La partecipazione dei lavoratori in Italia di Fiat Chrysler ai profitti dell’azienda “cancella il ruolo del sindacato riducendolo a spettatore notarile” e “finge una partecipazione dei lavoratori ai destini aziendali su cui invece non hanno alcuna possibilità di parola”. Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, interviene duramente contro il nuovo sistema retributivo comunicato dall’amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne.

Secondo quanto annunciato, sono previsti due elementi addizionali al salario base: un bonus annuale e un elemento variabile. Con il nuovo sistema retributivo, quindi, un operaio specializzato potrà ricevere un premio tra i 1.400 e i 1.900 euro annui tra il 2015 e il 2017 e di 2.800 nel 2018. E la cifra aumenterà in caso di performance aziendali superiori alle attese.

Una proposta che è stata sottoscritta da Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Quadri in un verbale d’intesa con Fca. L’azienda, poi, fa notare che la rapidità dell’accordo dimostra “la bontà di quanto proposto” e “la qualità dei rapporti con i sindacati firmatari che hanno seguito questo percorso”.

Per Landini, però, il bonus variabile cancella definitivamente gli aumenti in paga base e, ironizza, avvia un sistema ‘effettivamente’ rivoluzionario nelle relazioni industriali “in cui l’azienda decide unilateralmente e i sindacati compiacenti aderiscono alla proposta”. Il leader della Fiom ricorda inoltre Marchionne ha presentato la nuova politica salariale davanti a Cisl e Uil, in un incontro “a cui non è stata invitata la Fiom nonostante la richiesta indirizzata da tempo all’azienda di un confronto sulle questioni normative e salariali”.

“E’ la fine del contratto nazionale” – La nuova politica salariale, prosegue Landini, “che determina un salario completamente variabile”, chiude così il cerchio sul contratto nazionale decretandone la fine: “Ogni variazione salariale sarà decisa dalla direzione aziendale sulla base di parametri stabiliti dalla stessa Fca-Cnh e che ancora non si conoscono se non per titoli molto generici, produttività, qualità, redditività. Di fatto perciò – continua – siamo alla conclusione di un percorso che cancella il contratto nazionale: c’era il contratto nazionale e la contrattazione aziendale, con questo sistema ci sarà un solo livello. E tutto questo al di fuori e contro l’accordo Confindustria-Sindacati che confermava i due livelli contrattuali”. “In questo caso Fim e Uilm accettando questo sistema legittimano le aziende che vogliono uscire dal contratto nazionale”, accusa ancora Landini.

Un sistema che per la Fiom impedirà ai lavoratori Fca di colmare quel ‘gap’ salariale che denunciano rispetto al contratto collettivo nazionale stipulato con Federmeccanica: “A oggi i lavoratori Fca e Cnh hanno una paga base inferiore ai lavoratori cui si applica il contratto Federmeccanica: un operaio di terzo livello Fca-Cnh guadagna mediamente 750 euro lordi annui di meno di un suo pari livello di un’altra fabbrica metalmeccanica. Questo divario non sarà più colmato e lo stipendio base fissato nel 2011 dal contratto specifico Fiat non sarà più aumentato”, dice ancora quantificando in 90 euro negli ultimi due anni la perdita salariale già realizzata. L’operazione Marchionne, dunque, in una parola, per Landini ha di fatto sostituito gli aumenti contrattuali in paga base con un bonus che “normalmente viene contrattato e distribuito ai lavoratori, con quantità anche superiori a quelle annunciate per Fca“.

L’incremento retributivo annunciato da Marchionne, per Landini sarà dunque “pagato pesantemente dai lavoratori“. Se infatti, prosegue, “per i non addetti ai lavori il nuovo sistema può apparire come un fatto straordinario per i lavoratori significa che le ferie, i permessi, la tredicesima, le indennità di turno, lo straordinario, il tfr, rimangono congelati e lo saranno per sempre insieme alla paga base su cui vengono calcolati”. Non solo. La Fiom avanza anche il ‘dubbio’ che la rivoluzione di Marchionne sia legata “anche alla presenza sul posto di lavoro, facendo perdere qualunque autonomia e libertà alle lavoratrici e ai lavoratori e mettendo in gioco anche diritti fondamentali come la salute e la malattia“. A questo punto, osserva Landini, “ci sembra chiaro cosa vuole l’azienda, molto meno gli altri sindacati, vista la cancellazione di ogni ruolo contrattuale e la subordinazione alle decisioni unilaterali aziendali che un simile sistema comporta”.