Dalle intercettazioni nell’inchiesta della Procura di Firenze sui grandi appalti, che ha portato a 51 indagati e a 4 arresti tra cui il supermanager Ercole Incalza e l’imprenditore Stefano Perotti, emergerebbe anche un caso politico: presunti favori (assunzione e il regalo di un orologio Rolex dal valore di oltre 10mila euro) al figlio di Maurizio Lupi, Ministro delle Infrastrutture. In una intercettazione agli atti nell’inchiesta, il Ministro al telefono con Ettore Incalza dice: “Deve venire a trovarti mio figlio”. Maurizio Lupi, però, respinge le accuse (e, per adesso, resta al suo posto): “Non ho mai fatto pressioni per mio figlio, non aveva necessità di sponsorizzazioni, si era già laureato con 110 e lode. E se mi fosse stato dato un orologio, non lo avrei mai accettato, non mi serve”. Mentre lui replica e il suo partito – il Nuovo Centrodestra – lo difende, il Partito Democratico, il partito del premier Matteo Renzi, gli chiede di rispondere in Aula. Lupi spiega ancora: “Non ho fatto nessun gesto sbagliato o irresponsabile. Se sarà dimostrato il contrario, mi dimetterò”. E mentre l’inchiesta va avanti, la politica fibrilla: che succederà adesso? Lupi resterà al governo o verrà sfiduciato?
Ospiti della puntata: il senatore Ncd Roberto Formigoni, l’ex pm di Mani Pulite Antonio Di Pietro, l’ex deputato e dirigente industriale Chicco Testa e il costruttore Riccardo Fusi.

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Santoro: “Il caso Lupi è uno schiaffo in faccia a tanti giovani neolaureati”
Editoriale di apertura di Michele Santoro, che esordisce sulle note di “Adesso tu” di Eros Ramazzotti, affrontando il caso di Maurizio Lupi: “Diceva il ministro Lupi: ‘Ma come, per un orologio regalato a mio figlio mi dovrei dimettere? Dov’è la colpa?’ La vicenda di Lupi è uno schiaffo in faccia a tanti giovani neolaureati. Il sistema sceglieva le opere, i sistema dettava i tempi della politica. L’orologio segnava la puntualità. Il potere non ce l’ha chi riceve gli orologi, ma chi li regala” (GUARDA IL VIDEO)

Bertazzoni e Lupi all’aeroporto: la difesa del ministro
Aeroporto di Fiumicino, ore 8 del mattino. Luca Bertazzoni pizzica il ministro Maurizio Lupi, al centro del ciclone dopo lo scandalo appalti sulle Grandi opere pubbliche, mentre è in partenza per la Milano dell’Expo. Pur non essendo indagato, il titolare delle Infrastrutture è accusato di aver chiesto aiuto a Ercole Incalza, storico dirigente del suo dicastero, e ad alcuni imprenditori suoi amici per trovare un lavoro al figlio Luca, laureato nel dicembre 2013 in Ingegneria. Davanti alle telecamere di Servizio Pubblico si difende: “Io non ho fatto pressioni per far assumere mio figlio. Per uno che ha studiato Ingegneria civile, quante possibilità ci sono di fare un lavoro che sia a contatto con le attività del ministero delle Infrastrutture?”. E riguardo all’ipotesi di sue dimissioni: “Perché dovrei? Renzi dice che è una decisione che spetta a me. Io mi assumo le mie responsabilità, l’ho sempre fatto” (GUARDA IL VIDEO)

Casadio a New York: ‘Luca Lupi lavora qui?’. ‘No’
Luca Lupi lavora davvero alla Skidmore Owings and Merrill, come assicura il ministro? Andrea Casadio si reca a New York allo studio d’architettura SOM, dove dovrebbe lavorare il figlio ingegnere di Lupi. Nelle sedi americane nessuno sa niente. Ma la verità è che il giovane ha svolto uno stage per 6 mesi, come precisa successivamente Michele Santoro (GUARDA IL VIDEO)

Formigoni: “Renzi non ha chiesto le dimissioni di Lupi”
“Lupi non è indagato. La magistratura dopo due anni non ritiene nemmeno che ci sia l’ipotesi di qualche reato da parte sua. Lupi con l’annuncio delle sue dimissioni ha fatto un atto non dovuto. Le sue dimissioni non erano dovute”. Sono le parole di Roberto Formigoni, che aggiunge: “Lupi si è dimesso perché non voleva rimanere lì passando per chi blocca le opere avendo in realtà portato avanti lo sblocca-Italia. La polemica politica, ingiusta, avrebbe portato un rallentamento dell’azione del governo. Renzi non gli ha chiesto le dimissioni, è stata una scelta di Lupi” (GUARDA IL VIDEO)

