Terribile solitudine, preziosa solitudine. Brodo primordiale di ogni nostro respiro. Liquido amniotico dell’assoluto. Vittorio è un pensionato siciliano che vive in solitudine in un appartamento elegante come il suo sorriso. Mi ha confidato che a volte gli sembra di impazzire di solitudine, e allora scende a fare il giro dell’isolato, ma l’isolato è eco di un’altra solitudine: quella della città.

I suoi amici o sono morti o si sono inventati una morte personale non uscendo più di casa. Solitudine, specchio incarnito. Maledizione ontologica. Come fuggire dalla solitudine se anche l’universo è solitudine di galassie lontanissime? Due anni fa un pappagallino è volato in casa di Vittorio attraverso la finestra e si è posato sui cuscini. Solitudine, mostro terribile, mostro gravido, con il feto della noia nelle viscere, è bastato un pappagallino per sconfiggerti? Per allentare la tua morsa spietata? Per disorientare la tua mira infallibile?

Vittorio e Sonny sono diventati inseparabili. Ora c’è una leggerezza alata nella solitudine di Vittorio, un tocco esotico, un amico granivoro che si nutre di semi, e la notte dell’Essere si è tinta di verde e rosso, e forse fa meno paura. Un pappagallino di nome Sonny si è posato sulla solitudine di Vittorio, combattono fianco a fianco, è una lotta di trincea, una lotta spietata, ci sono ricordi carnivori, fantasmi di donne, ci sono laceranti attese, e contorcimenti meccanici nei quadranti degli orologi, ci sono figli mai nati, c’è la polvere che grida sotto il tappeto, ci sono clessidre di vertebre, gabbie toraciche, c’è il dolore che attanaglia la schiena, ma c’è un guizzo tropicale nella vita di Vittorio: un pappagallino che non teme la morte.

Aforisma del giorno:

Sono una persona gentile, se incontro un incubo
sul mio cammino gli dico: “Anche tu sei un sogno”.