E così abbiamo trovato anche chi vorrebbe rientrare alla scuola Diaz. In questa infelice vicenda va dato atto all’onestà di questa persona che, a differenza di molti suoi colleghi poliziotti, non si nasconde e non mente, ma anzi, esprime con serenità le sue intenzioni. Queste ultime sono ovviamente orribili, però hanno il pregio di essere riuscite a far emergere una verità, o quanto meno un’intenzione, che per molto tempo si è solamente respirata.

Dopo quattordici anni gli stessi che allora entrarono nella Diaz per massacrare persone inermi, continuano a giustificare il loro intervento nonostante vi siano ricostruzioni, documentazioni e condanne anche a livello europeo.

Ogni volta che emergono queste vicende, mi sento sgomento. Non riesco ad afferrare l’impulso che spinge questi individui a fare dichiarazioni del genere, mi sfugge. E ogni volta mi dico che peggio di così non potrà mai essere, invece non c’è mai una fine.

Nel 2001 avevo 18 anni, dovevo andare al G8, mi feci male a una caviglia durante una partita di calcio e non potei andare. Non so se fu la mia fortuna. Vedere questo fiume di persone che veniva massacrata di botte per il solo fatto di essere lì, ha profondamente scolpito qualcosa dentro di me, tra le tante, in definitiva, credo sia rimasta una forte diffidenza verso le forze dell’ordine. Diffidenza che è stata confermata non so più quante volte negli ultimi quattordici anni, basta solo pensare a tutti gli omicidi di Stato perpetuati dalle forze dell’ordine.

E nonostante appunto le condanne, si continua a fare finta di niente. Soprattutto questo Stato, che ha bisogno delle sentenze a livello europeo per riuscire ad ammettere una scomoda verità, cioè che la tortura è stata fatta e che rimane, tutt’oggi, priva di una legge che la condanni.

Il G8 a Genova è stato uno spartiacque totale nella mia percezione di quella che semplificando può essere chiama violenza di Stato. È stato il palesarsi dell’impunità se solo obbedisci ai comandi, se solo non alzi la testa, se solo non crei il dissenso. Un’operazione studiata nei minimi dettagli per demotivare e infine stroncare sul nascere ogni forma di riorganizzazione dal basso che prevedesse l’idea di un modo diverso. Ma, come sempre succede, la storia lo insegna, ad ogni grande repressione corrisponde un’altrettanta risposta che, in questo caso (come in molti altri), è data dalla conservazione della memoria e dall’avere ben chiaro che cos’è stato il G8 a Genova nel 2001: 20 luglio omicidio Carlo Giuliani, 21 luglio i Fatti della Diaz e dal 21 luglio, e nei giorni seguenti, le torture alla caserma di Bolzaneto. Tre giorni che nessuno dovrebbe mai dimenticare per avere ben chiaro che cos’ha rappresentato in quel breve e straziante lasso di tempo l’azione dell’apparato repressivo dello Stato.

Alla luce di questo, le dichiarazioni del poliziotto a cui sopra accennavo, personalmente, lasciano molta amarezza. Amarezza e rabbia, perché niente continua ad essere ricordato in modo corretto.

E che adesso l’abbiano sospeso non cambia di nulla, anzi, per assurdo Tortosa, come lui stesso ha dichiarato, è stata la vittima sacrificale, visto che i dirigenti sono stati salvati o addirittura premiati, come De Gennaro ora a capo di Finmeccanica (e nel 2001 a capo della Polizia).

In definitiva, a questo caro Fabio Tortosa, posso solo rispondergli come gli ha risposto un mio contatto su FB, e cioè che la prossima “volta ti aspetteremmo svegli, stai sicuro”.