Costava il triplo, dipendeva soltanto dal nostro Paese, ma probabilmente avrebbe salvato la vita ai 900 migranti affogati nelle acque del Canale di Sicilia. Nel day after della tragedia è soprattutto una la richiesta che arriva al governo italiano: tornare a Mare Nostrum, l’operazione militare varata il 18 ottobre 2013, quando a Palazzo Chigi c’era Enrico Letta, pochi giorni dopo la strage di Lampedusa, quando un barcone si inabissò facendo 366 vittime. Un anno d’attività, un costo pari a 114 milioni di euro (9 milioni e mezzo al mese) e Mare Nostrum – 150mila persone salvate – fu messa in soffitta, sostituita a partire dal primo novembre 2014 da Triton, l’operazione finanziata dall’agenzia europea Frontex con due milioni e novecentomila euro a mese. Una differenza tra le due missioni sottolineata anche dal procuratore di Catania, Giovanni Salvi: “Le modalità operative con le quali oggi la Marina Militare e le marine di altre nazioni europee nell’ambito dell’operazione Frontex e Triton si adoperano per salvare le vite dei migranti sono certamente, per loro stessa natura, meno efficaci anche dal punto di vista delle indagini di polizia giudiziaria rispetto all’operazione Mare Nostrum“. Il dispositivo attuale,”che si basa sull’intervento delle navi mercantili, può provocare un non adeguato intervento di soccorso”, ha detto ancora Salvi.

Dal 1° novembre scorso, giorno in cui entrò in funzione Triton, i morti nel mar Mediterraneo avrebbero superato, secondo dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, quota duemila in circa cinque mesi: nello stesso periodo dell’anno scorso, quando ancora era attiva Mare Nostrum, erano appena venti. Una differenza enorme, ed è per questo che oggi Unchr, Caritas, Medici Senza Frontiere, Fondazione Migrantes, Cei e Consiglio Italiano dei Rifugiati rivolge a Roma e Bruxelles un’unica richiesta: ripristinare Mare Nostrum, ed estenderla all’Europa.

“Non è che con l’operazione Mare nostrum nella vicenda di oggi sarebbe cambiato qualcosa: questo deve essere chiaro” ha detto domenica il premier Matteo Renzi. Parole in rotta di collisione rispetto alle dichiarazioni rilasciate appena un mese fa dal suo stesso ministro degli Esteri. “Non c’è dubbio – aveva detto Gentiloni – che nelle dimensioni Triton è un’operazione più ridotta rispetto a Mare Nostrum, che era un impegno notevolissimo”. Per colmare il gap, il portavoce del ministero dell’Interno tedesco Tobias Plate, ha spiegato che alla riunione dei ministri degli Esteri e degli Interni a Lussemburgo la Commissione Ue ha proposto di raddoppiare i finanziamenti per Triton. Il ministro Thomas de Maiziere ha precisato che Berlino “sostiene” la proposta. I ministri hanno anche discusso un piano di dieci punti proposto dall’esecutivo Ue per affrontare la crisi migratoria.

Le differenze tra Mare Nostrum e Triton sono molteplici: si va appunto dal costo (9,5 milioni di euro al mese contro 2.9 milioni), alle risorse utilizzate, fino agli obbiettivi. L’operazione varata dal governo Letta aveva come obbiettivi la “salvaguardia della vita in mare”, e l’arresto degli scafisti. Per questo motivo estendeva il suo raggio d’azione fin sotto le coste libiche, utilizzando la Marina Militare, la Guardia Costiera, l’Aeronautica e la Guardia di Finanza. Una nave anfibia (con capacità ospedaliere e di accoglienza dei naufraghi), corvette, pattugliatori ed elicotteri erano sempre presenti in tutta la fetta di mare che separa la Sicilia dell’Africa Subsahariana: alla fine in un anno di attività furono salvate circa 160mila persone.

In una situazione simile a quella di domenica notte, le forze di Mare Nostrum avrebbero utilizzato delle piccole lance, evitando di avvicinarsi con una grossa imbarcazione, per fare in modo appunto di scongiurare il rovesciamento del barcone con 950 migranti. Da novembre però si è deciso di smobilitare tutto, e affidarsi solamente a Triton, un’operazione già studiata dall’agenzia europea Frontex, ma che doveva soltanto affiancare Mare Nostrum, non sostituirla. Se non altro perché gli obiettivi delle due missioni sono molto diversi: Triton infatti punta a controllare le frontiere, non a salvaguardare la vita in mare, ed è per questo che 25 motovedette si muovono soltanto entro 30 miglia dalle coste italiane: per il resto le operazioni di soccorso sono affidate a mercantili, pescherecci e forze non specializzate. Un costo inferiore, e 6mila persone soccorse dal novembre scorso, mentre il numero di vittime sarebbe già a quota duemila. È per questo motivo che oggi da più fronti le dichiarazioni del premier sono finite sotto attacco. “Triton è inadeguata tanto a salvataggio che a lavoro identificazione scafisti: i mercantili non sono mezzi con capacità e addestramento per operazioni soccorso. Evidentemente Renzi non sa di cosa si stia parlando”, dice il deputato Sel Erasmo Palazzotto, rilanciando l’ultima denuncia del procuratore di Catania Giovanni Salvi. “A differenza di Mare nostrum, Triton non consente di avviare le indagini sulle navi della Marina militare al momento in cui vengono fatti salire i naufraghi, e questo rallenta e complica ulteriormente il lavoro di indagine allorquando i naufraghi vengono fatti sbarcare e destinati alle varie località, senza una organizzazione, senza una efficace pre-selezione, senza una attività di indagine che sia già in funzione” spiega il magistrato etneo, che ha aperto un fascicolo sulla strage di domenica notte.

“Questa operazione non è mai stata concepita per sostituire Mare Nostrum. Ciononostante stiamo lavorando ben oltre le nostre potenzialità, con il dispiegamento di forze che ci garantisce il budget di 3 milioni di euro al mese. Noi agiamo all’interno del mandato datoci dall’Europa: finché il nostro mandato resta offrire assistenza tecnica agli stati membri sul pattugliamento delle frontiere non ci si può aspettare di più”, denunciava nel febbraio scorso Izabella Cooper, portavoce di Frontex, dopo che l’ennesima traversata sul canale di Sicilia aveva inghiottito 29 migranti. E oggi che il mar Mediterraneo ha spezzato probabilmente 900 vite di esuli, l’impressione degli addetti ai lavori, a partire dalla portavoce Unhcr Carlotta Sami, è che con Mare Nostrum il numero complessivo di vittime avrebbe potuto essere inferiore.

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