Da un lato Giuseppe Guzzetti, il “grande vecchio” che da 18 anni guida la Fondazione Cariplo e da 15 la lobby di tutte le fondazioni bancarie, l’Acri. Dall’altro l’economista e neo presidente dell’Inps Tito Boeri. Oggetto del contendere, la gestione dei fondi per la povertà e più in generale le prestazioni assistenziali. Con Guzzetti che accusa l’istituto di previdenza di aver “gestito in maniera dissennata decine di miliardi di euro di soldi pubblici” e il cofondatore del sito lavoce.info che contrattacca ricordando come le fondazioni abbiano “disperso un patrimonio ingente per tenere il controllo sulle banche“. Per poi evidenziare che “il problema dell’Italia, oggi, è la povertà”.

Lo scontro è andato in scena durante l’apertura del forum delle Politiche sociali del Comune di Milano, presenti il sindaco Giuliano Pisapia, diversi assessori del capoluogo lombardo e il sottosegretario al Welfare Luigi Bobba. Guzzetti, dal palco, ha sostenuto che “nel bilancio dello Stato ci sono capitoli destinati alle famiglie povere, ai disabili, ai giovani, stimati da una ricerca da noi commissionata in decine di miliardi di euro, gestiti a Roma, per lo più dall’Inps, in maniera dissennata. Sono fondi pubblici da spendere meglio”. La soluzione? Presto detto, secondo il presidente “a vita” della fondazione azionista di Intesa Sanpaolo: “La nostra proposta è che queste risorse siano destinate ai territori, ai Comuni e alle Regioni, che sono le realtà più vicine al disagio”.

La presa di posizione arriva però dal rappresentante di un mondo che proprio negli anni più pesanti della crisi ha fortemente ridotto l’ammontare dei contributi destinati al volontariato, alla filantropia, all’assistenza gli anziani, agli alloggi popolari e alle altre attività “di rilevante utilità sociale“. Preferendo in molti casi destinare risorse all’arte e ad attività culturali. Di qui la reazione di Boeri, che pur ammettendo che “sicuramente ci sono miglioramenti da fare sulla gestione delle risorse e tutti i contributi sono importanti” ha colto l’occasione per mettere ancora una volta il dito nella piaga del groviglio spesso tutt’altro che virtuoso tra fondazioni, sistema bancario e politica. Le fondazioni bancarie, ha rimarcato, “hanno bruciato negli ultimi 5 anni un patrimonio ingente del pubblico italiano e lo hanno disperso perché hanno voluto tenere il controllo sulle banche e quindi non sono davvero più in grado di fornire servizi di sostegno e di contrasto alla povertà. E’ una grande opportunità che il Paese ha perso”.

Perdendo così anche un’occasione per affrontare quello che secondo l’economista è il vero “problema dell’Italia”: la “Grande Recessione, che nel nostro Paese è stata peggiore della Grande Depressione del ’29”, ha portato a “un tremendo aumento della povertà”, passata dal 19,9% del 2006 al 27% del 2012. Di conseguenza oggi “il problema è la povertà, non le disuguaglianze, anche se ci sono e sono troppo forti: la crisi non le ha aumentate perché i redditi sono calati sia per la parte bassa sia per la parte alta delle retribuzioni”. “E’ un problema che deve essere affrontato”, ha avvertito Boeri, e in questa battaglia “l’Inps può usare il suo grande patrimonio di dati e competenze e fare proposte. Faremo sentire la nostra voce, soprattutto nel contrasto alla povertà”.

Sullo sfondo resta il problema del ruolo troppo pervasivo delle fondazioni nell’azionariato degli istituti di credito, un nodo da anni all’attenzione del Fondo monetario internazionale e della Commissione europea che ha più volte denunciato le “opacità” e i “forti legami con il business locale e la politica”. Stando a indiscrezioni, il governo sta ora affrontando la questione con una trattativa tra il Tesoro e la stessa Acri. L’obiettivo è quello di arrivare alla stesura di un “atto negoziale” che impedisca l’eccessiva concentrazione di quote di capitale in una singola banca. Un modus operandi che in diversi casi – si pensi a Fondazione Carige e Fondazione Mps – ha portato gli enti a spolparsi per partecipare alle ricapitalizzazioni dell’istituto di riferimento e non veder diluito il proprio peso nell’azionariato.