La storia è una delle tante nelle quali un’amministrazione comunale – in questo caso quella Capitolina del Sindaco Ignazio Marino – prova a frenare o, almeno, a rallentare l’avanzata del nuovo e della concorrenza a colpi di burocrazia, senza vietare alcunché ma, semplicemente, rendendo più difficile lavorare a chi si affaccia su un mercato che, sin qui, è stato “riserva di caccia” di pochi, non tanto e non sempre nell’interesse dei cittadini ed utenti ma spesso e volentieri nell’interesse di questa o di quella lobby.

Questa volta, però, l’iniziativa del Comune di Roma attraverso la quale l’amministrazione capitolina – non è dato sapere benché sia, naturalmente, legittimo sospettare, se spontaneamente o in modo etero-indotto dalla potente lobby dei tassisti – mira a tenere fuori dai confini del Comune gli autonoleggiatori autorizzati da altri Comuni limitrofi che, complice probabilmente il pervasivo diffondersi di Uber, sempre più spesso si spingono a lavorare nella capitale, non è passata inosservata ed ha attratto l’attenzione dell’Autorità Garante della concorrenza e del mercato che, con un provvedimento delle scorse settimane l’ha duramente censurata.

Ecco i fatti.

La Giunta Capitolina, con una serie di delibere, l’ultima delle quali di una manciata di settimane fa, dando interpretazione rigorosa, anacronistica ed estensiva ad una vecchia legge scritta quando il mondo dei trasporti pubblici era lontano anni luce dalle app per smartphone che si avviano a rivoluzionarlo, ha stabilito che gli autonoleggiatori con autorizzazione rilasciata da un Comune diverso da quello di Roma, prima di entrare in città, per ogni singola corsa, dovrebbero comunicare al Comune una lunga serie di dati ed informazioni relativi alla loro autorizzazione, al conducente e, soprattutto, al servizio che li spinge ad entrare in città ed addirittura ai dati del loro cliente ed alla tratta da questi percorsa.

Una serie di adempimenti burocratici che – scrive l’Authority del Presidente Pitruzzella nel proprio provvedimento appena pubblicato nel Bollettino Ufficiale – non appaiono strumentali a consentire al Comune di Roma alcun effettivo controllo nell’interesse dei trasportati mentre sembrano suscettibili di restringere sensibilmente la concorrenza nel settore del trasporto pubblico non di linea, ostacolando, di fatto, l’esercizio dell’attività per gli autonoleggiatori provenienti da aree limitrofe rispetto al territorio del Comune.

Ed eccole le conclusioni, chiare ed inequivoche, che l’Authority Antitrust ha messo nero su bianco nel provvedimento: “In conclusione, l’Autorità osserva che le disposizioni contenute nella Delibera risultano fortemente anticoncorrenziali laddove recependo e, in qualche misura, estendendo le previsioni restrittive contenute nell’art. 5-bis della legge n. 21/92 ostacolano la possibilità dei titolari di autorizzazione all’esercizio di Ncc rilasciate da altri Comuni di fornire i servizi di trasporto non di linea all’interno del Comune di Roma, in questo modo deprimendo l’offerta di servizi per i consumatori nel territorio comunale. L’Autorità auspica, pertanto, che il Comune in indirizzo ponga in essere le misure ritenute più opportune e adeguate a ripristinare corrette dinamiche concorrenziali, a partire dalla revoca ovvero dalla modifica della deliberazione sopra citata.”

Non c’è bisogno di sforzarsi di leggere tra le righe per capire che, nella sostanza – e fuori da ogni ingessatura stilistica figlia della natura istituzionale del provvedimento – l’Autorità Garante sta bacchettando il Sindaco di Roma e la sua Giunta di aver “piegato” una legge nata, per la verità parecchio tempo fa, per tutelare cittadini ed utenti a fini diversi ed anticoncorrenziali, utilizzando la burocrazia per frenare l’innovazione ed il progresso.

E’ un piccolo episodio – sfortunatamente come tanti che, invece sfuggono all’occhio dell’Antitrust e all’attenzione dei media – nei quali chi ha la responsabilità politica ed amministrativa di garantire e tutelare gli interessi dei cittadini – ivi incluso il diritto alla concorrenza, all’innovazione ed al futuro – sceglie di tradire tali compiti e funzione e fare gli interessi di pochi, piegando a tal scopo, Nostra Signora Burocrazia e, quindi, non vietando alcunché ma “sconsigliando” iniziative ed attività non gradite, facendole risultare troppo onerose sul piano degli adempimenti amministrativi.

Ve lo immaginate, nel 2015, un autista collegato a Uber, che subito dopo aver spolliciato sul proprio smartphone per accettare una corsa magari dall’aeroporto di Fiumicino – e quindi in un altro Comune – a Roma, deve fermarsi da qualche parte a compilare un modulo da trasmettere, via fax o posta elettronica certificata, al Comune di Roma, per informare il Sindaco che sta per varcare il confine del suo regno a bordo di una berlina nera?

Son cose che se non rischiassero – come ben scrive l’Antitrust – di distorcere la concorrenza e di privare cittadini, utenti ed imprenditori di importanti chance di crescita economica, meriterebbero semplicemente di essere seppellite sotto interminabili risate.