Porte divelte e campo picconato in più punti. E poi scritte sull’erba e sugli spalti contro società e giocatori. In un raid notturno gli ultras del Varese hanno devastato lo stadio Franco Ossola. Gravi i danni allo storico impianto di Masnago, tanto da costringere al rinvio della partita di Serie B tra i biancorossi e l’Avellino. “Stiamo facendo tutto il possibile”, aveva twittato il presidente della Lega Serie B Andrea Abodi rispondendo a un tifoso della squadra irpina che chiedeva “fateci giocare, abbiamo percorso 900 chilometri per cosa?”. Ma la corsa contro il tempo è stata inutile e non si giocherà, almeno oggi. “Ci siamo già attivati per riuscire a giocare domani. E’ un disastro, una vera azione vandalica – afferma il presidente del Varese Pierpaolo Cassarà – Volevano una giornata nera? L’hanno avuta. Ma torneremo più forti di prima. Questi atti infamanti possono essere condannati in un solo modo: giocando. E infatti giocheremo. Poi possiamo vincere o perdere, come nella logica dello sport”.

Video tratto da Youtube VareseSport

Cassarà è tra gli obbiettivi della contestazione dei tifosi. Presidente della società da poco più di un mese, è subito finito nel mirino della curva, che non crede al suo piano di rilancio. E non è la prima volta che gli ultras rivolgono messaggi pesanti nei suoi confronti: “Ho paura dopo quello che è successo? Macché. Non mi convinceranno così a lasciare. Se loro mi danno una ragione sportiva per andarmene lo faccio. Ma il raid notturno non è un’espressione dello sport – dice a ilfattoquotidiano.it – Si tratta di vilipendio al calcio e ai suoi valori. Questi non sono i tifosi del Varese Calcio: sono delinquenti e neanche di grande livello, bassofondisti che spero siano beccati e abbiano la giusta punizione“.

Il drappello di ignoti – ma è chiara la matrice ultras – che si è introdotto nel Franco Ossola nel corso della notte ha segato le porte e picconato il terreno di gioco in più punti provocando seri danni. Poi ha imbrattato lo stesso campo e gli spalti con scritte contro la squadra, ultima in classifica e a un passo dalla retrocessione: “Non siete degni di onorare la nostra maglia”, “Finché non sparisce questa società, guerra sarà”, “Squadra e società via dalla città”, “Vogliamo gente vera, non vigliacchi. Varese merita rispetto”, “Laurenza come Schettino” e “Cassarà bla bla” sono le frasi che si leggono al centro del rettangolo di gioco e sulle tribune.

In mattinata gli agenti della squadra mobile e della Digos hanno acquisito le riprese dell’impianto di videosorveglianza per cercare di identificare i responsabili e in queste ore si sta cercando di rendere agibile il Franco Ossola per domani (molto dipenderà dai fornitori). Resta comunque il grave atto intimidatorio alla squadra e alla società, arrivato poche ore dopo l’aggressione fisica – ridimensionata dal club – ai giocatori del Cagliari in ritiro nel centro sportivo di Assemini, dove in mattinata è comparsa anche una scritta “Sputate sangue mercenari”. I fatti di Varese ricordano anche la macabra contestazione della curva dell’Ascoli nel maggio 2013: dopo sei sconfitte consecutive, gli ultras piantarono undici croci sul campo di allenamento dei bianconeri, in quel momento ultimi in classifica e aggrappati alla speranza di disputare i playout.