Firma Action Plan progetto Pompei“Nelle precedenti missioni i propositi di intervento corrispondevano essenzialmente a intenzioni e di fatto non avevamo constatato, tra il 2010 e il 2013, reali modifiche dello stato dei luoghi. Quest’anno invece abbiamo potuto verificare che ha preso il via un’attività sia efficace che saggiamente programmata in molti luoghi del sito bisognosi di un rapido intervento”. Così hanno scritto gli ispettori dell’agenzia delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura nel rapporto sullo stato di Pompei.
Insomma un apprezzamento positivo. Superata ogni questione riguardo l’iscrizione del sito nella lista del patrimonio mondiale in pericolo. La bella notizia cancella il certificato immobilismo di tre anni. La promozione, che è “il giusto riconoscimento dell’impegno quotidiano” e “del lavoro intenso, scrupoloso e metodico della Soprintendenza e della Direzione del Grande Progetto Pompei”, come ha dichiarato il ministro Franceschini, illumina il buio prolungato del passato neppure tanto recente.

Eppure le rassicurazioni non sembravano lasciare spazio ad alcun dubbio. Nel luglio 2012 il Ministro Ornaghi in visita a Napoli per incontrare il Soprintendente ai Beni archeologici di Napoli e Pompei, Teresa Cinquantaquattro, affermava di ritenere che “ci siano tempi abbastanza certi sui lavori e che le cose stiano procedendo secondo quanto convenuto”.

Nel dicembre 2013 il Ministro Bray, a Pompei per una verifica, ripeteva: “Adesso rispetteremo le scadenze”. Parole in libertà quelle di Ornaghi e Bray, alla luce della relazione degli ispettori dell’Unesco. I crolli succedutisi in questi anni, almeno quelli verificatisi dopo la presentazione nell’aprile 2012 del “Grande Progetto Pompei”, certificano il risultato del vuoto di misure intraprese.

L’attenzione promessa da tanti per la grande area archeologica in evidente sofferenza si è rivelata solo uno spot. Senza nulla che lo supportasse. Il dubbio che il progetto procedesse troppo a rilento e che, forse, alcune delle modalità prescelte fossero inefficaci, ora è chiarito. La sensazione che le operazioni stabilite fossero disarticolate e inadeguate, ora si rafforza. Ministri, non solo del Beni Culturali, Soprintendenti e Direttori generali succedutisi, sono stati incerti attori di una deludente rappresentazione.

L’unico dato certo, incontrovertibile, è che l’inerzia di quegli anni ha provocato, anche se in maniera indiretta, ulteriori distruzioni dell’area archeologica. L’aumento delle criticità complessive. Chiamare a rispondere di danni e inadempienze i responsabili del nulla certificato dagli ispettori dell’Unesco dovrebbe essere naturale. Un passaggio obbligato. Quantificare il “quanto” e il “come” il rallentamento delle procedure abbia inciso sulle precarietà di Pompei sarebbe anche un segnale per gli amministratori che verranno. Quel che dovrebbe essere l’esito naturale di un processo incompleto, non si verificherà. Sfortunatamente.