“Sono sconvolto”. Il giorno dopo l’operazione antimafia a Roma, il presidente del Consiglio Matteo Renzi, ospite di Bersaglio Mobile di Enrico Mentana, commenta il terremoto politico che con i suoi 36 arresti e 100 indagati coinvolge anche il Partito democratico capitolino: un assessore e il presidente del Consiglio comunale indagati e dimissionari e altri esponenti sotto inchiesta. Il premier ha annunciato di aver  “accolto la proposta di Cosentino (Lionello, segretario romano del Pd, ndr) di un passo indietro e il commissariamento del Pd di Roma nella persona di Matteo Orfini“. Ha poi risposto a Marco Travaglio, condirettore del Fatto Quotidiano, che ha fatto riferimento alla fotografia pubblicata in questi giorni in cui si vede il ministro Giuliano Poletti – all’epoca dello scatto presidente della Lega Coop – insieme ad alcuni degli indagati. “Poletti – ha ribattuto Renzi – è un galantuomo, ne apprezzo lo straordinario rigore morale e personale e il suo valore civile e politico”.

“Sono sconvolto –  dice il presidente del Consiglio – perché vedere una persona seria come il procuratore di Roma parlare di mafia mi colpisce molto. Vale per tutti il principio di presunzione di innocenza e il governo ha scelto Cantone per l’anticorruzione. Certe vicende fanno rabbia, serve una riflessione profonda, certo l’epicentro è l’amministrazione di Alemanno ma alcuni nel Pd romano non possono tirare un sospiro di sollievo”. Il presidente di Dem dice che il partito a Roma è “da rifondare e ricostruire su basi nuove”. Il premier inoltre dice di non avere “la più pallida idea” se Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa “29 giugno” che al telefono dice: “Pago tutti”, era alla cena per la raccolta fondi per il Pd all’Eur ma chiarisce che i partecipanti sono registrati. “Si sa chi c’è – chiarisce – come e quando, sono cene trasparenti e io rivendico che il Pd non si fa finanziare di nascosto ma pubblica i suoi finanziatori”.