Il naufragio di oggi a 60 miglia a nord della Libia, in cui si ipotizza abbiano perso la vita 700 migranti, sarebbe così la strage più grave dal dopoguerra che si è verificata nel Canale di Sicilia, peggiore anche della strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013, che fece 366 morti e 20 dispersi. Lo scorso febbraio i morti erano stati oltre 200 e i dispersi 100.

Prima di queste ultime, la tragedia più nefasta tra quelle accertate – perché molte nel Canale di Sicilia hanno avuto un bilancio di vittime rimasto imprecisato – era la cosiddetta strage della notte di Natale del 1996: in un tragico tentativo di sbarco al largo di Capo Passero, persero la vita 283 clandestini tra pakistani indiani e cingalesi Tamil. Erano stipati su un mercantile che trasportava circa 450 immigrati. Il cargo si fermò tra Malta e la Sicilia, in attesa dell’arrivo di un’imbarcazione più piccola sulla quale trasbordare i migranti che dovevano raggiungere le coste siracusane.

I disastri legati nel mar Mediterraneo negli ultimi 20 anni
Il 7 marzo 2002: più di 50 curdi scompaiono in un naufragio vicino alle coste siciliane, il 20 giugno 2003 50 persone muoiono e 159 scompaiono nell’affondamento di un barcone di fronte alla costa tunisina, il 31 marzo 2009: almeno 214 migranti scompaiono in un naufragio nelle acque libiche, il 14 marzo 2011: tra 40 e 60 persone muoiono quando il barcone su cui viaggiano si capovolge al largo della Tunisia, tra il 22 e il 27 marzo 2011: due imbarcazioni scompaiono mentre tentano di raggiungere le coste italiane, vi viaggiavano 335 e 160 persone, il 29 e 30 marzo 2011: secondo il quotidiano britannico The Guardian, 61 migranti muoiono quando le unità europee e della Nato ignorano le richieste di soccorso. La Nato nega il fatto, il 6 aprile 2011: 250 persone scompaiono quando il barcone su cui si trovano si ribalta al largo dell’isola di Lampedusa, si salvano circa 50; il 6 maggio 2011: una imbarcazione sovraccarica affonda al largo della Libia, vi si trovano 600 persone di cui se ne salvano soltanto 130, il 2 giugno 2011: tra 200 e 270 persone scompaiono al largo della costa tunisina, mentre tentano di fuggire dal conflitto in Libia.

Il 9 luglio 2012: 54 migranti muoiono per disidratazione nel viaggio dalla Libia verso l’Italia, il 3 ottobre 2013: 360 persone muoiono nel naufragio del barcone con cui viaggiano verso Lampedusa; l’11 ottobre 2013: 50 morti per il ribaltamento di un gommone al largo di Lampedusa; l’11 maggio 2014: i cadaveri di almeno 40 migranti sono recuperati di fronte alla cittadina libica di al-Garbuli, in Libia, il 2 luglio 2014: 75 migranti scompaiono mentre tentano di raggiungere le coste italiane; il 24 settembre 2014: la Marina italiana scopre i cadaveri di 18 migranti in un gommone alla deriva a sud di Lampedusa; il 26 agosto 2014: la Marina italiana trova 24 cadaveri a sud della costa dell’isola di Lampedusa, il 31 agosto 2014: la Guardia costiera tunisina recupera i corpi senza vita di 41 persone annegate vicino alla costa di Ben Guerdan, il 5 dicembre 2014: la Guardia costiera italiana recupera i cadaveri di 18 migranti in un gommone su cui si viaggiavano 76 persone, nel canale di Sicilia; l’11 febbraio 2015: almeno 300 migranti partiti dalla Libia muoiono nel canale di Sicilia, 29 di loro per ipotermia, gli altri per naufragi, il 13 aprile 2015: 400 migranti scompaiono nel naufragio di una imbarcazione di fronte alla Libia.