1914-CanforaPrendete un filologo classico e un umanista a tutto tondo: Luciano Canfora. Mettetelo davanti a un microfono radiofonico “alle 8 della sera“, quale il nome della famosa trasmissione di Radio Due e anche della omonima collana di Sellerio. Chiedetegli di spiegare in poche parole semplici alcuni episodi chiave della storia contemporanea. La trascrizione di quel risultato, sullo stile degli “occasional papers” anglosassoni, è un libriccino come questo, 1914 (Sellerio editore, 2006 e recentemente ripubblicato per il centenario, 166 pagine), nel quale l’autore seleziona alcuni temi dell’inizio della Prima guerra mondiale e getta qualche vela di luce su episodi famosi per aver ricevuto un’interpretazione da parte del grande pubblico non in linea con quella che i documenti storici suggeriscono.

Nel caso in ispecie, molti manuali da liceo continuano ad associare il rocambolesco attentato mortale di Sarajevo al principe Francesco Ferdinando d’Asburgo Este, erede del trono d’ Austria, quale causa principale dello scoppio della Grande Guerra. Canfora spiega in poche e semplici parole perché quell’episodio, per quanto importante, fu soltanto la scusa ufficiale che gli austriaci adoperarono per poter bombardare Belgrado, e come da lì si successero una serie di conseguenze a catena in gran parte dettate dalla stipulazione di trattati di alleanza che ebbero un po’ la funzione delle pareti elastiche dei vecchi flipper al momento in cui sono sfiorate dalla biglia: la fanno rimbalzare con forza verso posizioni nuove e cariche di ulteriori conseguenze.

E’ un testo breve e succinto, che non ha la pretesa di spiegare o approfondire un argomento complesso quale l’inizio della Prima guerra mondiale, ma appunto solo di tratteggiare una pista orientativa per inquadrare uno degli anni più delicati e significativi del Novecento. Per quanto il testo sia breve, non mancano i capitoli esemplari, come quello sui falsi storici, nel quale il filologo spiega con estrema chiarezza l’importanza dei documenti falsi per lo storico, ma anche per i popoli, e di come la fragilità e l’opinabilità delle diverse interpretazioni può dare adito a lasciti culturali su cui poi si costruiscono veri e propri miti sempieterni. Scritto con grande maestria.