La guerra del porto di Livorno tra Pd e Movimento 5 stelle, dopo mesi di colpi di scena e rinvii, è finita con una stretta di mano. La variante anticipatrice del nuovo Piano regolatore portuale (quello attuale è del 1953) è stato approvata in consiglio comune grazie ai voti delle opposizioni. Il sindaco grillino ha votato sì, ma i suoi consiglieri si sono astenuti (2 hanno votato no). A favore invece il Pd, la lista civica di sinistra Buongiorno e Forza Italia. “E’ crisi politica della giunta”, hanno commentato le minoranze. “Nessuna frattura”, si sono giustificati i 5 stelle, “è stato tutto concordato preventivamente a tavolino”. Eppure il sindaco nei giorni scorsi aveva assicurato che sul porto non avrebbe fatto passi indietro. Nella sua battaglia contro la proposta del presidente Pd della Regione Enrico Rossi aveva scomodato addirittura Beppe Grillo: “Editto contro Livorno”, si leggeva sul blog solo 24 ore prima dell’accordo. “Tutti con Nogarin e con i livornesi”. Il primo cittadino era pronto a tutto purché il testo fosse cambiato: diffide, bracci di ferro, prese di posizione. Poi il governatore ha promesso che il provvedimento potrà essere emendato e così ha deciso di ritrattare.

Nogarin a GranducatoTv ha specificato: “Non mi sento sfiduciato dal gruppo, abbiamo concordato questa strategia al tavolino con tutti i consiglieri. Ho votato a favore per senso di responsabilità istituzionale”. Poi ha messo in guardia il Pd: “Caricheremo di ancor maggiore peso chi in questi anni ha spinto per approvare il Piano: i 5 Stelle vigileranno per vedere se davvero arriveranno sul porto tutti quei milioni di euro promessi”.

La “tregua” tra Rossi e Nogarin è arrivata dopo un muro contro muro di mesi: la Regione e il Pd labronico spingevano infatti per arrivare velocemente all’approvazione del Piano mentre i grillini hanno più volte frenato per approfondire alcuni aspetti cardine del testo. Uno scontro che negli ultimi 3 giorni si era radicalizzato: dalla diffida partita dalla Regione nei confronti del Comune (e la concomitante volontà di esercitare i “poteri sostitutivi” in relazione al Piano) alla volontà di Nogarin di rispondere con un ricorso Tar. Una diffida della Regione bollata da Nogarin direttamente sul blog di Beppe Grillo come un “editto contro i livornesi”. La Regione è infatti stata accusata di far pressione sul Comune affinché non ostacolasse l’iter del Piano: “Quando chi governa la città – ha attaccato Nogarin – lo fa negli interessi della cittadinanza e non di lobby più o meno legittime, i partiti si rivoltano”. Nel mirino anche la legge regionale 65 (“Norme sul governo del territorio”) approvata a fine 2014 in cui all’articolo 237 si prevede la possibilità della Regione di sostituirsi (attivazione appunto dei “poteri sostitutivi”) al Comune nell’approvazione delle varianti ai piani strutturali che non siano approvate entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge. Un articolo che lo stesso Nogarin ha definito “norma ad nogarinum”. Sulla questione era intervenuto anche lo stesso Grillo: “Sono senza parole: il Pd ha fatto una legge contro Nogarin e i livornesi”.

Il nuovo Piano, almeno sulla carta, dovrebbe favorire lo sviluppo dello scalo e l’arrivo di importanti finanziamenti. Nogarin aveva disertato l’incontro a Firenze per la firma dell’accordo di pianificazione, mossa secondo alcuni fatta anche per far pressione su Rossi in vista della nomina del presidente dell’Autorità portuale che sembrava aver definitivamente sancito lo “strappo” tra le parti. Poi l’intesa: Rossi e Nogarin – recita il comunicato congiunto – hanno “convenuto di voler condividere un metodo d’intesa per procedure di rinnovo dell’Autorità Portuale”. Nogarin ha siglato l’accordo di pianificazione unitamente a un protocollo integrativo (in cui si prevede appunto la possibilità di apportare future modifiche al Piano), di cui lo stesso Rossi si è fatto “garante”.Venerdì 13 marzo è quindi arrivato il via libera del consiglio comunale alla variante anticipatrice del piano strutturale, di fatto l’ultimo step necessario per portare il Piano del porto in consiglio regionale per l’approvazione definitiva: un successo importante per il governatore, che così riuscirà a far approvare il Piano entro l’ultimo consiglio regionale di marzo, prima cioè del “periodo bianco” elettorale (alle elezioni regionali di maggio Rossi cercherà il bis).