“Si vanno delineando i tratti di un partito non solo cattivo ma pericoloso e dannoso“, dove “non c’è trasparenza” e “che lavora per gli eletti anziché per i cittadini”. E’ un atto di accusa senza appello quello dell’ex ministro Fabrizio Barca, incaricato dal commissario straordinario del partito romano Matteo Orfini, dopo l’esplosione dello scandalo Mafia Capitale, di “mappare” i circoli Pd romani. Nella relazione intermedia resa pubblica a tre mesi dall’avvio dello screening, che proseguirà fino a maggio attraverso questionari e interviste alla “base”, si legge di “deformazioni clientelari” e di “una presenza massiccia di ‘carne da cannone da tesseramento‘”. Ma, anche senza arrivare ai casi estremi, lo scenario descritto è quello di un partito a cui manca “la capacità di raggruppare e rappresentare” e che “subisce inane lo scontro correntizio e le scorribande dei capibastone”.

Il team di #mappailPd, che ha passato in rassegna finora 40 circoli della Capitale, dà conto delle reazioni di sospetto e diffidenza ricevute alle prime telefonate: da “Provace a venì qui che poi vedemo!” a “Ho da fare fino a primavera”. Minoritari gli entusiasti, contenti perché “finalmente ci avete chiamato!”. E poi, nero su bianco, ci sono i momenti di confronto e gli incontri. Qui sono arrivate “le vere sorprese: dalle realtà da ‘200 tessere in due ore’ a quei circoli talmente schiacciati sull’amministrazione da esser orfani di un pensiero proprio”. Insomma un partito discontinuo, disgregato, fatto di microcosmi lontani e non aggregabili. Orfini, per sintetizzare la situazione, ritwitta un articolo dell’Huffington Post sulle due facce del Pd e commenta, parafrasando Dr Jekyll e Mr Hide, “Dr Partito e Mr Democratico”.

Emerge “una situazione peggiore di quella che si poteva prevedere, ma in Aula questo non si vede”, è il commento del capogruppo dem in Campidoglio Fabrizio Panecaldo, che difende la compagine capitolina. Si “fotografa una situazione che era già chiara a chi avesse voluto guardare”, gli fa eco il deputato Roberto Morassut secondo cui ora bisogna “rigettare il partito sulle cose e sui problemi”.

Intanto mercoledì il partito ha dovuto affrontare un’altra emergenza, la mafia di Ostia: il presidente del municipio Andrea Tassone ha azzerato la giunta mettendo sul piatto le sue dimissioni “perché più volte abbiamo chiesto un cambiamento”. “Stiamo scoprendo che la mafia è infiltrata in questa città ma a Ostia ancor di più. Vogliamo una strategia più forte”, ha commentato Orfini. E il sindaco Ignazio Marino ha indicato il magistrato anti-mafia e assessore comunale alla Legalità Alfonso Sabella come delegato al litorale. “Noi non possiamo e non vogliamo in alcun modo consegnare Ostia alla mafia”, la promessa del sindaco Pd.