Il prossimo 8 marzo sarà una Giornata internazionale della donna particolare perché sarà anche la vigilia del voto, al parlamento di Strasburgo, sul Rapporto sulla parità di genere, la salute riproduttiva delle donne e l’accesso agevolato alla contraccezione e all’aborto. Il documento presentato a gennaio dal deputato Marc Tarabella è ampio e affronta anche il tema dei congedi parentali. Se sarà approvato sarà vincolante in tutti gli Stati dell’Unione europea. In Italia le associazioni che si stanno battendo da tempo per l’applicazione della 194, vanificata dal cavallo di Troia dell’obiezione di coscienza, stanno trattenendo il fiato ma incombe lo spettro del tradimento del Partito democratico già consumato nel dicembre del 2013 con il naufragio della mozione Estrela. In quell’occasione il Ppe aveva proposto una mozione alternativa ottenendo l’appoggio di gruppi di estrema destra e neonazisti e aveva incassato la vittoria grazie all’astensione di cinque deputati Pd. Anche il 10 marzo la strategia dei partiti conservatori sarà quella di proporre un documento alternativo? Il capo della delegazione del Pd che si sta confrontando sul testo Tarabella è Patrizia Toia una dei cinque deputati pd che nel 2013 si astenne.

La Laiga un mese fa si era appellata a Matteo Renzi chiedendo che i diritti delle donne  non venissero consegnati per la seconda volta alle forze conservatrici e reazionarie. Il 3 marzo scorso si è svolta alla Camera la conferenza stampa di Laiga, Vita di donna, Agita e Noi Donne per auspicare un voto favorevole al documento Tarabella che peraltro in uno dei suo passaggi cita anche uno studio dell’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) del 2014 che dimostra come “i tassi di aborto sono simili nei Paesi in cui la procedura è legale e in quelli in cui è vietata, dove i tassi sono addirittura più elevati” con il rischio della vita e della salute delle donne.

In Italia l’applicazione della 194 è ormai compromessa da un’obiezione di coscienza che raggiunge quasi il 90% del personale medico in molte strutture. La Laiga ha documentato il pendolarismo delle donne italiane  da una città all’altra o all’estero (soprattutto la Francia) per ricorrere all’Ivg contraddicendo le balle del governo contenute in rapporti ministeriali nei quali si afferma  che va tutto bene. Ma nulla va bene. Né per i dati sull’obiezione, né per l’involuzione culturale che sta portando a moderne inquisizioni contro le donne che abortiscono, come Laura Fiore documentò in Abortire tra obiettori.

Il duello tra forze conservatrici e progressiste continua mentre la condizione delle donne in molti Stati europei, inclusa l’Italia, peggiora per disoccupazione, povertà, welfare ridotto all’osso. In un contesto come questo la salute riproduttiva è affrontata come se  fosse un’opzione e non un diritto di tutte le donne. Mentre si attende  il voto del 10 marzo, una ragazza di diciassette anni è stata ricoverata a Genova in gravi condizioni per una emorragia a causa di un aborto. Da tempo si conosce la deriva farmacologica dell’aborto clandestino, si parla di centinaia di casi. Una volta era l’infuso di prezzemolo o il ferro da calza, oggi è il Cytotec, un farmaco contro l’ulcera. A procurarglielo pare sia stato il suo ragazzo che è stato  indagato dalla Magistratura. Hanno fatto tutto in solitudine. Soli nel 2015 proprio come era accaduto ai loro nonni in un ’Italia che ancora non aveva una legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e che oggi non è quasi più applicata. Sola lei, poco più che adolescente, e come le donne d’altri tempi a rischiare di morire  per un aborto clandestino.

@Nadiesdaa