“Possa Cuba aprirsi con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e possa il mondo aprirsi a Cuba”. Parole profetiche quelle pronunciate da san Giovanni Paolo II all’aeroporto internazionale José Marti di L’Avana, il 21 gennaio 1998, venti anni dopo l’elezione di un Papa proveniente dalla Polonia comunista. Da quello storico viaggio si arriva alla cronaca dei nostri giorni con il disgelo tra Usa e Cuba, compimento di quel programma di pontificato indicato da Karol Wojtyla nel 1978: “Aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”.

Dalla stretta di mano tra Fidel Castro e san Giovanni Paolo II a quella del fratello Raul e Francesco. “Sono rimasto molto colpito dalla saggezza e modestia del Papa”, ha commentato il presidente cubano subito dopo l’udienza privata in Vaticano con Bergoglio. “Leggo tutti i suoi discorsi e al premier italiano Matteo Renzi ho detto: “Se il Papa continua così, tornerò alla Chiesa cattolica. Io sono del partito comunista che non ha mai ammesso i credenti, anche se ora si sono fatti passi avanti”.

A settembre 2015 Francesco, prima di arrivare negli Stati Uniti, dove sarà il primo Pontefice a parlare al Congresso, farà tappa proprio nell’isola cubana, ulteriore segno a sostegno della ripresa delle relazioni tra i due Paesi. Un lavoro di mediazione, quello svolto da Bergoglio e dal Vaticano in questi mesi, segreto e sofisticato che, come riconosciuto sia da Barack Obama che da Raul Castro, ha contribuito in modo determinante alla fine dell’isolamento durato oltre cinquant’anni. Non a caso il presidente cubano, incontrando il Papa in Vaticano, lo ha voluto ringraziare proprio per questo suo “prezioso contributo” nella pacificazione dei rapporti con gli Usa.

Numerose le missioni dei capi dicastero della Santa Sede a Cuba per tessere importanti relazioni diplomatiche e contribuire alla storica stretta di mano tra Castro e Obama. L’ultimo tassello è stato completato dal prefetto della Congregazione per il clero, il cardinale Beniamino Stella, nunzio a Cuba proprio durante la visita nell’isola di Wojtyla. “Non ho dubbi – ha spiegato il porporato – che Papa Francesco abbia sentito in profondità il tema cubano e così abbia posto in atto quelle iniziative ‘diplomatiche’. Importante è che la Conferenza episcopale cubana sia un po’ l’organismo ecclesiale che assume questo impegno pubblico, formale, di un dialogo con le autorità del Paese. E che poi ogni vescovo, a sua volta, si faccia interprete, si faccia operatore di queste iniziative di carattere pubblico, in modo che questo avvicinamento possa continuare, possa concretizzarsi sempre più”.

Raul Castro, come ha rivelato ai giornalisti, è rimasto molto impressionato dell’incontro con Francesco. “Lui è un gesuita – ha spiegato il presidente cubano – e anche io in qualche modo lo sono perché ho studiato dai gesuiti. Ho detto al Papa che ho servito più messe di lui e che quando verrà a Cuba a settembre prometto di andare a tutte le messe. Già ora, come ho detto ai dirigenti del partito comunista del mio Paese, leggo tutti i suoi discorsi”. Straordinaria la sintonia con Bergoglio anche sul documento programmatico del suo pontificato, l’Evangelii gaudium, che il Papa ha donato a Castro sottolineando che “questo è il testo dove ci sono alcune di quelle dichiarazioni che a lei piacciono”, precisando che nel documento ci sono “una parte religiosa e una sociale“. Ma è soprattutto la costante attenzione di Francesco per i poveri l’aspetto che costituisce la maggiore sintonia di azione e di pensiero tra i due leader.

Nella stretta di mano tra Raul Castro e Francesco oggi rivive la storica visita di Wojtyla a Cuba nel 1998, quando fu accolto da Fidel. Un viaggio che segnò il coronamento del pontificato del Papa venuto “da un Paese lontano”, dall’altra parte della cortina di ferro, la linea di confine europea tra la zona d’influenza statunitense e quella sovietica durante gli anni della Guerra fredda. Fu proprio Wojtyla a dare il colpo mortale al simbolo di quella divisione, come ha ricordato Francesco: “Nella caduta del Muro di Berlino san Giovanni Paolo II ebbe un ruolo da protagonista”. Bergoglio ha sottolineato, infatti, che il Muro, di cui è conservato un frammento nei Giardini vaticani, “è stato simbolo della divisione ideologica dell’Europa e del mondo intero” e che la sua “caduta avvenne all’improvviso, ma fu resa possibile dal lungo e faticoso impegno di tante persone che per questo hanno lottato, pregato e sofferto, alcune fino al sacrificio della vita”. Ora quello storico testimone è nelle mani di Francesco, il Papa che, come Wojtyla, sta abbattendo muri importanti.

Twitter: @FrancescoGrana