Di Pietro: “Chi dirigeva il ministero? Lupi o Incalza? Incalza”
“Chi dirigeva il ministero? Lupi o Incalza? Incalza!”. Lo afferma Antonio Di Pietro, che aggiunge: “Quando ero ministro delle Infrastrutture, ho incontrato Incalza, dopo averlo indagato per Mani Pulite”. L’ex magistrato spiega anche che quando c’era lui, le cose non fossero molto chiare, tanto che previde la rotazione dei dirigenti all’epoca (GUARDA IL VIDEO)

Lupi a Incalza: “Ti mando mio figlio Luca”
In studio viene ricostruita la telefonata tra Maurizio Lupi ed Incalza, durante la quale i due parlano del figlio del ministro Lupi. Il ministro telefona ad Ercole Incalza, capo della Struttura tecnica di missione che gestisce gli appalti delle Grandi opere pubbliche. Lupi a Incalza: “Se fra un quarto d’ora ti mando mio figlio che è venuto da Milano a Roma a fare due chiacchiere?”. Dopo la telefonata di Lupi, parte la catena di solidarietà per trovare un lavoro a Luca: Incalza telefona a Stefano Perotti, amico della famiglia Lupi e asso pigliatutto delle Grandi opere: è lui che regala a Luca un Rolex da 10mila euro (GUARDA IL VIDEO)

Testa: “Se chiedi un favore al vincitore di un appalto pubblico, ci sono rischi”
“Quando chiedi un piacere a uno che ha vinto un appalto pubblico – magari anche a fine di bene – il rischio è che quello ti chieda una mano per accelerare una variante”. Sono le parole di Chicco Testa, che spiega il sistema discutibile di vicinanze tra persone che ricoprono ruoli importanti (GUARDA IL VIDEO)

Fusi sul caso Lupi: “Le leggi non vengono applicate, ma interpretate”
“Le leggi non vengono applicate, ma interpretate. Il problema non è l’orologio, ma il sistema che permette di appaltare lavori a chi è stato deciso”. Sono le parole di Riccardo Fusi, uno dei primi dieci costruttori italiani. Ha preso una condanna a due anni per le presunte irregolarità legate all’appalto della caserma Marescialli di Firenze, uno dei grandi lavori previsti per il G8. E aggiunge: “Anche quando è stato ministro Di Pietro io non ho trovato differenze” (GUARDA IL VIDEO)

Travaglio: “Chiamarsi Lupi, che sfiga pazzesca”
“Stasera il delitto non è imperfetto, è imperfettissimo. Basta leggere le intercettazioni per sapere tutto dell’unica banda larga che funziona benissimo in Italia: quella delle opere pubbliche, anche perché sono tutte vecchie conoscenze”. Così Marco Travaglio esordisce nel suo editoriale, nel quale affronta il caso del ministro Lupi. “I colpevoli politici” – aggiunge – “sono non solo Lupi, ma anche Renzi, che aveva promesso di rottamare tutti. Ma Renzi come fa a chiedere a Lupi di dimettersi? Gli risponderebbero: ‘Senti chi parla’. Il manager Stefano Perotti ha regalato a Luca Lupi un Rolex per la laurea e poi un contratto di lavoro”. E spiega: “Chi è Perotti? Il socio di Incalza che dirige grandi opere per 25 miliardi con costi gonfiati al 40%. Nella villa di Perotti a Firenze è stato girato un famoso spot con Julia Roberts. Luca Lupi è un emigrante, un esule, un cervello in fuga. Il Lupetto col caschetto giallo lavora nel cantiere Eni di San Donato Milanese diretto da Perotti”. Il direttore de Il Fatto Quotidiano prosegue: “Fino a un anno fa Lupi aveva un badante: Luigi Grillo. Poi gliel’hanno arrestato a Milano per le mazzette Expo. L’altro badante del ministro, Ercole Incalza, sta a Lupi come Mogol stava a Lucio Battisti. Lupi, tra l’altro, sono due anni che si occupa di infrastrutture e non ha ancora capito una mazza”. Travaglio quindi racconta l’intercettazione della conversazione telefonica tra Lupi e Incalza, prima dell’intervista al Corriere. Nel finale, il direttore de Il Fatto Quotidiano rivolge un monito a Renzi (“potrebbe simbolicamente rinunciare a una opera inutile”) e aggiunge: “Quanti altri ministri incompetenti ci sono in questo governo? E quanti altri Incalza ci sono?” (GUARDA IL VIDEO)

