Dopo oltre 30 anni di proroghe, quasi nessuno se l’aspettava. Per gli inquilini sotto sfratto è stata una doccia fredda. Nel decreto Milleproroghe non è stato inserito il solito emendamento per rinviare l’esecutività del provvedimento. Nonostante l’emergenza sociale – stando agli ultimi dati forniti dal Viminale nel 2013 sono stati eseguiti 73.385 sfratti – il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha lasciato aperta solo la possibilità di una sospensione temporanea delle esecuzioni di quattro mesi, attraverso la richiesta dello stesso inquilino al giudice delle esecuzioni e solo in specifici casi.

“Alla fine – ha sostenuto il ministro – non si tratta di una proroga perpetua, ma di una soluzione-ponte attenta ai nuclei più bisognosi che consente di valutare caso per caso”. La mini proroga, come è stata ribattezzata, riguarda infatti solo gli sfratti per finita locazione degli inquilini in condizioni particolarmente disagiate, cioè con reddito annuo complessivo familiare inferiore a 27mila euro lordi. Ma anche gli ultrasessantacinquenni e le famiglie di cui fanno parte malati terminali o portatori di handicap con invalidità oltre il 66%, se non possiedono altra abitazione adeguata nella Regione di residenza.

Con il decreto cambiano però in maniera sostanziale le modalità di richiesta. In base all’articolo 8, comma 10-bis della legge la parte interessata, infatti, deve presentare un’istanza al giudice che può disporre la sospensione fino al 28 giugno 2015, cioè fino al centoventesimo giorno dalla data di entrata in vigore del Milleproroghe. Ma se finora le condizioni che davano diritto alla proroga (età, reddito, handicap, malattie terminali, composizione dello stato di famiglia) potevano essere semplicemente autocertificate con dichiarazione consegnata all’Ufficiale giudiziario, ora invece è necessario un ricorso al Tribunale. E per farlo, hanno lanciato un allarme i sindacati Sicet, Sunia e Uniat, “bisogna pagare anche oltre 300 euro”.

“I conti – spiega nel dettaglio Massimo Petterlin, segretario nazionale del sindacato degli inquilini – sono presto fatti: tra iscrizione, copie, notifiche e l’onorario dell’avvocato facilmente si arriva a questo importo che rappresenta un’assurdità, visto che dovrà essere sborsato da famiglie che non guadagnano neanche mille euro al mese e formate solo da anziani, malati terminali, nuclei con minori e portatori di handicap”. Risultato: ci sarebbero “tra le 30 e le 40mila famiglie che rischiano seriamente di trovarsi in mezzo a una strada“. Al contrario esulta Confedilizia, l’associazione dei proprietari, che ha sempre chiesto al governo di non scaricare sui privati il problema abitativo

La mini proroga, comunque, non rappresenta per nessuno la soluzione al problema. Basti pensare che, a inizio anno, a chiedere al governo la proroga degli sfratti erano stati, in un appello congiunto, gli stessi sindaci di Milano e Roma, Pisapia e Marino, “per evitare, in attesa del tempo necessario anche per l’attuazione del Piano casa disposto dal governo, il rischio concreto di generare nelle grandi aree urbane una tensione insostenibile”. È proprio nel varo di questo pacchetto che il ministro Lupi ha trovato la giustificazione per riuscire a mettere la parola fine allo “strumento vecchio e logoro della proroga gli sfratti”, dotando con 446 milioni di euro complessivi i fondi per il sostegno all’affitto a canone concordato e quello per la morosità incolpevole, casistica esclusa dalla misura di proroga. Stando al Piano casa, quindi, per quanti non ce la fanno a pagare l’affitto ci sarebbero 226 milioni di euro, ma da spalmare su un orizzonte di sette anni, vale a dire 35 milioni all’anno. Pochino, però, visto che solo nel 2013 gli italiani colpiti da sfratto esecutivo per morosità incolpevole sono stati oltre 65mila.

E se per il Sicet i fondi stanziati restano insufficienti per far fronte all’emergenza abitativa, Laura Mariani, responsabile delle politiche abitative della Cgil, punta il dito anche contro la tempistica con cui verranno elargiti questi soldi. “E’ stata concessa questa mini proroga – spiega Mariani – solo per consentire il passaggio da casa a casa dell’inquilino debole, affinché lo stesso non rimanga senza un alloggio. Passaggio reso possibile anche grazie all’incremento del fondo”. Peccato, però, che non sia ancora chiaro quando queste risorse statali saranno assegnate ai Comuni per poi essere concretamente stanziate agli inquilini più bisognosi. Il problema abitativo, infatti, è tutto da risolvere sia nel settore privato, dove le case restano vuote e gli affitti languono, che in quello pubblico, dove i meccanismi di assegnazione degli alloggi sociali restano poco chiari. Di conseguenza, sottolinea la sindacalista, questa “manciata di soldi se anche fosse subito ripartita, poi tra le procedure dei bandi e delle graduatorie nella migliore delle ipotesi potrà essere erogata minimo tra dodici mesi”. Mentre la proroga scadrà a fine giugno.