Dopo un anno e mezzo di trattative e due scioperi nazionali, è stata siglata da Abi (in rappresentanza delle banche) e le otto sigle sindacali del credito l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl dei lavoratori bancari, che verrà sottoposto all’approvazione delle assemblee dei lavoratori.

Al di là delle regole di dettaglio, che sono state già commentate da fonti autorevoli, le parti più significative dell’ipotesi di accordo mi sembrano quelle relative alla disapplicazione del Jobs Act ed alla gestione dei consistenti esuberi annunciati.

Quali le idee su questi punti?

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Il timore delle parti sociali verso il Jobs Act

L’ipotesi di accordo evidenzia una chiara diffidenza verso il Jobs Act. Le parti sociali hanno, infatti, voluto ribadire con forza (anche se la cosa era implicita nelle regole dell’art. 2112 del codice civile) che non sarà in alcun modo possibile applicare ai lavoratori oggi in forza il Jobs Act e le sue “tutele crescenti”  in caso di riorganizzazioni o ristrutturazioni aziendali. Quindi, il lavoratore che subisca il passaggio da un’azienda creditizia ad un’altra (anche per cessione individuale o collettiva dei contratti di lavoro) sarà tutelato dalle vecchie regole, tra cui la possibile reintegrazione nel posto di lavoro.

Non è la prima volta che i sindacati manifestano la loro disapprovazione verso il Jobs Act, precisando in modo espresso che al licenziamento per motivi economici non sono applicabili le tutele crescenti. Il caso Novartis è certamente l’accordo che ha suscitato più scalpore, laddove prevede, come trattamento di miglior favore per i dipendenti di Alcon che passano in Novartis, la scelta dell’azienda “di non applicare comunque nei loro confronti le disposizioni del Decreto Legislativo (cosiddetto “contratto a tutele crescenti”)”.

Giuridicamente (come si è scritto) la regola non fa altro che richiamare l’applicazione di norme generali; politicamente il messaggio è però forte.

I sindacati, nel confronto con i propri iscritti non vogliono limitarsi a fornire rassicurazioni formali (“guarda che l’art. 2112 c.c. già ti tutela…”), ma devono munirsi di espresse manifestazioni di volontà dell’azienda che garantiscano la non applicazione delle tutele crescenti.

Ciò mi pare una chiara rappresentazione di come i sindacati (al di là delle dichiarazioni ufficiali) percepiscano la netta riduzione di tutele contenuta nel Jobs Act. Così anche i singoli lavoratori che, nelle trattative individuali, cercano di ottenere (come “benefit”) la disapplicazione delle tutele crescenti.

La gestione degli esuberi

L’ipotesi di rinnovo fornisce spunti anche sulla gestione dei consistenti esuberi annunciati nel settore del credito. Si pensi che per le sole banche popolari si parla di 20.000 persone (e, quindi, di altrettante famiglie) interessate da possibili licenziamenti.

Finalmente si prende atto che nella fase di transizione lavorativa, oltre al sostegno al reddito, è necessario concentrarsi sulle politiche attive per agevolare la ricollocazione del personale in esubero.

Quattro le mosse:
– è stata prevista l’istituzione di una piattaforma informatica per agevolare l’incontro tra domanda ed offerta nel settore bancario (dobbiamo però attendere i risultati dell’attività dell’ente bilaterale Enbicredito);
– vi è una (vaga) manifestazione di disponibilità delle aziende creditizie a “…valutare prioritariamente…”, all’atto della ricerca di nuovo personale da reclutare, i soggetti che hanno subito un recesso per motivi economici e che saranno inseriti nella piattaforma informatica;
– si utilizzerà il Fondo per l’Occupazione (alimentato con contributi dei singoli lavoratori) al fine di destinare alle aziende che assumono anche i lavoratori di cui al punto 2 un incentivo economico per i primi tre anni di Euro 2.500/anno;
– le attività del Fondo per l’Occupazione saranno coordinate con quelle del Fondo di Solidarietà istituito presso l’Inps (autofinanziato dai datori di lavoro e dai lavoratori del settore bancario) al fine di riconoscere non solo dei trattamenti di sostegno al reddito o di accompagnamento verso la pensione, ma anche iniziative di riqualificazione o riconversione professionale per agevolare il mantenimento del posto di lavoro.

Due, quindi, i messaggi fondamentali:
1. in un periodo di costante arretramento dello stato sociale e di riduzione delle forme pubbliche di aiuto, la solidarietà tra lavoratori è fondamentale. Il finanziamento da parte dei dipendenti del settore bancario di fondi per l’aiuto ai colleghi in transizione o in difficoltà è uno strumento di straordinaria efficacia e che dovrebbe essere preso a modello.
2. la formazione (uno dei miei pallini) è uno strumento prioritario da utilizzare al fine di evitare ogni tipo di licenziamento, che solo così diventa extrema ratio.