di mezzo. Per gli inquirenti, tesi condivisa dal gip, ha ricevuto “una costante erogazione di utilità a contenuto patrimoniale”, comprendente un’assunzione e, “nel maggio 2013, l’erogazione di 20.000 euro, formalmente qualificati come contributo elettorale da parte di Buzzi che agiva in accordo con Carminati”. Ozzimo “nella sua qualità prima di consigliere capitolino e vicepresidente della Commissione Politiche Sociali e membro della Commissione Lavori Pubblici, Scuola e Sanità, poi, dal 2013, anche nella sua qualità di assessore al comune di Roma, poneva a servizio di Buzzi la sua funzione“.

In particolare, secondo gli inquirenti, l’ex assessore “poneva in essere atti contrari ai doveri del suo ufficio consistenti nel partecipare alle delibere consiliari relative ai riconoscimenti del debito fuori bilancio dal 2012 e nel 2014; nella creazione del consenso politico e istituzionale necessario all’adozione delle delibere per il riconoscimento del debito fuori bilancio; nella proposizione di mozioni in seno al consiglio comunale intese a facilitare la proroga delle convenzioni relative al verde pubblico per le cooperative riconducibili a Buzzi; nella partecipazione alla riunione di giunta del luglio 2014, proteggendo la posizione di Fiscon, il cui ruolo era posto in discussione dal sindaco”.

A Luca Odevaine mazzette per favorire la cooperativa
Luca Odevaine, che nel marzo scorso aveva confessato di aver avuto un ruolo di facilitatore, “riceveva da Cammisa, Ferrara, Menolascina e Parabita la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l’aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014”, per favorire il gruppo La Cascina, vicina a Comunione e Liberazione, nella gestione dell’emergenza profughi. All’ex capo di gabinetto di Veltroni ed ex capo della polizia provinciale di Roma viene contestata “la vendita della sua funzione e per il compimento di atti contrari ai doveri del suo ufficio in violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione, consistenti, tra l’altro nell’orientare le scelte del Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, al fine di creare le condizioni per l’assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dal gruppo La Cascina; nel comunicare i contenuti delle riunioni e le posizioni espresse dai rappresentanti delle istituzioni nel tavolo di coordinamento nazionale; nell’effettuare pressioni finalizzate all’apertura di centri in luoghi graditi al gruppo La Cascina; nel predisporre i bandi delle gare suindicate in modo da garantire l’attribuzione al raggruppamento di imprese del quale faceva parte il gruppo La Cascina di un punteggio elevato; nel concordare con gli esponenti del gruppo La Cascina il contenuto dei bandi di gara; nel favorire l’aggiudicazione delle gare suindicate al raggruppamento di imprese del quale faceva parte il gruppo La Cascina”.

Il calcolo della mazzetta si evince da una intercettazione: “Se me dai…me dai cento persone facciamo un euro a persona”. Nell’ordinanza di custodia cautelare ci sono decine di intercettazioni tra i manager della Cascina e lo stesso Odevaine, tutte centrate su quale debba essere la percentuale da corrispondere, non solo per ‘l’aiuto ottenuto per la gara relativa al Cara di Mineo ma anche per quanto Odevaine potrebbe fare per i centri di Roma e di San Giuliano di Puglia. Ed in una di queste conversazioni, con Domenico Cammisa (agli arresti domiciliari) Odevaine spiega quello che il Ros e il Gip definiscono “criterio di calcolo delle tangenti”.  “Allora altre cose in giro per l’Italia – dice Odevaine a Cammisa – …possiamo pure quantificare, guarda...se me…se me dai…cento persone facciamo un euro a persona…non lo so, per dire, hai capito? E…e basta uno ragiona così dice va beh…ti metto 200 persone a Roma, 200 a Messina…50 là…e…le quantifichiamo, poi”. Parole che, sottolinea il gip, “arrivano a prospettare un vero e proprio ‘tariffario per migrante ospitato’“.

Le tangenti per Andrea Tassone
L’organizzazione, guidata da Massimo Carminati, avrebbe versato, attraverso un intermediario, “somme di denaro non inferiori a 30.000 euro” all’ex presidente del Municipio X Andrea Tassone. Secondo il gip, “in concorso tra loro, Carminati, Testa e Buzzi, previo concerto, erogavano a Tassone, Presidente del X municipio, attraverso un suo intermediario” per “la sua funzione e perché costui ponesse in essere atti contrari ai doveri del suo ufficio, in violazione dei doveri d’imparzialità della pubblica amministrazione, consistenti, tra l’altro: nel rivendicare la competenza del X Municipio in materia di lavori per la pulizia delle spiagge; nel comunicargli notizie e informazioni sulla procedura di selezione del contraente, in relazione all’affidamento diretto da parte del X municipio per i lavori a somma urgenza per indagini sulla stabilità delle alberature stradali e conseguenti interventi di potatura e per i lavori per la pulizia delle spiagge, assegnati, rispettivamente, tra il 26 maggio e il 31 luglio del 2014″. Di Tassone Buzzi poteva dire: “Però Tassone è nostro, eh…è solo nostro..non c’è maggioranza e opposizione, è MIO..(inc)

Mirko Coratti garantiva la spartizione degli appalti a destra e sinistra
C’è poi Mirko Coratti (autosospesosi dal Pd), ex presidente dell’Assemblea Capitolina. Era in pratica l’uomo che garantiva che in consiglio comunale gli appalti venissero distribuiti tra maggioranza e opposizione, che formavano un’unica consorteria. Scrivono gli inquirenti: “Coratti si preoccupa che siano rispettati gli equilibri politici tra maggioranza e opposizione in Consiglio Comunale nella percezione delle relative utilità”. Se la maggioranza è il Pd, l’opposizione è Giordano Tredicine (Pdl/Forza Italia).