Pechino ha rivendicato la costruzione di isole artificiali e installazioni sia civili sia militari in una zona contesa del Mar Cinese Meridionale, affermando che tali progetti sono necessari per salvaguardare la propria sovranità.
La dichiarazione è arrivata la scorsa settimana, dopo le critiche espresse dagli Stati Uniti a seguito della pubblicazione online di immagini che mostrano l’ampliamento della “Mischief Reef”, nelle isole Spratly – che Pechino chiama “Nansha” – un arcipelago di oltre 750 isolette e scogli contesi anche da Vietnam, Filippine e, in forma più blanda, da Malaysia e Brunei.

La portavoce degli Esteri, Hua Chunying, ha detto che la Cina ha “diritti indiscutibili” sulle isole Spratly, e che si tratta semplicemente di “proteggere la sovranità nazionale del Paese e i diritti marittimi”. Ha inoltre affermato che i lavori in corso servono “a ottemperare agli obblighi internazionali in materia di ricerca e salvataggio, prevenzione delle catastrofi, ricerca oceanica, osservazione meteorologica, tutela dell’ambiente, sicurezza della navigazione e industria della pesca”.

Hua ha proseguito sostenendo che “alcuni Paesi” adottano da tempo due pesi e due misure nel giudicare i lavori di costruzione che sia la Cina sia altri contendenti stanno facendo alle “Nansha”. È chiaro il riferimento alla posizione Usa e ai cantieri messi in piedi anche da Taiwan, Malaysia e Vietnam. Dopo avere assistito perplesse alle mosse altrui, pure le Filippine hanno annunciato una ripresa dei lavori lo scorso 26 marzo. Manila ha peraltro chiesto fin dal 2013 un arbitrato internazionale all’Aia contro la “linea dei nove segmenti” (jiu duan xian) di Pechino. La Cina si è rifiutata di partecipare al caso e sostiene che la questione vada risolta bilateralmente.

Se le mire dei belligeranti si concentrano su giacimenti sottomarini, controllo delle rotte e diritti di pesca, la controversia delle Spratly nasce dalla storia coloniale. Il primo atto formale che le riguarda risale al 13 aprile 1930, quando la nave da guerra francese Malicieuse vi approdò sparando 21 colpi a salve di cannone per annetterle all’Indocina, davanti agli sguardi perplessi dei pochi pescatori che bazzicavano da quelle parti. Parigi temeva che il Giappone li precedesse, ma si dimenticò stranamente di depositare una documentazione ufficiale fino al 1933, quando lo fece su richiesta britannica.

Appresa a quel punto la notizia, il governo nazionalista cinese si infuriò, senza avere peraltro ben chiaro di quali isole si stesse parlando. Nanchino tendeva a confonderle con le Paracelse (anche loro contese, ma 500 chilometri più a nord-ovest). Che le “ragioni storiche” con cui Pechino rivendica oggi gli arcipelaghi siano difficili da sostenere è confermato dal fatto che la “mappa dell’umiliazione nazionale”, disegnata dalla società cartografica di Shanghai nel 1916, include Hong Kong e Taiwan ma ignora del tutto le isole del Mar Cinese Meridionale. Solo nel 1947 la Cina produsse una mappa che includeva sia Spratly sia Paracelse, documento che oggi sostiene pure le rivendicazioni di Taiwan (nel 1933, ad annessione francese avvenuta, una commissione governativa stilò invece una semplice lista dei presunti possedimenti cinesi, che includeva 96 tra isole, isolette, ma anche scogli e secche nell’area delle “Nansha”).

A complicare il tutto, va detto che in linea teorica pure la Francia potrebbe rientrare oggi tra i pretendenti all’arcipelago, visto che dopo quella balzana annessione del 1930 non vi ha mai formalmente rinunciato. Più che in continuità con l’Indocina francese, il Vietnam sostiene invece le proprie ragioni producendo documenti che dimostrerebbero il proprio dominio su Spratly e Paracelse fin dal 17esimo secolo, ai tempi della dinastia Nguyen (1558-1783), quando le due flottiglie Hoang Sa e Bac Hai vi esercitavano un dominio di fatto. Le Filippine, da parte loro, rivendicano l’arcipelago per prossimità territoriale.

Nelle isole del Mar Cinese Meridionale, l’ultimo conflitto “vero” risale a oltre un quarto di secolo fa. I cinesi, che avevano già sottratto al Vietnam le Paracelse nel 1974 – uccidendo oltre 70 marinai di Hanoi – si scontrarono di nuovo con i dirimpettai nel 1988 per le Spratly; anche in questo caso i vietnamiti ebbero la peggio, perdendo circa 60 uomini.

di Gabriele Battaglia