Ci sono voluti nove mesi, ma alla fine i fatti di Ferguson hanno un primo, importante effetto. Il governo americano non potrà più rifornire le polizie locali di armi ed equipaggiamento militari. Lo ha deciso Barack Obama, sulla base di un rapporto di 116 pagine messo a punto da una task force nominata proprio dal presidente per ripensare strumenti e strategia delle polizie d’America. La task force ha lavorato durante uno dei periodi più tesi della recente storia americana, con le strade di Ferguson, poi di Cleveland, quindi di Baltimore e tante altre città travagliate da scontri e proteste contro le violenze di polizia.

Con le nuove regole, emanate da Obama attraverso un ordine esecutivo, i dipartimenti di polizia non potranno più usare fondi federali per acquistare carri armati e veicoli corazzati da combattimento; fucili di grosso calibro e armi da fuoco a sparo a raffica; uniformi militari mimetiche. Gran parte di questi equipaggiamenti sono arrivati alle polizie locali dopo l’11 settembre, grazie a copiosi finanziamenti della Homeland Security e del Dipartimento di Giustizia, o anche direttamente dal Pentagono, che dopo la fine delle vaste operazioni militari in Iraq e in Afghanistan si è ritrovato con un vasto arsenale di scorte militari. Negli anni, deputati e senatori sono stati ben contenti di incanalare fondi e armi verso i propri bacini elettorali, in una generale allerta per la minaccia terrorismo che ha segnato anche le comunità più remote.

La militarizzazione non è servita. Non è servita nella lotta al terrorismo, che non si è allargato a tutto il Paese con la furia che alcuni paventavano; e non è servito alle stesse comunità, in quanto quelle armi concepite per le zone di guerra hanno finito per essere utilizzate per le strade di città e paesi, spesso nei quartieri più poveri, alimentando l’esasperazione e le proteste di alcuni gruppi, soprattutto gli afro-americani, che si sono sentiti presi di mira e discriminati. Le immagini degli scontri di Ferguson, con i carri armati a presidiare le strade e la gente che protestava per l’uccisione di Michael Brown, hanno fatto il giro del mondo e alimentato ancora di più il senso di rabbia e vittimizzazione.

La task force istituita da Obama propone un deciso cambiamento di rotta. La polizia deve “acquisire una mentalità da guardiano, più che da guerriero – scrive la commissione – in modo da costruire fiducia e legittimazione in seno alle stesse agenzie di polizia e con il pubblico”. Oltre all’equipaggiamento già citato, verranno limitati anche acquisto e uso di arieti in metallo, mezzi corazzati ed equipaggiamenti antisommossa. L’obiettivo, come ha spiegato Cecilia Munoz, che dirige il Domestic Policy Council di Obama, “è trovare un equilibrio tra provvedere un equipaggiamento che è utile e importante per le polizie, e mantenere gli standard necessari per una vita pacifica per le comunità”. Proprio i fatti di Ferguson vengono citati nel rapporto della task force come un esempio di “militarizzazione” che ha condotto a “paura e sfiducia”.

A lungo Obama è parso incerto sull’atteggiamento da tenere nei confronti delle proteste di larghi settori della comunità nera. Se il presidente ha riconosciuto la necessità di intervenire sulle cause del disagio di molti afro-americani, soprattutto i più giovani, ha anche sempre condannato le violenze e i saccheggi che hanno accompagnato le manifestazioni. Il suo intervento, a questo punto, è un atto concreto che implicitamente riconosce che in molti casi la gestione poliziesca delle proteste è andata oltre i limiti del diritto e si è trasformato in aperto abuso.

Non si sa però quanto l’ordine esecutivo di Obama potrà avere davvero un effetto profondo. Si tratta, per l’appunto, di un ordine esecutivo, che riguarda soltanto l’equipaggiamento militare che il governo federale fornisce alle polizie. Queste potranno comunque, attraverso i fondi statali e locali, continuare ad acquistare armi e strumentazione “da guerra”. Ogni dipartimento di polizia ha poi proprie regole di reazione ad eventuali atti criminali, dunque le raccomandazioni del rapporto, sull’essere “più guardiani che guerrieri”, potranno anche non essere accolte. Il presidente nel suo ordine suggerisce infine un’altra riforma importante. E cioè l’adozione definitiva di telecamere da collocare sulle divise di polizia, in modo da rendere più trasparenti gli atti degli agenti. Per questo il Dipartimento di Giustizia ha anche messo a disposizione dei finanziamenti, che però toccherà alle singole polizie accettare o meno.