Nelle ore calde delle trattative finali con i creditori internazionali, Atene torna alla carica con le riparazioni di guerra. Questa volta, però, presenta pure una stima al millimetro del conto per la Germania: 278,7 miliardi di euro. A tanto ammonterebbe secondo la Grecia il risarcimento che Berlino dovrebbe versare per chiudere la partita dei danni di guerra causati dall’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale. Secondo il governo tedesco, però, il problema è stato risolto legalmente anni fa. Berlino, riporta la Bbc che ha dato la notizia, aveva pagato un risarcimento di 115 milioni di marchi ad Atene nel 1960. Una cifra che secondo la Grecia, però, non ha coperto le spese per le infrastrutture danneggiate, i crimini di guerra e un prestito di 10,3 miliardi che i nazisti avrebbero costretto la Banca di Grecia a erogare durante l’occupazione.

“La Grecia ha calcolato ufficialmente ciò che la Germania deve per le atrocità naziste e i saccheggi effettuati negli anni Quaranta”, ha detto Madras. Pronta la risposta di Berlino con il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel che rispedisce al mittente le sue pretese: “Francamente lo trovo stupido le rivendicazioni per il passato non hanno nulla a che fare con gli aiuti finanziari per la crisi. Questo dibattito non porta la stabilizzazione della Grecia di un millimetro avanti”. Tanto più che proprio martedì da Bruxelles trapela che le misure dell’ultima lista di Atene stanno andando “nella direzione sbagliata” in quanto “non sono abbastanza mirate ai più vulnerabili” e così “aprono la porta anche ad altri beneficiari”. E ancora: “Non ci sono stati molti sviluppi sulla lista in queste settimane e ci sono molte domande senza risposta”.

La sovrapposizione delle due questioni, del resto, non è nuova. Nel mese di marzo Alexis Tsipras aveva già sollevato la questione dei danni di guerra con Angela Merkel, in occasione del loro incontro a Berlino. “Il governo greco lavorerà per onorare pienamente i suoi obblighi. Ma, allo stesso tempo, lavorerà affinché tutti gli obblighi non assolti nei confronti della Grecia e del popolo greco siano soddisfatti”, aveva detto il primo ministro greco affermando che la richiesta di riparazioni di guerra alla Germania aveva carattere morale: “Non la stiamo collegando alle attuali discussioni sulla crisi europea, alla posizione della Grecia nell’eurozona né alla necessità di trovare rapidamente una soluzione per andare avanti. È soprattutto una questione morale e non materiale”. Per il cancelliere, però, “l’argomento delle riparazioni di guerra è chiuso”.

Nei giorni seguenti un nuovo comunicato greco – del ministro della Giustizia Nikos Paraskevopoulos – aveva smentito le voci secondo cui il governo di Atene avrebbe avuto l’intenzione di confiscare i beni tedeschi in Germania – e in particolare l’istituto Goethe – a titolo di risarcimento. Il riferimento era legato a un’eventuale attuazione forzosa della sentenza emessa nel 2000 dall’Areios Pagos – il tribunale supremo della Grecia – che prevedeva la confisca dei beni tedeschi in territorio greco quale risarcimento dei parenti delle vittime dei nazisti a Distomo, dove il 10 giugno 1944 le SS uccisero 218 persone in una rappresaglia successiva a un attacco di partigiani.

Le autorità tedesche hanno sempre respinto le richieste di riparazioni sostenendo di avere rispettato i propri obblighi, pur non avendo mai pagato veri e propri risarcimenti generali di guerra. Precedenti stime quantificavano i danni subiti dalla Grecia durante la Seconda guerra mondiale in 160 miliardi di euro. La nuova cifra è nettamente superiore e molto vicina all’intero debito pubblico di Atene, stimato da alcuni analisti in 320 miliardi di euro.