Cantone: “Una legge su appalti serve di più delle intercettazioni contro la corruzione”
“Quanti Incalza ci sono in Italia? Tanti. Parliamoci chiaro: la corruzione in questo Paese ha caratteri endemici. Lei pensa che una malattia endemica si possa cambiare attraverso un’Autorità che opera con poteri amministrativi?”. A parlare è Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, intervistato da Sandro Ruotolo. Chiamato a commentare il recente scandalo degli appalti sulle Grandi opere pubbliche, dice: “Una legge ben scritta sugli appalti serve molto più di 2 milioni di intercettazioni. La legge Obiettivo del 2001 che concedeva il potere al direttore dei lavori di essere nominato dall’impresa è una legge criminogena”. E sul caso Lupi: “Di Incalza in Italia ce ne sono tanti. Al posto di Lupi mi sarei dimesso? Non credo mi ci sarei mai trovato” (GUARDA IL VIDEO)

“1992”, la fiction su Mani Pulite in onda su Sky Atlantic
La maxi-inchiesta “Mani Pulite” compie 23 anni e diventa fiction su Sky Atlantic con 1992 . In questo estratto, l’inizio di tutto: l’arresto del presidente del Pio Albergo Trivulzio di Milano Mario Chiesa e la scena dei soldi delle tangenti buttati nel water. Tra i protagonisti, c’è anche il pm Antonio Di Pietro, simbolo di Tangentopoli, qui interpretato da Antonio Gerardi (GUARDA IL VIDEO)

Burchi, presidente di Italferr: “Il figlio di Lupi in cantiere? Una marchetta”
In studio viene ricostruita la telefonata in cui Giulio Burchi, presidente di Italferr e concorrente di Perrotti, definisce una marchetta la pesenza in cantiere del figlio di Lupi (GUARDA IL VIDEO)

Di Pietro vs Fusi: “Perché non hai detto queste cose al pm?”
Polemica fibrillante in studio tra Riccardo Fusi e Antonio Di Pietro. Il costruttore osserva: “C’è un sistema e chi decide di starne fuori non lavora”. Di Pietro chiede: “Perché queste cose non le ha dette al pm?”. Fusi ribatte: “Le ho dette anche a lei e lei non ha fatto niente”. Di Pietro insiste: “Mi ha raccontato che ha dato mazzette?” (GUARDA IL VIDEO)

Antonio Gerardi: “Il mio Di Pietro”
In uscita a breve, “1992” racconta gli inizi della vicenda giudiziaria “Mani pulite”. In studio le impressioni e racconti di Antonio Gerardi e i suoi studi per interpretare Antonio di Pietro (GUARDA IL VIDEO)

Di Pietro: “Il mio 1992”
“Adesso non c’è più bisogno di pagare la mazzetta: su quei soldi ci pagano pure le tasse”. Lo afferma Antonio Di Pietro che spiega: “Quello che è stato Tangentopoli e Mani Pulite è stato molto più complesso dei sistemi corruttivi di oggi: adesso si scambiano favori in un sistema chiuso e commettono illeciti con metodi formalmente leciti” (GUARDA IL VIDEO)

Formigoni: “Io e Di Pietro collaborammo”
Roberto Formigoni racconta che lui ed Antonio di Pietro collaborarono quando l’ex pm era ministro. E aggiunge: “E’ necessario sistemare le regole che legiferano sugli appalti per permettere agli investitori stranieri di venire a costruire in Italia” (GUARDA IL VIDEO)

Dragoni: “La legge Obiettivo di Incalza”
Dragoni spiega la Legge Obiettivo, di cui Incalza è padre: “Incalza è il padre della legge Obiettivo del governo Berlusconi, uno sblocca-Italia per grandi opere. L’impresa che vince l’appalto realizza le opere e dirige i lavori: così il controllore dipende dal controllato. Secondo l’accusa, Incalza imponeva alle imprese vittoriose il direttore dei lavori, per lo più Stefano Perotti. In cambio Incalza garantiva il superamento degli ostacoli burocratici per ottenere i soldi”. E aggiunge: “Le indagini sono concentrate sulla società Green Field System, secondo i magistrati riconducibile a Perotti. Della Green Field è stato per anni consigliere di amministrazione Pacella, la spalla di Incalza al ministero. Secondo i magistrati Green Field tra il 1999 e il 2008 avrebbe versato a Incalza 697.800 euro. Le grandi opere che fine hanno fatto? Ne sono state ultimate solo l’8%. I costi di realizzazione? + 40%” (GUARDA IL VIDEO)

