La consegna delle lettere a giorni alterni non s’ha da fare. La Commissione europea si mette di traverso rispetto al piano industriale dell’amministratore delegato di Poste italiane Francesco Caio, che per rimettere in sesto i conti in vista della privatizzazione del gruppo intende da un lato chiudere 455 sportelli, dall’altro aumentare le tariffe e ridurre la frequenza dei recapiti sul 25% del territorio nazionale. Con il risultato che 15 milioni di italiani riceverebbero la posta un giorno sì e uno no.

Sabato l’Agcom, in un documento ora sottoposto a consultazione pubblica, ha decretato che il rialzo dei prezzi ipotizzato da Caio è eccessivo. Ma ha dato un sostanziale via libera, con la sola astensione del consigliere Antonio Preto, al taglio delle consegne. Repubblica rivela però che venerdì la Commissione Ue ha inviato all’authority un documento in cui mette in dubbio la legalità dell’operazione. Ventilando il rischio dell’apertura di una procedura di infrazione.

Bruxelles ricorda che il servizio di posta universale, cioè quello che “garantisce una consegna all’abitazione o alla sede di ogni persona naturale o giuridica ogni giorno lavorativo”, è un obbligo. Confermato dalla direttiva europea sui servizi postali del 2008. Nonostante le comunicazioni elettroniche abbiano in gran parte soppiantato quelle cartacee, infatti, il recapito delle lettere è ancora ritenuto necessario per assicurare “il diritto alla comunicazione tra cittadini e la coesione sociale e territoriale”. Le deroghe consentite sono limitate e devono essere giustificate da “circostanze o situazioni geografiche eccezionali“. Inammissibile invece una “eccezione ampia e generalizzata” come quella immaginata da Caio.

La missiva, scrive il quotidiano di Largo Fochetti, si chiude con la richiesta all’autorità guidata da Angelo Cardani di inviare all’esecutivo europeo “una valutazione più dettagliata delle circostanze che potrebbero giustificare queste eccezioni”. In caso contrario, il progetto sarà bloccato d’imperio con l’ennesima procedura per violazione di normative comunitarie.