Uno era il padre, l’altro era il figlio. Oggi sia Roberto Formigoni che Maurizio Lupi sono stati travolti dagli scandali per appalti e favori. Con le dimissioni di Maurizio Lupi da ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti finisce definitivamente la stagione di Comunione e Liberazione. Non è un caso che il primo a difendere il ministro dimissionario sia proprio il Celeste, l’uomo con cui ha diviso una carriera politica e con cui ha regnato in Lombardia per più di venti anni: “Il gesto di Lupi non è dovuto. Lui non è indagato. Quello di Maurizio è un grande gesto di responsabilità, che guarda al bene del Paese. Essendo il responsabile dello Sblocca Italia non vuole bloccare l’Italia”.

Del resto il rapporto è stato più che un sodalizio. Ma un vero e proprio dominio fondato sulla potenza elettorale di Comunione e Liberazione. Il primo, Formigoni, è stato governatore per due lustri, collezionando indagini per corruzione, ed è stato costretto a dimettersi anticipatamente da governatore in seguito a una inchiesta giudiziaria che ha visto coinvolti i vertici della Regione. L’altro, Lupi, è stato uomo ombra del Celeste, e in una seconda fase l’emissario del “formigonismo” nella Capitale. E una volta che Formigoni ha ceduto il passo, Maurizio Lupi è subentrato e ha raccolto l’eredità. Insomma, il bacino di consenso che si ramificava in tutto il nord.

Dopo le dimissioni, Ncd perde ulteriormente peso all’interno dell’esecutivo e nelle prossime ore, come spiega Formigoni alfattoquotidiano.it, “ci riuniremo e vedremo cosa fare”. Anche se, continua l’attuale senatore di Ncd, “noi vogliamo rendere fruttuosa questa legislatura”. D’altronde al Ncd non conviene alzare lo scontro con Renzi. I sondaggi non sono affatto favorevoli, e l’inchiesta della Procura di Firenze indebolisce ancor di più l’immagine del partito. Però nonostante tutto Formigoni non si arrende e rilancia: “La prima cosa che mi viene in mente sono i quattro sottosegretari del Pd rinviati a giudizio, e un sindaco sempre del Pd condannato in primo grado. Il garantismo di Renzi è a correnti alternate”.

Anche se Lupi si appresta a dimettersi i nodi per Matteo Renzi rimangono. A chiedere una riflessione più profonda è Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio, che al fattoquotidiano.it spiega: “Il problema non è l’interim o chi andrà a fare il ministro. Ma far sì che all’interno dei palazzi  nessuno delle persone presenti in quelle sette mila della pagine della Procura. Io lo scorso anno, attraverso il vostro giornale, avevo posto in occasione della vicenda Expo la necessità del ricambio, della rotazione dei dirigenti, della sostituzione di Incalza. A me interessano i 25 miliardi di gara di appalto che sono state condizionate”.