Nessuna lista. Nessuno è disponibile a candidarsi a sindaco di Platì, paesino della Locride in Aspromonte. Duemila abitanti per una cittadina che in provincia di Reggio Calabria è sinonimo di ‘ndrangheta. A parte una caserma dei carabinieri, lo Stato qui non esiste. Passata la stagione dei sequestri di persona degli anni 80, qui ad alzare il reddito di alcune famiglie ci sono cose che non si possono raccontare nelle dichiarazioni dei redditi. 

La politica, a queste latitudini, non c’è. I partiti non esistono se non quando devono chiedere i voti per le regionali. La legge è quella della famiglia Barbaro e delle altre cosche mafiose. Il 27 marzo 1985 la ‘ndrangheta ha ucciso il sindaco Domenico Demaio. Da allora non è cambiato nulla. Le amministrazioni comunali vengono sciolte per mafia. Negli ultimi 12 anni per tre volte la prefettura ha inviato i commissari che gestiscono l’ordinario. Passano diciotto mesi e si ritorna a votare. Poco dopo, di nuovo la prefettura segnala che i boss condizionano l’attività dell’amministrazione comunale e chiedono lo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Questa volta però è diverso. A fine maggio a Platì non si voterà. Non è stata presentata nessuna lista per le prossime elezioni comunali. La polemica riguarda il centrosinistra calabrese e, soprattutto, il Partito democratico di Renzi che, alle ultime regionali, è stato il più votato. La coalizione che ha sostenuto il governatore Mario Oliverio è arrivata al 77% dei voti mentre solo il Pd ha superato il 22%. Numeri che, in un Paese normale, avrebbero obbligato un partito a scendere in campo per dare un’alternativa a una cittadina dove i commissariamenti non hanno funzionato, una cittadina che non ha futuro se lasciata in mano a trafficanti di cocaina e famiglie mafiose.

“Tutti abbiamo paura di candidarci a sindaco perché altrimenti ci sciolgono di nuovo per mafia”. Cresciuto nel Fuan e un passato recente da sindaco (eletto due volte con il supporto di liste civiche), nel 2003 Francesco Mittiga è stato arrestato per mafia e poi assolto. L’anno scorso si è candidato per la terza volta ma non ha raggiunto il quorum. Cosa impossibile da queste parti dove un terzo dei residenti, di fatto, non vive più in Calabria.

“Soltanto perché a Platì c’è la mafia può essere soggetto alle infiltrazioni mafiose – aggiunge Mittiga – I partiti qui non sono mai esistiti. I politici regionali vengono qui solo a chiedere voti. E lo fanno di notte perché hanno paura”.

“In territori come questi – sottolinea il procuratore capo di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho – pensare che un ridotto periodo di commissariamento può restituire libertà è una prognosi troppo ottimistica”.

Fino a quando la lotta alla mafia sarà solo quella della magistratura e delle forze dell’ordine, per Platì non ci sarà speranza. Se non si comprende il ruolo dei partiti e delle altre istituzioni, non resta che abdicare alla ‘ndrangheta, capace di rigenerarsi dopo le maxi-operazioni della Direzione distrettuale antimafia. Lo dice chiaramente il procuratore Cafiero che punta il dito contro il lassismo della politica: “Quando avremo una politica che vuole essere protagonista della bonifica del territorio, la Calabria sarà liberata”.

Scoppiato il caso Platì, il segretario regionale del Pd Ernesto Magorno ha annunciato: “Mi candido io”. A ruota lo hanno seguito alcuni parlamentari, sempre del Partito Democratico, come Enza Bruno Bossio, disponibile a sostenere la lista guidata dal suo segretario che, nel corso dell’ultima assemblea regionale, ha annunciato l’intenzione del Pd di scendere in campo e, addirittura, di organizzare la festa della Repubblica proprio a Platì.

C’è solo un problema. Il passo avanti di Magorno è fuori tempo massimo. I termini per presentare le liste sono già scaduti e, alle comunali di fine maggio i cittadini di Platì non voteranno. I vertici del Partito democratico, però, erano stati informati per tempo. Lo aveva fatto la dirigente Maria Grazia Messineo che opera nella Locride e che da mesi segnalava il caso a Magorno (che è anche parlamentare e componente della commissione antimafia) e al segretario provinciale Sebi Romeo (che è anche consigliere regionale). Proprio a quest’ultimo, prima dell’assemblea tenuta a Vibo Valentia, aveva ribadito: “È scandaloso che non abbiamo presentato un nostro candidato”.