“Bisognerebbe spendere meglio le risorse pubbliche, prevedendo per esempio un reddito minimo per contrastare le situazioni di povertà, finanziato dalla fiscalità generale“. Dopo aver lanciato l’allarme sul fatto che in Italia ci sono ormai 6 milioni di persone che non hanno i mezzi per condurre una vita dignitosa, il neo presidente dell’Inps Tito Boeri torna alla carica. E in un’intervista al Corriere della Sera auspica che il governo intervenga sul tema – “il problema” del Paese, come l’ha definito venerdì scorso – attraverso l’istituzione di un assegno assicurato a tutti coloro che non raggiungono un introito mensile minimo. Uno strumento che consentirebbe, secondo l’economista cofondatore de lavoce.info, di tutelare tante “situazioni non protette” e “affrontare l’aumento della povertà che, in questi anni di crisi, ha colpito di più le fasce d’età prima del pensionamento”. Eliminando così anche l’attuale disparità rispetto, per esempio, agli esodati. Che, nota Boeri, grazie ai sei decreti di salvaguardia varati per porre rimedio al “pasticciaccio” della legge Fornero sono coperti anche nei casi in cui abbiano giù ulteriori “redditi elevati”. C’è da dire che due ddl sul reddito di cittadinanza e sul reddito minimo garantito, presentati da M5S e gruppo misto-Sel, sono da poco stati incardinati in commissione Lavoro alla Camera. Il primo prevede un importo massimo di 780 euro mensili a persona (decrescenti se ci sono altre entrate) per una platea di 9 milioni di persone senza lavoro, il secondo fissa invece in 600 euro al mese il sostegno ai disoccupati con meno di 8mila euro di reddito annuo.

La questione è urgente, come ribadito da Boeri anche nel saluto ai dipendenti Inps pubblicato oggi sul sito dell’istituto: “La rete di protezione sociale in Italia ha ancora maglie troppo larghe”, ha detto. “Il forte incremento dell’incidenza della povertà negli ultimi sette anni soprattutto fra i più giovani ne è la testimonianza. L’Italia ha bisogno non solo di un grande ente previdenziale pubblico, ma anche di un istituto di sicurezza sociale, intesa prioritariamente come un argine contro la povertà. L’Inps ha già in questi anni ampliato notevolmente il proprio raggio d’azione e dovrà farlo ancora di più negli anni a venire”. Il nodo, ovviamente, è sempre il solito: le coperture. Basti pensare che, come evidenziato dallo stesso Boeri nel giorno del varo dei primi decreti attuativi del Jobs Act, i 2,2 miliardi stanziati per la riforma del sistema degli ammortizzatori sociali andrebbero almeno raddoppiati per riuscire a garantire almeno un “vero” sussidio ai disoccupati di lungo periodo.

Una parte delle risorse, in un’ottica di redistribuzione, potrebbe però essere trovata mettendo in campo quello che da sempre è uno dei cavalli di battaglia del docente della Bocconi. Che lo rispolvera anche nel colloquio con il quotidiano di via Solferino. Si tratta del ricalcolo con l’attuale metodo contributivo dei trattamenti pensionistici pagati sulla base del vecchio e generoso sistema retributivo. Chi prende più del dovuto rispetto ai contributi che ha versato, era la proposta di Boeri, dovrebbe pagare una tassa con aliquota progressiva crescente (dal 20% sugli assegni tra 2 e 3mila euro al 50% oltre i 5mila). Gettito previsto, 4 miliardi. “Faremo un’operazione trasparenza”, promette ora il nuovo presidente Inps. “Uno studio per categorie mettendo a confronto l’importo delle pensioni in pagamento con quello che si ottiene dal ricalcolo col contributivo. Sulla base di questi dati potremo formulare proposte di intervento“, in linea con “quel ruolo propositivo dell’Inps che rivendico”. Porte aperte, dunque, all’ipotesi di chiedere un “contributo” ai pensionati privilegiati. Idea peraltro proposta in passato anche da Yoram Gutgeld, deputato Pd e consigliere economico del premier Matteo Renzi.

Boeri torna poi sul tema della flessibilità dell’età di uscita dal lavoro, ritenuta necessaria anche dal ministro Giuliano Poletti. Si tratta in pratica della possibilità di andare in pensione prima accettando un assegno ridotto. Novità che richiederà però il via libera preventivo della Commissione europea, che dovrebbe valutare i risparmi di medio-lungo periodo per le casse dello Stato e non limitarsi a prender nota dell'”aumento immediato della spesa”. Secondo l’economista “bisogna battersi in Europa per arrivare a una valutazione intertemporale del bilancio”. Quanto al bilancio dell’Inps, Boeri dice di non essere preoccupato per il buco da 6,7 miliardi nel bilancio 2015 dell’istituto, dovuto all’eredità della gestione Inpdap: “È chiaro che se in passato lo Stato non pagava i contributi dei suoi dipendenti perché si trattava di una partita di giro questo ancora pesa sul bilancio, ma lo squilibrio verrà gradualmente riassorbito”.