Sono sedici gli arresti nati delle indagini sugli scontri, lo scorso 18 gennaio a Cremona, tra attivisti del centro sociale Dordoni e militanti di Casapound, che hanno portato al ferimento dell’esponente del Dordoni Emilio Visigalli, colpito da una sprangata e poi con calci e pugni fino ad entrare in coma. I reati contestati sono rissa aggravata e tentato omicidio. Due arresti con custodia in carcere tra esponenti di estrema destra (il leader e già candidato sindaco alle ultime elezioni comunali Gianluca Galli e Guido Taglietti, entrambi per tentato omicidio) e due appartenenti al centro sociale (Alberto Birzi e Michele Arena, rissa aggravata).

Gli altri 12 (7 di estrema destra e 5 del Dordoni) sono attualmente ai domiciliari, sempre per rissa aggravata, tra loro lo stesso Visigalli. Nella notte l’esecuzione dei provvedimenti disposti dal gip Pierpaolo Beluzzi su richiesta del pm Laura Patelli, dopo le indagini della polizia grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali (una cimice pure nella stanza dell’ospedale dove era ricoverato Visigalli). Strumenti che hanno permesso d’identificare praticamente tutti i partecipanti alla rissa, oltre che raccogliere numerosi elementi per identificare gli autori del pestaggio.

“Visigalli è stato oggetto – spiega il procuratore capo Roberto di Martino – di percosse anche mentre si trovava a terra”. “Una rissa, quella sera – ha aggiunto il capo della squadra mobile Nicola Lelario – durata due-tre minuti al massimo. Un’azione fulminea”. A un certo punto quando Visigalli si trova a terra – è la ricostruzione dei fatti nel dettaglio – per permetterne i soccorsi è stato utilizzato un estintore per disperdere la folla. Approfittando della scarsa visibilità si è potuto aiutare l’attivista e chiamare i sanitari. Altri particolari sulla ricostruzione dei fatti li ha dati il procuratore, che ribalta la versione finora accreditata: “Non c’è stata alcuna aggressione da parte di Casapound, ma semmai è avvenuto il contrario. Il Dordoni ha dato il via alle violenze. E i filmati ci hanno consentito di ribaltare la storia dei fatti che i media hanno dato in queste settimane. Casapound, dal canto suo, ha certamente accettato la sfida”.

Ci sono stati episodi che hanno preceduto i fatti del 18 gennaio, hanno detto gli inquirenti, come l’apposizione del logo di Casapound sul portone del centro sociale. “Anche questo potrebbe avere scatenato ciò che poi è successo”. Ancora di Martino, che ha parlato di un fatto nuovo per Cremona: “La nostra non è soltanto la città del torrone, purtroppo. Auspico quindi che ci sia un potenziamento delle forze dell’ordine, le quali hanno affrontato sì la questione nel migliore dei modi, ma sempre col fiatone”.

“Siamo ancora in attesa delle risultanze della perizia medico legale – ha detto il procuratore – che potrebbe portarci a valutazioni diverse o a confermare l’ipotesi del tentato omicidio. Ma il quadro è già sufficientemente chiaro”.

Solidarietà “ai compagni arrestati” è stata espressa dal Dordoni: “Le misure repressive sono giustificate con la possibilità di reiterare il reato anche in vista delle manifestazioni del 25 aprile a Cremona e del Primo maggio a Milano (apertura di Expo, ndr). Are, Alberto, Emilio, Gian, Roma, Jonny, Pippo liberi subito. L’antifascismo non si arresta”.