La conversazione tra la moglie di Stefano Perotti e il figlio
Ma chi è Stefano Perotti, l’asso pigliatutto delle Grandi opere? La moglie ne traccia un profilo molto preciso, parlando col figlio in questa ricostruzione in studio: “Papà è bravo, però ha avuto delle coincidenze fortunate di entrare nel mondo della politica grazie a suo padre”. Massimo Perotti, padre di Stefano, è stato dg dell’Anas. Poi è stato arrestato per Tangentopoli ma ne è uscito indenne (GUARDA IL VIDEO)


Renzoni: “Renzi si prenderà l’interim delle Infrastrutture”

“Lupi mollerà. A palazzo Chigi lo chiamano “dead man walking”. Renzi ha vinto costringendo Lupi alle dimissioni. E anche Alfano non ha difeso molto il suo ministro”. Sono le parole di Nazareno Renzoni, introdotto da Alessandro De Angelis che sottolinea: ” Renzi ha stravinto, ha piegato le resistenze di Lupi”. Renzoni aggiunge: “Chi andrà al ministero al posto di Lupi? Il rimpasto si farà dopo le elezioni regionali. Renzi si prenderà l’interim delle Infrastrutture. Ma potrebbe arrivare poi Cantone. Chi potrebbe dire di no a Cantone all’Infrastrutture? Magistrato dell’anticorruzione… Uno spot perfetto. A Silvio Berlusconi invece Lupi non è mai piaciuto: “E’ lui l’anima nera della scissione”, diceva”. E aggiunge: ” Ncd senza Lupi non esiste: Cl, i soldi, i voti, i gruppi. Quanto può durare un governo senza Lupi? La De Girolamo e Cicchitto non ne possono più di stare con Renzi. E Berlusconi li aspetta. “Alfano – ripete Berlusconi – non regge alle pressioni Renzi, cederà”. Poco male. Sai quanto conta Alfano?” (GUARDA IL VIDEO)

Testa: “La politica è debole, la burocrazia è forte”
“Ci vuole l’eliminazione totale del conflitto d’interessi. Bisogna eliminare gli arbitrati. Non si fa perché la politica è debole, la burocrazia è forte”. Lo afferma Chicco Testa, che spiega le logiche secondo le quali le imprese piccole rubano cose piccole e le imprese grandi rubano cose grandi (GUARDA IL VIDEO)

Lillo: “Il metodo Scajola è stato applicato anche a Incalza. Ma non si è dimesso”
Marco Lillo, firma de Il Fatto Quotidiano, già un anno fa aveva parlato del Sistema Incalza. E racconta di come Incalza sia a capo delle grandi Opere, nonostante sia stato preso con le mani nella marmellata diverse volte. E osserva: “Il metodo Scajola è stato applicato anche a Ercole Incalza. Ma lui non si è dimesso. Incalza non stava lì a caso: garantiva il sistema delle coop rosse legate al Pd e di quelle di Comunione e Liberazione” (GUARDA IL VIDEO)

Formigoni vs Lillo: “Cl non c’entra e non è così potente come dici”
Polemica rovente tra Marco Lillo e Roberto Formigoni, che insorge alle osservazioni del giornalista (“Incalza non stava lì a caso: garantiva il sistema delle coop rosse legate al Pd e di quelle di Cl”).Lillo menziona Franco Gallo, arrestato in questa indagine (GUARDA IL VIDEO)

La casa di Incalza
In studio viene ricostruita la vicenda relativa alla vendita della casa di via Gianturco, acquistata per poche centinaia di migliaia di euro da parte di Incalza (GUARDA IL VIDEO)

Di Pietro: “Incalza? Lo vogliono lasciare lì o spontaneamente e “spintaneamente””
“Incalza lo vogliono lasciare lì o spontaneamente e “spintaneamente”. Sono le parole di Antonio Di Pietro, che osserva: “Questo signore, se non viene tolto dal Ministero, è per due motivi: o è in grado di garantire tutta una serie di vantaggi oppure nasconde tanti di quei segreti che potrebbero far cadere l’Italia se venissero alla luce” (GUARDA IL VIDEO)

