Domenica 31 maggio andranno al voto 7 regioni. Rifondazione Comunista ha lavorato in tutte le regioni per dar vita a liste di sinistra autonome ed alternativa al centrosinistra e così è avvenuto. Da Rete a sinistra in Liguria a L’Altra Puglia, a Toscana a Sinistra, in tutte le regioni vi è una lista di sinistra che si candida al governo della regione con una proposta chiaramente alternativa. Si tratta di una scelta di fondo dovuta alla consapevolezza che il Pd di Renzi sia diventato un partito confindustriale e che per uscire dalle politiche di austerità che stanno stritolando i diritti del popolo italiano, sia necessario disobbedire, sia necessario fare ad ogni livello quello che sta facendo il governo di Syriza in Grecia.

Alle elezioni regionali – come già alle comunali di Aosta, Bolzano e Trento – abbiamo quindi una prima anticipazione di un percorso unitario a sinistra, chiaramente distinto dal Pd. Si tratta di un passo in avanti ma ancora parziale. Mentre in Liguria la lista di sinistra vede candidato presidente Luca Pastorino, deputato uscito recentemente dal Pd, e comprende tutti i partiti di sinistra – Sel, Rifondazione, etc. – non in tutte le regioni esiste questa unità. Campania, Marche e Toscana vedono uniti i partiti di sinistra fuori dal centro sinistra ma purtroppo questo non accade in Puglia, Umbria e Veneto, dove Sel ha scelto di correre in coalizione con il Pd.

Le elezioni regionali segnano quindi un punto di passaggio positivo nella costruzione di una sinistra autonoma dal Pd ma in forme ancora contraddittorie. Si tratta di superare rapidamente questa situazione in modo da dar vita anche in Italia ad una costituente della sinistra in sintonia con le altre esperienze europee, da Syriza a Podemos alla Linke.

Affinché questo progetto possa procedere rapidamente a mio parere sono necessarie alcune condizioni. In primo luogo che vi sia una buona affermazione delle liste di sinistra in queste elezioni regionali. Non sfugge a nessuno che – pur nella situazione ancora contraddittoria – un buon risultato alle regionali darebbe un positivo slancio alla costruzione dell’unità. Un voto alle liste di sinistra nelle regionali è quindi un voto che vale doppio: serve a determinare la rappresentanza regionale ma serve anche a far decollare il processo unitario a livello nazionale, a vincere timidezze ed incertezze. Votatele!

In secondo luogo occorre avere la consapevolezza che l’unità delle forze della sinistra – da Civati a Sel a Rifondazione – è unicamente la precondizione unitaria per poter dar vita ad un processo costituente che sia rivolto a tutti e tutte coloro che in questi anni si sono in vario modo impegnati nelle battaglie sociali, culturali e democratiche. L’unità delle soggettività politiche non è il fine ma il mezzo attraverso cui dare vita ad un processo costituente che sia rivolto non solo a coloro che già sono iscritti ai partiti ma a tutti coloro che vogliono combattere da sinistra il neoliberismo.

In terzo luogo occorre aver chiaro che vi è una necessità di innovare le forme attraverso cui costruire questo nuovo soggetto politico, che non può ricalcare né la struttura della federazione né quella del partito. Il processo costituente a cui dobbiamo dar vita subito dopo le regionali deve vedere non solo una discussione sui contenuti politici ma una discussione approfondita ed una grande sperimentazione sulle forme della politica. Critica della politica e critica dell’economia politica costituiscono a mio parere le due facce di questo percorso. In questo quadro vi è il tema – ineludibile – dell’individuazione dei volti che possano rappresentare questo processo e che – necessariamente – non possono essere i volti di coloro che sono stati in prima fila nella fase precedente, quella delle divisioni.

In quarto luogo occorre avere chiaro che la costruzione di una sinistra antiliberista, di alternativa, significa lavorare per la costruzione di una sinistra che si candida a governare il paese in alternativa alle politiche di austerità, come ha fatto Syriza in Grecia. Negli anni scorsi il termine sinistra di governo ha avuto nei fatti il significato di sinistra moderata, di compromessi al ribasso ed in generale di accettazione del paradigma neoliberista. Noi dobbiamo uscire da questa gabbia e proporci di costruire una sinistra antiliberista di governo, che non si limita a protestare ma costruisce programmi e percorsi di alternativa, qui ed ora.

Confido che anche a partire da buoni risultati elettorali saremo in grado di far partire subito dopo le elezioni questo processo. Se non ora quando?