Già lo sapevo, ma proprio ieri ne ho avuto la conferma. La corruzione è irrottamabile ed endemica, scivola come sabbia dal livello più basso fino ad arrivare alla classe politica. Si adeguano al sistema della mazzetta anche i concierge d’albergo, cinquestelle e non solo, del centro di Milano. Nessuno escluso. Hanno un loro tariffario, quando consigliano e prenotano un ristorante ai clienti dell’albergo. Da bravi contabili conservano i nomi nel loro “guest relation book” e a fine mese, puntuali come un usuraio, vanno dal ristoratore, si fanno invitare a mangiare, ovviamente gratis, e riscuotono cash la loro “commissione” che in gergo si chiama cagnotta: 10 euro a cliente, già lievitata a 15 con Expo. Me lo ho raccontato proprio un ristoratore che mi ha chiesto l’anonimato. E io pago, per dirla alla Totò. Voto zero spaccato.

Anticipazione Design Week. Con la ricerca che conduce lontano e guarda al di là delle sbarre. E così un carcere può anche essere un vivaio di talenti. I primi a crederci sono l’ong Liveinslums e lo studio Actant Visuelle, che insieme hanno progettato Bolle-Bollate una collezione di oggetti che sappia confrontarsi con i limiti dello spazio di una cella. Il risultato sono mensole in legno realizzate tutte a incastro, visto che in carcere non si possono utilizzare chiodi. Convocati design di fama come Martino Gamper, Cini Boeri e Zanellato/Bortolotto. Il progetto ha un’estensione presso il ristorante “28 Posti”, zona dei Navigli, dove lavorano da apprendi-cuochi detenuti che beneficiano dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario. Sempre meglio dell’alienante catena di montaggio, dove solitamente i detenuti vengono inseriti a martellare tondini. Qui, invece, gli si costruisce un futuro per quando avranno finito di scontare la pena.

Bilancio Expo. Manca un mese e sono in ritardo tre cantieri su quattro. Raddoppiati operai e turni di lavoro e parte l’operazione camouflage: come nascondere le parti tecniche non finite. Voto 2.

Incontro a Napoli nel suo atelier affacciato sul lungomare Maurizio Marinella, aperto 7 giorni su 7, compreso la domenica, dalle 7 del mattino (per accogliere il Postale che arriva da Palermo) alle 8 di sera. “Non bisogna aspettare Expo per lavorare di più e fare i doppi turni”, sorride Maurizio. A lui non piace avere il fiato corto e la cravatta Marinella con il logo Expo stampato su una bella seta blu è partita e consegnata. Almeno al Padiglione Italia, in cemento biodinamico e vetrate asimettriche, qualcosa di pronto è già arrivato.

Ha fatto salti mortali, in una settimana ha consegnato il progetto, e in dieci giorni, tempo record, il ristorante Mudec è bello e finito. Il designer Fabio Rotella si guarda intorno soddisfatto fra mogano, marmi e separè metalizzati. Lo chef Pasquale Frigoli, 28 anni, magro come un chiodo (ottimo biglietto da visita, la sua è una cucina che non fa ingrassare) è della squadra del bistrot Giacomo e dell’Arengario  altra garanzia). Come Filippo Tota, creativo gourmet e food selector di squisitezze del Sud come la passata di pomodorini gialli e di peschiole sotto aceto. Il ristorante Mudec fa parte del nuovo spazio multifunzionale “Museo delle Culture” di via Tortona che ha inaugurato la mostra “Africa terra degli spiriti”, sempre in odore di Expo. Corro e l’indomani trovo il museo già sbarrato alle 19.30. Che senso ha aprire un ristorante con tutti i crismi nel museo senza prolungare l’orario delle mostre? Voto 4+
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