scuola-alunniTutti gli anni la stessa storia. Nei giorni a seguito della festa del papà o all’approssimarsi della festa della mamma c’è sempre qualche scuola che passa alla cronaca per aver abolito la tradizione dalle aule. Stavolta è accaduto alla scuola dell’infanzia comunale “Contardo Ferrini” a Roma. A prendere la decisione di non fare cravattine di carta o fermacarte per i padri; rose o disegni amorevoli per la mamma, è stato persino il collegio docenti con tanto di delibera: “Il collegio docenti decide di non festeggiare la festa della mamma né del papà a causa dei continui cambiamenti della famiglia, ma di evidenziare altre feste”. Immediata la reazione dei genitori. Ai parenti dei bambini non è proprio piaciuta questa decisione: vogliono almeno la festa della mamma (chissà perché dei papà no?!). Una decisione presa, secondo i vertici della scuola, nel rispetto delle famiglie allargate e dei bambini rimasti orfani dei genitori. Motivazioni che non hanno soddisfatto gli agguerriti mamme e papà che son pronti a tutto pur di riavere la loro festa.

Ora, non sono genitore, faccio pertanto fatica a intuire la disperazione di queste mamme e di questi papà che d’ora in poi dovranno fare a meno del dono portato a casa da scuola. Chi non ha tra noi, un papillon di carta, un portacarte, un portacenere fatto dal suo bambino in classe? E quale mamma non ha archiviato un portaritratti, una rosa di cartapesta preparata con tanto amore dal suo bimbo? Da decenni collezioniamo nelle nostre case queste suppellettili che scaldano il cuore. L’errore di questa iniziativa presa dalla scuola dell’infanzia di Roma sta nelle motivazioni della delibera. A scuola non si va per fare i lavoretti per la mamma e i papà. Non è tra i compiti della scuola festeggiare le tradizioni. In classe si imparano l’italiano, la matematica, l’educazione civica, si diventa cittadini digitali, si impara la bellezza di una regione, la straordinaria civiltà romana o greca, l’arte ma non si va in aula per festeggiare la mamma e i papà.

Quello che finora è accaduto nella maggior parte delle scuole italiane è una tradizione ma come ogni usanza può finire. Non tanto per il rispetto alle famiglie allargate, alle famiglie omosessuali, a chi ha perso la mamma o il papà, a chi è ragazza madre e a tutte le altre tipologie famigliari ma per ripristinare il ruolo della scuola. Vale la pena ricordare la genesi della festa della mamma per esempio: risale al 1956, quando Raul Zaccari, senatore e sindaco di Bordighera, in collaborazione con Giacomo Pallanca, presidente dell’Ente Fiera del Fiore e della Pianta Ornamentale di Bordighera-Vallecrosia, prese l’iniziativa di celebrare la festa della mamma a Bordighera, la seconda domenica di maggio del 1956, al Teatro Zen; successivamente la festa si svolse al Palazzo del Parco.

L’anno successivo don Otello Migliosi parroco di Tordibetto di Assisi, in Umbria, pensò di celebrare la mamma non già nella sua veste sociale o biologica ma nel suo forte valore religioso, cristiano anzitutto ma anche interconfessionale, come terreno di incontro e di dialogo tra loro le varie culture. Il 18 dicembre 1958 Raul Zaccari insieme ai senatori Bellisario, Baldini, Restagno, Piasenti, Benedetti e Zannini, presentò al Senato della Repubblica un disegno di legge tendente ad ottenere l’istituzione della festa della mamma. L’iniziativa suscitò un dibattito in Senato, che si prolungò anche nell’anno successivo: alcuni senatori ritenevano “inopportuno che sentimenti così intimi siano oggetto di norma di legge e temevano che la celebrazione della festa potesse risolversi in una fiera di vanità. La festa comunque prese ugualmente campo in tutta Italia.

Nelle mie classi non ho mai festeggiato nessun 19 marzo e nessuna mamma per un giorno: non è mai successo che qualche mio alunno ci restasse male o qualche genitore si lamentasse. Chi ritiene di voler celebrare queste feste lo può fare a casa sua. Nessuno lo potrà impedire. Chi pensa invece che le aule debbano continuare a essere luoghi dove celebrare ogni tradizione forse dovrebbe preoccuparsi non tanto dell’abolizione di queste feste ma della mancanza di personal computer, della difficoltà a fare educazione fisica in spazi angusti, della mancata formazione dei suoi insegnanti, della difficoltà a fare un viaggio d’istruzione per i tagli fatti alle scuole in questi anni.