L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo si dimette dopo aver ammesso in una lettera di aver falsato la contabilità. E il titolo crolla in Borsa. Ma la notizia è un falso, smentito poche ore dopo. Il comunicato sulle finte dimissioni di Carlo Messina era arrivato nel primo pomeriggio ad alcune redazioni, con il marchio di Intesa e un link a un sito internet “gemello” di quello di Cà de Sass (il cui dominio, quasi uguale a quello della banca, è già stato sospeso).

A rivendicare l’azione è un comunicato pubblicato sul Indymedia Piemonte, sito internet dell’area antagonista: “Intesa San Paolo”, si legge, “è la principale banca che finanzia la Tav e ci guadagna profitti succulenti; oggi, come tante volte in passato, ha pagato caro per questa partecipazione”. Sull’attendibilità della rivendicazione sono in corso però accertamenti. La sezione del sito è open publishing, e quindi senza controllo sui contenuti. “La Tav è ovunque. Chi vuole opporsi alla Tav lo può fare dappertutto; non occorre che vada in Piemonte. Anche con un sabotaggio dietro una tastiera, come in questo caso”, si legge ancora su Indymedia Piemonte.

A Piazza Affari il titolo, che fino a quel momento guadagnava circa il 2%, ha avuto un tonfo poco dopo le 16, arrivando a perdere fino all’1,86%, per riprendersi nel giro di qualche minuto e chiudere la seduta in progresso dell’1%. Il “falso”, rileva Ig Market, oltre ad aver fatto perdere circa “tre punti percentuali” a Intesa, ha avuto impatti anche sull’indice di Borsa che ha ceduto “circa 100 punti in 5 minuti”. Chi ha operato in quei minuti lo ha fatto su un terreno inquinato.

La Consob, allertata anche da Intesa, ha avviato accertamenti “per verificare un’ipotesi di abuso di mercato nella forma della manipolazione informativa”, mentre la banca, che ha bollato il comunicato come “totalmente falso e infondato”, ha “dato mandato ai responsabili della sicurezza informatica di acquisire tutti gli elementi utili alla identificazione di coloro i quali hanno concepito ed eseguito tale grave atto”, riservandosi di avviare “tutte le eventuali azioni giudiziarie a propria tutela”.

Non è la prima volta che qualche pirata informatico confeziona notizie false con gravi contraccolpi borsistici: nel 2007 toccò a Mediaset essere oggetto di un finto comunicato su un’istruttoria antitrust per abuso di posizione dominante della controllata Premium (l’autore, Andrea D’Ambra, venne sanzionato con 100 mila euro dalla Consob). Mentre lo scorso anno un finto comunicato di Astm riportava di un’inesistente indagine della Procura di Novara per concorso esterno in associazione mafiosa ai danni della società del gruppo Gavio e della collegata Itinera, impegnata nei lavori per la realizzazione della Tav.