Assunzioni per tutti i precari, senza distinzioni di graduatorie. Abolizione dei finanziamenti alle private, tetto alle classi pollaio e più fondi per il diritto allo studio. Sono i principali punti della “controriforma” della scuola del Movimento 5 stelle, presentata nel giorno in cui il governo avrebbe dovuto portare in Consiglio dei ministri il decreto, poi slittato al prossimo 3 marzo. E in attesa delle mosse di Matteo Renzi e Stefania Giannini, dal M5s arrivano alcune proposte che – come si legge sul blog di Beppe Grillo – puntano a “aggredire quelle lacune che, a quanto sembra, ‘La buona scuola’ non riuscirà a colmare”. 

Il capitolo della riforma su cui ci sono più dubbi e aspettative è senz’altro quello del reclutamento, con il piano straordinario di assunzioni da circa 150mila posti . Su questo punto la proposta della deputata Silvia Chimienti rilancia rispetto alle intenzioni del governo, anzi le raddoppia: non 150, ma 300mila assunzioni fino al 2020. Tutte attingendo alle varie graduatorie, per dare un posto fisso a tutti gli abilitati (dunque i docenti iscritti nelle Graduatorie a Esaurimento e nella seconda fascia delle Graduatorie d’Istituto), senza escludere nessuno. Per trovare le risorse necessarie a quest’infornata di massa, la deputata prevede un’imposta progressiva sui patrimoni mobiliari e immobiliari superiori ai due milioni euro: “Chiediamo in sostanza un sacrificio a chi ha di più, da destinare alla scuola pubblica”, spiega. Solo dopo aver dato un colpo di spugna al precariato pregresso si potrà varare un nuovo sistema di reclutamento per concorso (anche se la proposta non specifica quale sbocco avrebbero i futuri abilitati dei prossimi cinque anni). Mentre il governo promette di passare ai concorsi già dal 2016 (soluzione che però non garantirebbe un posto ai precari esclusi dal piano straordinario).

Nella controriforma pentastellata non c’è spazio, poi, per la valutazione dei docenti e la revisione del sistema di carriera, cavallo di battaglia della coppia Renzi-Giannini, e fonte di attrito con tutta la categoria. Più attenzione, invece, alle classi e ai contenuti. Proprio per aumentare il fabbisogno di insegnanti, la proposta di legge Chimienti suggerisce di fissare un tetto massimo agli studenti per ogni classe di liceo (22, che scende a 20 in presenza di alunno disabile), stralciando la norma Tremonti-Gelmini della Finanziaria 2008 che aveva prodotto un taglio di circa 90mila cattedre. E poi un piano triennale di finanziamenti agli istituti, per porre un freno al fenomeno dei contributi volontari richiesti alle famiglie. Per le coperture si pensa ad una una riduzione delle agevolazioni fiscali a banche, assicurazioni e intermediari finanziari, che garantirebbe 2 miliardi di entrate nel 2016 e 3 miliardi a partire dal 2017.

Le due riforme sembrano trovare punti di contatto solo sui temi dell’edilizia scolastica e della revisione dei programmi. Per ristrutturare i fatiscenti istituti del Paese una proposta di legge firmata dall’onorevole Chiara Di Benedetto prospetta lo stanziamento di 591 milioni l’anno su base triennale. Questione su cui il governo ha già cominciato a muoversi con il piano sull’edilizia da un miliardo di euro, nonostante i dubbi sull’importo dei fondi effettivamente disponibili, e soprattutto sulla loro destinazione. Quanto ai programmi d’insegnamento, è volontà comune ripristinare alcune materie penalizzate dalla Gelmini (storia dell’arte, musica e geografia) e potenziarne altre, come l’italiano e l’inglese. Attenzione anche per le nuove tecnologie, con la digitalizzazione e l’integrazione dei materiali multimediali a quelli cartacei (anche se arrivare agli “e-book gratuiti”, uno dei sette punti promossi sul blog di Grillo, non sarà sicuramente semplice).

Atteggiamento opposto, infine, nei confronti delle paritarie: il ministro Giannini ha sempre ribadito la loro importanza, sottolineando come esse rappresentino un risparmio per lo Stato. “La Buona scuola” di Renzi non prevede novità specifiche per le paritarie, ma le include nella riforma come parte integrante del sistema d’istruzione nazionale; e l’ultima finanziaria ha confermato i finanziamenti. Il M5s, invece, propone di abolirli; e proclama lotta senza quartiere anche ai cosiddetti “diplomifici”. Per questi ultimi due punti, come per gli altri, sono già stati presentati in Parlamento proposte di legge, risoluzioni o emendamenti. Con che possibilità di essere accolti dipenderà anche dal contenuto della riforma ufficiale, quella governativa, per cui bisognerà attendere ancora qualche giorno. Ma intanto il dibattito si arricchisce di altri temi e proposte fin qui rimasti in ombra.

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aggiornato dalla redazione web il 28 febbraio alle 18.02