Le piu' belle foto del 2014 dell'agenzia Anadolu“Se fai quello che ti chiediamo, poi avrai cibo”: così si sarebbero sentiti rispondere alcuni bambini centrafricani che avevano avvicinato i soldati francesi della missione di peacekeeping per chiedere loro del cibo. Avevano dai nove agli undici anni, erano maschi e alcuni anche orfani. In seguito agli scontri in atto nel paese, vivevano come sfollati nell’aeroporto M’poko della capitale Bangui.

Cercavano cibo e si sono ritrovati abusati e sodomizzati. Le testimonianze di sei di loro, molto lucide e dettagliate, sono state raccolte e inserite in un dossier riservato. Ne è nato un piccolo “WikiLeaks” all’interno delle Nazioni Unite. Il rapporto strettamente confidenziale è stato reso pubblico da un funzionario di stanza a Ginevra, lo svedese Anders Kompass, che ha in maniera autonoma e non autorizzata deciso di divulgare il documento, dal titolo “Abusi sessuali su bambini da parte delle forze armate internazionali“, e lo ha fatto avere alle autorità francesi. Scelta che gli è costata la sospensione e il rischio licenziamento.

Secondo il Guardian, che ha reso pubblico il fatto, Kompass avrebbe agito davanti all’incapacità dell’Onu di metter fine agli abusi. I fatti documentati si sarebbero verificati dal dicembre 2013 al giugno 2014, nel quadro dell’operazione Sangaris dell’esercito francese su mandato Onu (poi sostituita dalla missione Onu denominata Minusca). Nel luglio 2014, Kompass passava il dossier alla magistratura francese, che si recava sul posto per ulteriori indagini. E mercoledì scorso l’inglese Guardian ha pubblicato la notizia, dopo aver avuto il rapporto dall’ong statunitense Aids-Free World.

Le accuse riguardano 14 militari francesi, non tutti identificati. Ma nel rapporto si parla anche di tre soldati ciadiani e due della Guinea Equatoriale. Paula Donovan, condirettrice di Aids-Free World, che ha visionato il rapporto, racconta con dettagli crudi le testimonianze dei bambini coinvolti. E mentre l’Unicef offre sostegno psicologico alle vittime, alcune talmente traumatizzate da aver abbandonato il campo per sfollati dopo gli abusi, monta la polemica internazionale.

Le autorità francesi, Hollande compreso, affermano che la giustizia sarà implacabile, se le violenze saranno confermate, e intanto inviano una lettera di pubblico ringraziamento a Kompass. L’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani (di cui Kompass fa parte) fatica a fronteggiare le accuse di aver voluto insabbiare l’inchiesta. La Svezia difende il suo connazionale che ha inviato il rapporto alle autorità francesi. E dal canto suo la magistratura centrafricana protesta formalmente per non esser stata nemmeno informata delle inchieste in corso. Tra accuse e rimpalli di responsabilità, serve ricordare che nel solo 2014 sono stati recensiti 79 casi di abusi sessuali commessi da caschi blu in missioni “di pace”, come attestato da un rapporto Onu, di cui uno su quattro commesso a danno di minori.

La maggior parte dei casi ha riguardato Haiti, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo. E parliamo solo dei casi documentati.