Arriva Pasqua e puntualmente esce la campagna di Animal Equality (ormai è il terzo anno consecutivo) per invitare tutti a non mangiare carne d’agnello come vuole l’usanza secolare. Le cifre parlano chiaro: per la santa ricorrenza vengono trucidati oltre 800mila innocenti agnellini dopo essere stati separati dalle madri e sottoposti ai peggiori maltrattamenti. Ammassati e poi ammazzati. La campagna 2015 è stata realizzata in collaborazione con Thegreenplace, un rifugio per gli animali liberati dallo sfruttamento.

Animal-Equality

Essenziale l’impianto che vede protagonisti Lina ed Elvis due agnellini appena salvati dal loro destino infame, arrivati presso il rifugio Thegreenplace. Sono ritratti in braccio a noti personaggi della cultura e dello spettacolo: Daniela Poggi, Claudia Zanella, Anna Ammirati, Daniela Martani, Loredana Cannata, Diana Del Bufalo, Maria Grazia Capulli, Giovanni Baglioni, Lodovica Mairè Rogati, Alessandra Celletti, Nunzio Fabrizio, Nora Lux, Cristian Stelluti. Ottima la headline: “A Pasqua fai un sacrificio. Non uccidermi”, e la sub-head: “Il vero peccato è portare un agnello a tavola”.

Una sola domanda: perché? Perché questo accorato appello soltanto a Pasqua quando i romani, ad esempio, trasgrediscono tutto l’anno con l’abbacchio alla scottadito? Provate a togliere l’abbacchio ai romani e scoppia la rivoluzione. E se volessimo poi estendere la questione ‘politica’ a tutti gli altri animaletti, che dire della quantità di hamburger consumata dai giovani che affollano McDonald’s e Burger King sette giorni su sette? E dei wurstel consumati insieme alla birra nei pub di ogni dove? E delle bisteccone divorate nelle Steak house?

Questo scrupolo animalista suona un po’ strano. Ancor di più se si considera che è circoscritto soltanto al nostro mondo: 800mila agnelli sono una goccia nell’oceano rispetto agli oltre 100 milioni di animali che nel mondo musulmano vengono sacrificati ai primi di ottobre, in occasione della festa di Eid al-Adha, sgozzandoli ritualmente davanti ai bambini. Qualche voce di dissenso vegetariano in Medio Oriente ci sarebbe pure, ma è ancora troppo debole. I nostri coraggiosi animalisti, però, si guardano bene dal criticare l’Islam. Meglio fare gli ipocriti a casa propria. Una volta l’anno.