In queste ore ho letto la proposta di legge della Moretto che vorrebbe imporre il Trattamento sanitario obbligatorio a chi soffre di gravi disturbi alimentari e come intervento “salvavita” sottoporli a trattamenti nutrizionali obbligatori in caso di patologia psichica. Curare il corpo ma non la mente, questa la soluzione a un problema di natura psicologica. Mi domando come possano solo aver pensato a una proposta del genere. Da anni ci battiamo affinché ci siano programmi nazionali e supporto medico e psicologico adeguato che vada a sensibilizzare giovani e meno giovani sui dca.

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Forse la Moretto non sa che in Italia sono quasi 4 milioni le persone che sono affette da disturbi alimentari e uno dei problemi più gravi è che non ci sono abbastanza strutture e risorse sufficienti. Se a livello ospedaliero ci fossero equipe interdisciplinari e un adeguato accompagnamento medico e psicologico non sarebbe affrontata la malattia in modo migliore rispetto al Tso? Usare metodi repressivi e non lavorare sulla psiche dell’individuo che conseguenze potrebbe avere? Responsabilizzare l’individuo è un percorso molto lungo specie in materia sanitaria. Il Tso sicuramente è la via più “semplice” ma allo stesso tempo più pericolosa in quanto può provocare delle conseguenze da non sottovalutare.

L’età in cui si iniziano a conoscere i disturbi alimentari si sta abbassando sempre di più, tanto da vedere coinvolti addirittura bambini. L’intervento della Moretto è stato: “Il trattamento sanitario obbligatorio per i pazienti affetti da disturbi alimentari e in pericolo di vita è un tema delicato e indispensabile da affrontare. Il Tso si applica ai pazienti psichiatrici. La bulimia e l’anoressia nervosa sono disturbi psichiatrici, ma non c’è una norma che obbliga i pazienti maggiorenni ad accettare la nutrizione obbligatoria, se la rifiutano… molte ragazze non accettano le cure e si lasciano morire lentamente. In altri casi decidono di suicidarsi”.

Curare il corpo ma non la mente può essere la soluzione? Pare che i parlamentari che inizialmente sostenevano la proposta stiano facendo retromarcia. Attendiamo sviluppi e speriamo che ci siano proposte in futuro che siano a supporto alle decine di strutture a rischio chiusura.