Fusi: “Chiamavo Verdini per proteggere l’Italia”. Travaglio: “Beata ingenuità”
“Conosco Verdini, siamo cresciuti insieme. Gli telefonavo non per avere raccomandazioni, ma per avere difesa”. Travaglio ironizza: “Sbagliava numero, allora. Verdini difende lo Stato? Beata ingenuità”. Fusi ribatte e spiega che la massoneria c’entra con gli appalti. Santoro osserva: “Insieme a mafia e ndrangheta” (GUARDA IL VIDEO)

Formigoni: “Con le dimissioni di Lupi Renzi non impacchetta Ncd”
“Con le dimissioni di Lupi Renzi non impacchetta Ncd. La formula di partecipazione nostra al governo dovrà essere discussa”. Lo afferma Roberto Formigoni, che aggiunge: “È sul tappeto l’ipotesi di un appoggio esterno del Ncd al governo. Renzi deve capire che questo governo non è monocolore. Ci sono 5 sottosegretari del governo sotto giudizio”. E menziona il caso De Luca (GUARDA IL VIDEO)

Il residence di Totti. E lui non risponde alle domande del giornalista
Servizio di Giuseppe Borrello, in cui si indaga sul legame fra la società immobiliare di Francesco Totti e Luca Odevaine, arrestato in Mafia Capitale. Le case popolari del Comune di Roma sono un miraggio. Per risolvere l’emergenza abitativa il Campidoglio paga alcuni residence per ospitare famiglie bisognose e immigrati. La gestione, però, è poco chiara: “Lo scorso anno il Comune ha speso oltre 40 milioni di euro per i residence. Con affidamenti diretti e senza graduatoria”. La proprietà di una di queste strutture è riconducibile a Francesco Totti, il calciatore simbolo della Roma. Le persone che vivono qui si lamentano: “In questo appartamento viviamo in dodici, in condizioni pietose. Mi vengogno a farvi vedere casa. Sono quasi sicura che Totti non sappia di questa situazione”. Intervistato, il Capitano non commenta e non risponde alle domande del giornalista sui rapporti con Luca Odevaine (GUARDA IL VIDEO)

Lillo: “Totti è un personaggio positivo”
Marco Lillo racconta l’emergenza abitativa del 2007 e lo scandalo che riguarda la giunta Veltroni. “È in questo contesto che va inserita la figura di Francesco Totti, che è un personaggio positivo” – puntualizza – “a Roma si sa che fa beneficenza”. E ricorda: “Luca Odevaine era il braccio destro di Walter Veltroni, mentre era sindaco di Roma. Quando a Roma scoppia l’emergenza abitativa, il Comune prende in affitto residence di “amici di”. E tra questi c’è anche Totti” (GUARDA IL VIDEO)

(Non) essere figli di papà: I futuri ingegneri del Politecnico di Milano
Il figlio del ministro Maurizio Lupi, laureato in ingegneria al Politecnico di Milano, ha trovato subito lavoro. Ma che ruolo ha avuto il padre nella sua assunzione? L’Italia è un Paese di raccomandati? Giulia Innocenzi raccoglie le reazioni dei futuri ingegneri del Politecnico di Milano, fra la speranza di chi crede nel merito e la rassegnazione di chi accetterebbe anche una spintarella (GUARDA IL VIDEO)


Testa: “La centralità di chi fa l’appalto”

La corruzione avviene sulle linee metropolitane utili, sulle linee ferroviarie inutili e su tutta una serie di opere che incidono sullo sviluppo del Paese. Secondo Chicco Testa, bisognerebbe rimettere al centro l’appalto e ridare importanza alla progettazione (GUARDA IL VIDEO)

Travaglio: “Paradosso delle grandi opere? Rubano di più e spesso non servono a nulla”
Marco Travaglio menziona riporta una intercettazione, pubblicata nel numero odierno del Fatto Quotidiano, in cui Lupi fa intendere di aver spostato i fondi per gli alluvionati di Genova in una opera pubblica “messa in cantiere semplicemente per far girare i soldi”. E osserva: “Il paradosso delle grandi opere è che rubano molto di più e che spesso non servono a nulla” (GUARDA IL VIDEO)

Perotti a Boralevi sul figlio di Lupi: “È un bravo ragazzo, un lavoratore”
La ricostruzione della telefonata tra Stefano Perotti e Tommaso Boralevi sul figlio di Lupi (GUARDA IL VIDEO)

Le vignette di Vauro: dal caso Lupi a Landini
I fatti della settimana raccontati attraverso le vignette satiriche di Vauro: dal caso Lupi a Maurizio Landini fino alla vittoria di Netanyahu alle elezioni in Israele (GUARDA IL VIDEO)