Domenica scorsa a Che tempo che fa? Michelle Hunziker ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare avanzata da Giulia Bongiorno che prevede il carcere per i genitori che si macchiano del reato di “alienazione parentale” e la rete si mobilita con una iniziativa di mailbombing contro la trasmissione, Fabio Fazio e Doppia difesa.

Lascia piuttosto sgomente che una avvocata promuova una legge basaMichelle Hunziker / Giulia Bongiornota su una malattia che non esiste anche nella forma riveduta e corretta rispetto alla originaria “sindrome della alienazione parentale o Pas” così come venne descritta dallo psichiatra americano, Richard Gardner: il rifiuto di bambini e bambine di vedere uno dei due genitori a causa dell’alienazione genitoriale attuata dall’altro genitore (ma lo psichiatra americano incolpava di Pas soprattutto le madri).

La Pas è stata spesso diagnosticata nei tribunali per smentire le denunce di violenza da parte di donne che intendevano tutelare i figli da abusi o separarsi da partner violenti e che si sono trovate in una sorta di processo kafkiano e vittimizzate con l’accusa di alienazione genitoriale senza che fosse svolto alcun approfondimento o verifica dei motivi che avevano indotto un bambino a rifiutare il padre. Anche a dispetto di ogni evidenza. La pericolosità della teoria della alienazione genitoriale è proprio quella di escludere che un genitore rifiutato dal figlio abbia qualche responsabilità che sarebbe invece da ricercare solo nella malevolenza del genitore “alienante”. Più che una teoria scientifica pare una superstizione che rievoca la caccia alle streghe di antica memoria (e a proposito di streghe un’altra germinazione della Pas è la sindrome di madre malevola!) ma che evidentemente in periodi di involuzioni e opere al nero vengono rigurgitati e trovano seguito. Questa ideologia che nega l’ascolto dell’infanzia, ha provocato danni talvolta irreparabili come è accaduto ad Antonella Penati, la madre di Federico Barakat di cui scrissi tempo fa, anche in quel caso venne ventilata la Pas e fu sufficiente a spazzar via la violenza e la minaccia di cui Antonella e il figlio furono fatti oggetto da un uomo che aveva gravi disturbi psichiatrici. Federico venne ucciso dal padre durante una visita protetta nonostante avesse rivelato la sua angoscia e la sua paura del padre. Non venne mai ascoltato. Poi ci sono i numerosi casi di bambini e bambine allontanati e rinchiusi nelle Case famiglia.

In un articolo esaustivo pubblicato ieri Luisa Betti (trovate anche il testo della proposta di legge Bongiorno) che si è occupata per anni di Pas scrive: “L’Istituto di ricerca dei procuratori americani della National District Attorneys Association, nel 2003  dice che La Pas è una teoria non verificata che, se non contestata, può provocare conseguenze a lungo termine per il bambino che cerca protezione nei tribunali”, e che è in grado di minacciare l’integrità del sistema di giustizia penale e la sicurezza dei bambini vittime di abusi. Sempre negli Stati Uniti, e precisamente nella revisione delle linee guida per i giudici del 2006, si legge che la Pas è “Una sindrome screditata che favorisce gli abusanti di bambini in controversie per la custodia”, mentre l’Associazione Spagnola di Neuropsichiatri nel 2010 si è dichiarata contro l’uso della Pas perché “non ha fondamenti scientifici” e “la sua applicazione in tribunale comporta gravi rischi”. Ma sull’Alienazione parentale anche il nostro Ministero della Sanità si è pronunciato anni fa, e attraverso il Sottosegretario di Stato per la Salute ha dichiarato che “Sebbene la Pas sia stata denominata arbitrariamente dai suoi proponenti con il termine disturbo, l’Istituto superiore di sanità non ritiene che tale costrutto abbia né sufficiente sostegno empirico da dati di ricerca, né rilevanza clinica tali da poter essere considerata una patologia e, dunque, essere inclusa tra i disturbi mentali nei manuali diagnostici”.

La Pas ha cominciato la sua parabola discendente con l’esclusione  dal Dsm V poi per le posizioni fortemente critiche da parte di psichiatri/e e psicoterapeuti/e , infine con la sentenza della Cassazione del 20 marzo 2013 che ha stabilito che  non la si poteva usare in tribunale. Allora si è cambiata la definizione da Pas in Ap, (alienazione parentale) ma la mela anche quando è marcia non cade troppo lontano dall’albero e i suoi sostenitori hanno fatto quello che fanno i nostri politici con i partiti quando la sigla si è sputtanata, la cambiano e ripresentano gli stessi candidati. Ne hanno anche cambiato la diagnosi da disturbo individuale del bambino a disturbo relazionale. Oggi non si parla più di “sindrome” ma di “fenomeno” o “condizione”, ma le conclusioni sono le stesse teorizzate da Gardner: il bambino che rifiuta un genitore è manipolato dall’altro genitore e la soluzione è la “terapia della minaccia” (le parole sono importanti o no?) con l’allontanamento del bambino dal genitore “alienante”. Con questa proposta di legge si sta forse cercando di ridare vigore a questo frankenstein della psichiatria forense sollecitando reazioni di pancia e visceralità popolare, promettendo forche e diffondendo disinformazione? Cui prodest far diventare reato un “disturbo relazionale” privo di basi scientifiche? Mo me lo segno e perorerò una proposta di legge di iniziativa popolare per punire penalmente  i seduttori seriali, ho tante amiche sedotte e abbandonate. Sai quante firme?

Non sono qua a negare casi di manipolazione dei/delle bambini/e ma esiste già il reato che punisce tali comportamenti e si chiama maltrattamento che si può accertare nel processo e non con le sole ctu.

La violenza e l’abuso sull’infanzia è un  argomento serio, la violenza familiare pure e anche nel caso di difficili percorsi nelle separazioni conflittuali non si possono proporre le solite soluzioni sbrigative e forcaiole. I pulpiti televisivi concedono spazio alla propaganda e alla demagogia volte a suscitare consenso popolare piuttosto che alla riflessione seria e approfondita che invece dovrebbe essere dedicata ad argomenti delicati che riguardano le vite di bambini e bambine. Ma soprattutto il servizio pubblico dovrebbe evitare che la manipolazione venga fatta ai danni del pubblico e della corretta informazione.

Aggiornamento delle 12:00 del 17 maggio 2015:

Il gruppo avvocate dell’associazione nazionale D.i.Re Donne in Rete contro la violenza ha inviato ieri una lettera alla presidente della Rai, al direttore di Rai Tre e a Fabio Fazio dove condanna la disinformazione fatta dal servizio pubblico televisivo e ha chiesto la tempestiva rettifica durante la trasmissione “Che Tempo che fa” sul tema della Pas, con esplicita precisazione che le fonti pubbliche e più autorevoli concordano nel ritenere la Pas scientificamente infondata e che  sia dato spazio all’ approfondimento competente sul tema della violenza assistita.

Twitter: @Nadiesdaa