Di fronte alla crisi economica sale la voglia nella politica di modificare le regole storiche della democrazia. Sia il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan sia il presidente del Consiglio Matteo Renzi vorrebbero una Corte costituzionale che non si limitasse a svolgere funzioni di controllo ma che collaborasse con la politica. Un auspicio che va nella direzione opposta rispetto alla separazione tra potere politico, legislativo e giudiziario e che emerge dall’intervista del titolare del dicastero di via XX Settembre. Al centro la sentenza della Consulta in merito al bonus dell’indicizzazione delle pensioni.

Padoan, in un’intervista a Repubblica, sostiene che la Consulta non ha “valutato il buco creato sulle pensioni” e si dice “perplesso” dal fatto che sostenga “di non dover fare valutazioni economiche sulle conseguenze dei suoi provvedimenti“. Non solo: pur ribadendo  il “massimo rispetto per l’autonomia della Corte” che è “intoccabile”, il ministro si augura “che in futuro l’interazione con governo e Avvocatura sia più fruttuosa”. Un chiaro riferimento a Giustina Noviello, il legale che ha rappresentato la presidenza del Consiglio davanti alla Consulta ed è finita al centro di un caso politico perché più volte aveva criticato RenziFornero via Twitter. In sostanza, per il ministro, “sarebbe stata opportuna la massima condivisione dell’informazione”. E “se ci sono sentenze che hanno un’implicazione di finanza pubblica, deve esserci una valutazione dell’impatto. Anche perché questa valutazione serve a formare il giudizio sui principi dell’equità“, che “è anche quella del rapporto tra anziani e giovani. Questo è mancato e auspico che in futuro l’interazione sia più fruttuosa”.

Da Riga, a margine del vertice sul partenariato orientale, il presidente del Consiglio Matteo Renzi ribadisce con parole diverse gli stessi concetti: “Lavoriamo nel massimo rispetto e raccordo istituzionale – dice – abbiamo rispettato la sentenza della Corte costituzionale“. E ora, sottolinea, “si tratta di lavorare insieme perché i segnali di ripresa, che ci sono, possano irrobustirsi”. Per Renzi ora si pone “il tema molto complesso e interessante della solidarietà tra generazioni, di cui dovremo discutere”. “La risposta del governo italiano – sottolinea – grazie al lavoro di Padoan e di Poletti, è stata efficace e secca: ora si tratta di lavorare in una cornice europea delicata”.

La sentenza della ConsultaLa Corte costituzionale ha stabilito che la norma con cui per il 2012 e il 2013 era stato bloccato l’adeguamento al costo della vita delle pensioni di importo superiore a tre volte il minimo Inps è incostituzionale. La legge, contenuta nel Salva Italia varata dal governo Monti a poche settimane del suo insediamento era stata promulgata “in considerazione della contingente situazione finanziaria”. Una condizione che è stata considerata evidentemente non sufficiente dalla Corte.

Padoan: “Tamponata la falla”–  Parlando delle conseguenze della sentenza, Padoan spiega che, a seguito della decisione della Corteabbiamo provveduto a tamponare la falla, e gli arretrati da corrispondere ci costano 2,2 miliardi. Poi gradualmente a regime l’intervento sui trattamenti di medio livello ci costerà 500 milioni l’anno, a partire dal 2016“. Lo stesso Renzi, a L’Arena di Massimo Giletti, aveva anticipato come intendesse risolvere l’impasse aperta dalla sentenza della Consulta: per quest’anno i penalizzati dal mancato adeguamento al costo della vita riceveranno una somma una tantum che copre solo parte del dovuto e per un solo anno sui due oggetto del blocco. Escluso chi ha assegni oltre 3mila euro lordi. Quanto alle coperture, “useremo 2 miliardi destinati a misure contro la povertà”.

Sul tema privatizzazioni il ministro ammette che “c’è un ritardo” ma, prosegue, “abbiamo in cantiere le Poste, che hanno avuto bisogno di un periodo di riqualificazione strategica. Stiamo lanciando l’Enav. Stiamo accelerando sul settore immobiliare, che deve essere valorizzato prima di finire sul mercato. E poi ci sono le Ferrovie, che sono la macchina più complessa, più complessa di Poste. Il nostro obiettivo è comunque chiudere per il 2016″. Sulla spending review “l’obiettivo resta quello del Def, 10 miliardi di risparmi”.

Nel corso dell’intervista, Padoan affronta anche l’ipotesi di un’eventuale uscita di Atene dall’euro. “Se ci fosse una Grexit – dice -, l’Unione monetaria diventerebbe un animale diverso. Un insieme da cui si può uscire, non sarebbe più irreversibile. E questo, sempre nel medio periodo aggiunge una possibilità a quelle che esistono attualmente”. “Questo cambierebbe i prezzi – aggiunge – laddove ci fossero tensioni. Se entriamo in un contesto nel quale c’è una possibilità in più, quella dell’uscita dall’euro, il sistema diventa in generale più fragile meno capace di assorbire gli shock“.