Dopo l’immancabile trailer mediatico (stavolta non da Vespa come Lupi, ma sulle pagine di Wired), le dimissioni formali.

Oggi la signora Alessandra Poggiani, @La_Pippi per i suoi affezionati followers di Twitter, lascia la direzione dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Selezionata tra oltre 150 candidati (il cui curriculum pur sostanzioso non è valso nemmeno una convocazione per un colloquio, “ferma restando la discrezionalità dell’autorità competente nella scelta del candidato più idoneo allo svolgimento dell’incarico”), al suo insediamento ha subito fatto parlare di sé. Le solite malelingue hanno disquisito sul suo percorso scolastico culminato – dopo il mancato completamento del Dams di Bologna – in un bachelor non troppo tecnico in Scienze della Comunicazione in un istituto universitario straniero privato, la Metropolitan University London, e sulla cui effettiva validità ed equipollenza la perfidia di alcuni ha insinuato qualche dubbio.

Qualche giorno fa, dopo mesi di silenzio, una fugace apparizione per annunciare l’avvio della fatturazione elettronica e l’inizio di una nuova fase destinata a cambiare l’Italia. Poi l’addio, lamentando – contraddittoria ironia della sorte – che è “impossibile cambiare”.

E così abbandona, accomiatandosi con un significativo “Il 90% delle cose che vengono raccontate non sono vere, il 7 sono presunte e forse solo un 3% è costituito da fatti” a dispetto della concretezza dichiarata qualche giorno prima.

Ma non c’è problema. In Italia abbiamo addirittura l’associazione dei Digital Champions, a cui chiunque può liberamente candidarsi…

E a proposito di candidature, è contestuale alle dimissioni dall’Agenzia quella della versatile signora Poggiani alle prossime Regionali del Veneto che già twitta: “voglio solo provare a ridare alla mia città quello che posso. Il resto è fuffa”.

Stavolta la parola toccherà agli elettori, che ci si augura facciano tutte quelle valutazioni che sono state omesse da chi avrebbe avuto il dovere di farle al momento della pur insindacabile selezione per l’AgID.

L’auspicio è che almeno chi si accosta alle urne non scelga un amico, uno simpatico, uno che gli ha promesso qualcosa, ma indirizzi il suo voto a chi – anche senza twittare – sia davvero capace di fare il bene della collettività.

@Umberto_Rapetto