Paese strano l’Italia. Da una parte nessuno ostacola la presenza sempre più capillare di “apparati da intrattenimento” che divorano il patrimonio e la vita di chi se ne serve, dall’altra si mostrano i muscoli nella lotta all’irrefrenabile fenomeno della ludopatia.

E’ un tema che credo di conoscere, non foss’altro perché una certa determinazione nello svolgere bene le mie indagini e nel non dare ascolto a chi – a diverso titolo – mi suggeriva suadente di desistere dagli intenti, mi è costata penalizzazioni in carriera e infine la rimozione dall’incarico ma mi ha regalato la stima di tanta gente che continua a sperare in orizzonti migliori.

A distanza di tempo, trascorso senza che le mie ferite si rimarginassero, torno a parlarne oggi, venerdì 15 maggio, alle 17.30 alla sala Diego Valeri a Padova.

Sarò in buona compagnia. All’evento “Gioco d’azzardo: impatti sociali, azioni immediate e sfide future” parteciperanno anche Don Armando Zappolini (portavoce Campagna Nazionale Mettiamoci in gioco), Gabriele Mandolesi (coordinatore della Campagna Slot Mob) e Giovanni Endrizzi (senatore in Commissione Affari Costituzionali).

A voler ricalcare il titolo dell’incontro, gli “impatti sociali” sono fin troppo evidenti e non credo ci sia necessità di enumerare le piaghe ormai croniche cui ci siamo poco alla volta abituati né raccontare la disperazione endemica che non interferisce nella rapida digitazione di tweet entusiastici di chi governa con un consenso sempre meno democratico.

Vorrei fermarmi sulle “azioni immediate” e rinviare le “sfide future” ad un momento in cui l’ottimismo venga dalle cose e non dagli slogan.

Mentre guardo con piacere che la ridestata classe docente – stufa di veder calpestata la propria dignità – fa sentire la propria voce, mi auguro che l’intera platea degli educatori (scuola, famiglia, parrocchia, associazionismo laico…) metta in agenda anche l’impegno didattico e pedagogico sul fronte del gioco d’azzardo. E’ una terapia lenta, ne sono convinto, ma fondamentale. E a chi chiede una sorta di farmaco ad azione istantanea, dico che c’è una cosa che andrebbe fatta e che, invece, nonostante i ripetuti e reiterati tentativi non si riesce a portare a compimento. Il divieto della pubblicità del gioco d’azzardo.

Se ne è già discusso a lungo, ci si è andati vicino, si è creduto di avercela fatta un sacco di volte. E in ogni circostanza non si è presa in considerazione la vera chiave di volta di un eventuale provvedimento ostativo alla promozione di illusioni.

Il divieto in questione avrebbe sì, come tanti hanno rimarcato, un ruolo importante nei processi educativi e potrebbe scongiurare la sollecitazione ad azioni destinate a tramutarsi in condotte compulsive, ma in realtà potrebbe sortire un ben più taumaturgico effetto.

Il giorno che il mondo delle slot e delle scommesse non potrà più reclamizzare le proprie fatue opportunità e non avrà più modo di fingersi filantropo con generose donazioni e commoventi elargizioni a fondazioni ed enti, ci sarà il miracolo.

Tutti i giornali (e non quei pochi coraggiosi) e gli altri mezzi di informazione saranno finalmente liberi di parlare del problema, senza dover fare i conti con l’inserzionista che minaccia di stracciare il contratto pubblicitario e di interrompere l’erogazione delle somme dovute.

Sarebbe poi la fine di tanti organismi di ricerca, studio, cultura che – sotto le più diverse configurazioni associative o organizzative – sono gemmati al fianco di personaggi o correnti del macrocosmo della politica e hanno gestito flussi di denaro che un incredibilmente spontaneo mecenatismo ha negli anni convogliato nelle loro casse….

Se si vuole cambiare, basta davvero poco.