Forse arrivo un po’ in ritardo. In questi giorni già tutti i critici si sono espressi sull’argomento. Ma dopo averne letti molti, e soprattutto Delbecchi che è il più bravo di tutti, mi sembra resti qualcosa da aggiungere sul grande tema del ritorno del Karaoke. Certo la coincidenza del remake di un programma del 1992, proprio mentre Sky ci propone un importante ripasso di quanto accadde in quell’anno fondamentale, è singolare e stimola domande non banali. Per esempio: cosa ha inciso di più sull’evoluzione della nostra società? L’azione purificatrice del pool di Milano o l’avvento sui teleschermi del Karaoke? La reazione popolare all’attentato a Falcone o le strategie di Publitalia? Di Pietro o Fiorello?

Ma nell’attesa di avere risposte a questi problemi importanti, torniamo all’attualità e al nuovo karaoke di Italia 1. Tanto per evitare fraintendimenti, dico subito che non amo per nulla la produzione Mediaset. Su quelle reti non vedo una fiction decente da non so quanti anni, trovo disgustosi i programmi di Maria De Filippi, trogloditico il ritorno dell’Isola dei famosi e ognuno può immaginare cosa penso dell’infotainment di Barbara d’Urso. Ma forse proprio per quella legge che si dice dei grandi numeri, per lo stesso motivo per cui anche l’attaccante più brocco una volta azzecca la partita della vita e mette dentro tre gol, anche a Mediaset ogni tanto possono tirar fuori qualcosa di gradevole. E il nuovo Karaoke mi pare rientri in questa categoria. Certo Pintus non è Fiorello e forse non lo diventerà, anche perché di Fiorello ne nasce uno ogni  cento anni e quindi bisogna aspettare ancora. Ma ci sono almeno due buoni motivi per godersi lo spettacolo.

Il primo, per chi, come me, ama i programmi di canzonette, è la gara di canto, il suo ritmo, l’alternarsi degli interpreti, bravi e meno bravi. E’ vero, come ha scritto Nanni Delbecchi su questo giornale, che in un’era dominata dai talent, il rischio per il Karaoke è quello di prendersi gli scarti degli scarti degli altri talent. Tuttavia, per me questo talent anche di basso livello ma in cui si va dritti al dunque, alla “cantata”, è molto più divertente di quelle rassegne di talentuosi interpreti di cui, prima che arrivino a una frettolosa esibizione, devi sorbirti la patetica storia familiare, le selezioni, il rapporto con il coach e poi anche la reazioni di tutto il parentame dopo che i giudici hanno letto il dispositivo della sentenza. L’altra sera dalla piazza di Treviso tre perfetti sconosciuti, di cui non sentiremo mai più parlare, hanno improvvisato una versione di My Way che da sola vale tutti i talent della stagione.

E qui arriviamo al secondo motivo per cui vale la pena di vedere il Karaoke: la piazza, lo spaccato di vita nazionale che ogni sera Italia 1 ci offre e che non conosciamo mai abbastanza. Perché non so a voi, ma a me queste piazze di provincia, piene di gente comune, sia pure con qualche scivolata nel folkloristico, sembrano vere, autentiche, sociologicamente interessanti, rappresentative del tessuto sociale e del vissuto dell’Italia di oggi. Molto più delle piazze che ci mostrano altri programmi. Di quelli di Del Debbio certamente, ma forse anche di quelli di Paragone e di Santoro.