Cari Domenico Dolce e Stefano Gabbana, premetto che sono una vostra ammiratrice e ho sempre apprezzato il vostro estro e le vostre creazioni che hanno contribuito a rendere ancora più famoso il Made in Italy in tutto il mondo e mai mi sognerei di sposare la campagna di Elton John che aveva proposto di boicottarvi senza peraltro pensare al danno enorme che una simile iniziativa avrebbe causato a tutti i lavoratori della vostra azienda.

Ma proprio perché vi stimo, pur rispettando le vostre legittime convinzioni, vorrei farvi alcune domande in merito alle dichiarazioni che avete rilasciato al settimanale Panorama dove avete difeso a spada tratta la famiglia composta da padre, madre e figli con tanto di copertina su cui campeggia la vostra foto e la scritta “Viva la famiglia tradizionale“.

Vorrei chiedere in particolare a Domenico, cosa intendi per figli della chimica, bambini “sintetici” come li hai definiti riferendoti alla pratica dell’utero in affitto, pratica che è illegale in Italia ma non lo è in altri Paesi come l’Ucraina, la Russia, gli Usa, l’India, la Grecia, il Regno Unito? Se per sintetici intendi non naturali puoi spiegarmi cosa c’è di naturale in una donna che a 25, 30, 35 anni è costretta a sottoporsi all’asportazione dell’utero per via di un cancro o di un’endometriosi grave?

Sabato 28 marzo sarò presente ad un incontro che si terrà all’Ospedale Sant’Orsola di Bologna in qualità di testimonial dell’associazione Arianne per la cura e la prevenzione dell’endometriosi in occasione della Seconda giornata mondiale contro l’endometriosi e si affronterà proprio il tema dell’isterectomia con tutte le conseguenze fisiche e psicologiche che una donna deve subire in seguito ad un intervento così invasivo ma necessario per salvarle la vita. Sono sicura che incontrerò, come sempre avviene in questi casi, molte donne che, già messe a dura prova dalla vita, non accettano di rassegnarsi e di dover rinunciare al desiderio di diventare madri e non comprendono perché qualcuno debba sentirsi in dovere di condannare la scelta di quelle che tra loro decideranno di ricorrere alla maternità surrogata.

Caro Domenico, nella stessa intervista affermi che “oggi neanche gli psichiatri sono pronti ad affrontare gli effetti di queste sperimentazioni”. Vorrei chiederti come fai ad essere così sicuro che il fatto di essere nati in modo “naturale” ci preservi dalla possibilità di ammalarci di nevrosi o di altri disturbi mentali? Lo stesso dicasi per quei bambini che vengono adottati da una coppia gay o nascono grazie alla maternità surrogata e crescono in una famiglia omosessuale: perché dovrebbero avere più problemi di quanti ne possano avere gli altri bambini? Le incognite ci sono e gli imprevisti non risparmiano nessuno ma a distribuire incognite e imprevisti è la vita stessa e non il fatto di essere stati allevati dai propri genitori biologici. Persino l’orientamento sessuale, secondo la maggior parte degli addetti ai lavori, non può essere minimamente condizionato dal fatto di essere stati cresciuti da due genitori dello stesso sesso o di sesso diverso.

Un’ultima domanda mi piacerebbe rivolgerla ad entrambi dato che nel 2005 vi siete fatti fotografare sulla copertina di Vanity Fair circondati da neonati con un titolo che non lasciava spazio a dubbi: “Il desiderio di essere padri”. Un desiderio legittimo per tante coppie eterosessuali ma anche omosessuali che non hanno compreso la vostra ultima intervista. Che cos’è che vi ha fatto cambiare idea così radicalmente? Confido in una vostra risposta.

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