Venerdì il primo appuntamento: sciopero Unicobas, Anief, USB, Autoconvocati. Il 5 tutti gli altri sindacati scenderanno in piazza. Sono poi state confermate dai Cobas le date per la mobilitazione contro le prove Invalsi: 5, 6, 12. A questa importante presa di posizione dei lavoratori della scuola, lo “scoutino” della Ruota della Fortuna, con il consueto rispetto e cultura della storia e della democrazia di questo Paese, ha affermato: «Farebbe ridere, se non fosse un giorno triste, scioperare contro un governo che sta assumendo centomila insegnanti. Il più grande investimento fatto da un governo nella scuola italiana. Deve essere chiaro che noi non lasceremo la scuola ai sindacati, la scuola è delle famiglie e degli studenti. Se i sindacati fanno sciopero perché hanno paura che noi gli togliamo il diritto di fare quello che vogliono, fanno bene. Ma non dicano che lo fanno contro un governo che assume e che aumenta gli stipendi”. Dimostrando ancora una volta: a) che non ha alcun rispetto della scuola b) che non ha alcun rispetto della piazza c) che ha disprezzo per i lavoratori. Perché saranno loro a scendere in piazza; loro, a contratto bloccato da 6 anni – i 6 anni della peggiore crisi del dopoguerra – che rinunceranno ad una giornata più giornate  di salario; loro, ancora, a cui questo governo continua a propinare bugie, non ultima, grottesca, quella dell’aumento di stipendio. Leggere il ddl per credere.

La scuola, in ogni caso, non è né di famiglie, né di studenti, né di docenti: è uno strumento dell’interesse generale, un’istituzione dello Stato. Occhieggiare ai clientes non servirà: gli studenti e molte famiglie non sono con lui. Fare quello che vogliono i sindacati? Magari a loro converrebbe – se la logica miserabile fosse quella – provare a consentire al progetto di Renzi e del Pd: più funzionano gli organi collegiali e la scuola è democratica, meno i sindacati possono avere “potere”. Ed è per una scuola democratica, anche  basata sulla “equiordinazione” degli organi collegiali, che ci stiamo – tutti insieme – battendo.

Si tratta, non a caso, di atteggiamenti perfettamente coerenti e complementari, che si concretizzano nella sua visione dirigista dell’uomo unico al comando: nella scuola e nel Paese.

Completamente indifferente agli scioperi, al dissenso radicale della scuola su un ddl che ne sventra la conformazione costituzionale e ne accelera il processo di privatizzazione, alla mobilitazione che sta crescendo a dismisura nelle scuole, Renzi ha confermato il tour de force per l’approvazione della Buona Scuola contro il parere della scuola stessa: il testo sarà in prima lettura alla Camera entro il 10 maggio, poi esame al Senato e terza lettura a Montecitorio in tempi brevi. Il 5 maggio è stato considerato dal premier per un solo motivo, oltre che per gettar fango su sciopero, sindacati, lavoratori: entro quella data verrà inviata una lettera a tutti i docenti italiani per illustrare loro la riforma della scuola. C’è posta per noi. Il consiglio è quello di non continuare a dilapidare euro dei contribuenti: basta con le pagliacciate. Ne abbiamo fin sopra i capelli di slogan, nazareni e leopolde, demagogia comunicativa, verbose invenzioni di un ascolto e di un consenso che non sono mai esistiti.

Non sembrano averne altrettanto i cosiddetti dissidenti del Pd: le geremiadi di Civati, i tremori di Bersani, i silenzi di quanti – continuando a proclamarsi contro, dicono sì – sono imbarazzanti ed offensivi. La loro stucchevole melina è colpevole quanto l’autoritarismo dei più. A  maggioranza ed opposizione del partito-governo e del governo-partito il mondo della scuola chiederà ben presto il conto. Lo sappiano i circoli del Pd che stanno per essere mobilitati dal Giovane Capo per una giornata di informazione.

Ora ognuno deve fare la propria parte: docenti e studenti, adoperandosi affinché tutti gli scioperi riescano al meglio, con la consapevolezza che essi saranno solo l’inizio di un percorso presumibilmente lungo e faticoso, che dobbiamo sostenere con tutte le nostre forze, tutti – ma proprio tutti – insieme, per la difesa della scuola della Costituzione e dei diritti di studenti e lavoratori. I sindacati – tutti – che devono sapere che non accetteremo alcun compromesso: assunzione immediata dei precari a parità di diritti e doveri rispetto ai colleghi anziani; rigetto totale ed intransigente del resto del testo del ddl, inemendabile. I parlamentari dell’opposizione, dai quali attendiamo di rappresentare alla Camera e al Senato queste posizioni, affrontando la dura battaglia dell’ostruzionismo, senza se e senza ma. La società intera, che deve essere messa  in grado  di comprendere il dramma di questo ulteriore, ennesimo attacco alla democrazia.

Tenendo – tutti insieme – la barra ferma sugli artt. 3, 33 e 34 della Costituzione, che sono alla base della Lip-scuola (ora Ddl sia alla Camera che al Senato) scritta e sostenuta dal mondo della scuola.