Un titolo azzeccato e un’attrice completamente nuda per un’ora su uno sgabello-trespolo possono portare in teatro folle oceaniche per ben tre stagioni? La risposta è evidentemente sì. Sfatiamo l’arcano sul cult La Merda: nome della piece provocatorio, carne in bella mostra che stuzzica fantasie; la miccia è innescata. Una sopravvalutazione, un fenomeno che si è montato a dismisura nel tempo prendendo le dimensioni dell’evento irrinunciabile con una lunga tournée italiana e mondiale che sfiora le 200 repliche.

Foto di Valeria Tomasulo
Foto di Valeria Tomasulo

Il testo, scritto per i 150 anni dell’Unità d’Italia, da Cristian Ceresoli (vari riconoscimenti al Fringe di Edimburgo ’12), soffre di un caotico e confusionario incastro di tessere che si sfaldano seguendo questa giovane donna che da una parte vuole tremendamente farcela nel mondo, avere un suo posto attraverso il riconoscimento sociale, e dall’altra, per paura, non riesce a dire no agli uomini che da lei cercano, trovandole, solo soddisfazioni sessuali. Meritocrazia versus nepotismo.

Conoscevamo già Silvia Gallerano come potente performer per le sue apparizioni con le milanesi Compagnia Dionisi, di rottura e politicamente scorrette. Cambia registri, voci, è poderosa ed energica con pochi gesti e con queste virtù maschera la babele drammaturgica che corre tra un padre patriottico destrorso, l’inno di Mameli cantato a più riprese e un vittimismo esplicito sulla non adeguatezza del proprio aspetto in questo mondo tutto esteriore. Volendo essere magnanimi potrebbe essere una sintesi tra Il corpo delle donne e il berlusconismo: fuori tempo massimo.

12 Maggio Vilnius; Giugno: San Paolo Brasile

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