La crisi umanitaria del Mediterraneo e la fuga di disperati verso l’Europa stanno mostrando con prepotenza il lato peggiore (del già basso livello) di certa politica. Capita, tuttavia, che pratiche discutibili non passino solo per le ripetitive e sguaiate grida leghiste ma misure di amministrazione creativa non in principio vessatorie nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo, finiscano poi per tradursi ugualmente in provvedimenti discriminatori.

Parliamo di buoni propositi (l’integrazione dei migranti) che sfortunatamente si concretizzano in soluzioni che farebbero spellare le mani al capo curva Salvini. Prendiamo il caso dei rifugiati di Rovereto. Racconta il quotidiano l’Alto Adige che il sindaco Pd del centro del Trentino, sta mettendo in pratica una sua idea per “tenere occupati i rifugiati che per legge non possono lavorare”: da subito, far spazzare loro le strade e in seguito, impiegarli in lavori di manutenzione degli edifici pubblici. Ora, a giudicare dagli interventi del Comune, da ciò che si può evincere dal sito istituzionale, non c’è motivo di credere che il primo cittadino di Rovereto sia stato mosso dai fini propagandistico-persecutori dei colleghi leghisti e delle loro grottesche delibere ma il risultato, ahinoi (e ahilui), finisce per non discostarsi molto dagli obbrobri giuridici in salsa verde.

Il protocollo applaudito dalla giunta di Andrea Miorandi sembra quasi sancire un cambio di status per i richiedenti asilo: non più rifugiati ma “ospiti au pair”. D’altronde, scadendo in considerazioni ovvie, pulire strade e parchi è un lavoro e se lo status di profughi non impedisse di lavorare legalmente, quelle ore trascorse a spazzare foglie e rimuovere cacche e cicche dai marciapiedi, il sindaco dovrebbe pagarle come farebbe con qualunque roveretano che non vivesse nel limbo dei richiedenti asilo. La prova, infondo, è a portata di mano: “Non li vedrete in centro storico, dove il decoro è ben presidiato da Dolomiti Energia…” dice il vicesindaco di Rovereto al quotidiano Alto Adige. Ecco, provate ad immaginare se il comune chiedesse a Dolomiti Energia, di svolgere il servizio di pulizia a titolo gratuito. Cosa pensate risponderebbero?

E qui si giunge a due conclusioni (suggerite dalla logica): o fare gli operatori ecologici non è un lavoro, e in questo caso nessuno dovrebbe essere pagato, oppure è un lavoro e i rifugiati devono essere pagati come gli altri (anche se non si può). “Spazzare le strade in cambio del vitto e dell’alloggio” passiamo la semplificazione ma i profughi non sono in vacanza premio in Europa; la loro protezione è prevista dalla Costituzione, dai Trattati internazionali, dalla Convenzione di Ginevra e viene finanziata dall’Unione Europea e dalle casse dello Stato. Coinvolgere i richiedenti asilo nelle attività della città è una cosa, il principio di “reciprocità” cosi come viene enunciato nel comunicato stampa del Comune di Rovereto, “io ti accolgo, tu lavori gratis”, altra.

Il primo passo per migliorare la convivenza passa per il riconoscimento degli stessi diritti a tutti, certamente non impiegando “volontari” in lavori manuali come questo. Solo qualche settimana fa nei pressi di Pisa, racconta il Redattore Sociale, cinque profughi hanno interrotto un programma simile a quello appena partito a Rovereto. Il motivo? Erano stufi di lavorare senza retribuzione. Finchè non verranno riviste le norme che impediscono ai richiedenti asilo di lavorare legalmente, e che dovranno assolutamente essere riviste, nessuno mette in dubbio l’alto valore del coinvolgimento di migranti in attività socialmente utili. Basta siano davvero attività socialmente utili (anche per chi le svolge, non solo per la cittadinanza che ne beneficia) e non lavoro camuffato da volontariato.