L’utero in affitto non è reato per i giudici del Tribunale di Milano. Lo scorso 9 febbraio il gup di Bologna aveva prosciolto due genitori dall’accusa di aver falsificato il certificato di nascita del bimbo nato nel 2013 in Ucraina. E oggi i giudici milanesi hanno assolto una coppia di genitori che erano imputati per “alterazione di stato” per la trascrizione dell’atto di nascita dei loro due gemelli nati, quattro anni fa, con fecondazione assistita di tipo eterologo con maternità surrogata sempre in Ucraina.

In particolare, accogliendo la richiesta del difensore della coppia, l’avvocato Ezio Menzione, la quinta sezione penale, presieduta da Annamaria Gatto, ha prosciolto gli imputati perché “il fatto non sussiste“. Anche il pm di Milano Luisa Baima Bollone aveva chiesto l’assoluzione della coppia, ma aveva formulato la richiesta di trasmissione al pm per gli affari civili della Procura degli atti del procedimento per “l’eventuale annullamento della trascrizione dell’atto di nascita” ucraino in Italia. Il collegio, però, ha decretato il proscioglimento degli imputati dall’accusa, senza disporre alcuna trasmissione per la dichiarazione di nullità dell’atto (le motivazioni della sentenza saranno depositate tra 90 giorni).

Già nell’aprile 2014 una coppia era stata assolta dal Tribunale milanese per un altro caso di utero in affitto in Ucraina. E sempre un anno fa circa con rito abbreviato a Milano erano stati assolti due coniugi dall’accusa di alterazione di stato, ma condannati per false dichiarazioni. A Brescia, invece, nel novembre 2013 due genitori sono stati condannati a 5 anni per alterazione di stato. Lo scorso 12 novembre però la Cassazione aveva dato in affido il bambino nato da una donna che aveva “affittato” il suo utero.

I due coniugi milanesi, imputati davanti alla Vsezione, quattro anni fa erano andati a Kiev e là, attraverso una maternità surrogata, avevano avuto due gemelli. Il problema dal punto di vista penale si è posto, come in altri casi, quando i due genitori all’ambasciata italiana in Ucraina hanno chiesto la trascrizione dell’atto di nascita redatto dall’ufficiale civile ucraino indicando di essere padre e madre dei due gemelli. Per il pm, però, come spiegato nella requisitoria, “il fatto che l’atto di nascita non sia trascrivibile nei registri italiani non vuol dire che l’atto sia falso o provenga da illecito, ossia si può essere genitori in Ucraina, senza esserlo in Italia”.

In realtà, poi, come ha chiarito il difensore nell’arringa, “i miei assistiti si sono recati in ambasciata a testa alta, hanno detto ciò che avevano compiuto in Ucraina in base alle leggi di quel Paese e che non si poteva compiere in Italia (la maternità surrogata, ndr) e lo hanno ammesso con chiarezza, a differenza di ciò che è capitato in altri casi”. Con il dispositivo della sentenza, inoltre, i giudici non hanno sollevato alcun profilo di nullità in merito alla trascrizione dell’atto di nascita in Italia.