L’Italia “è più esposta rispetto al passato” al terrorismo internazionale. Lo ha detto il capo della Polizia, Alessandro Pansa, in audizione alla Camera. Il pericolo è aumentato perché “i teatri di guerra sono molto più vicini a noi” e c’è una forte “complessità dello scenario degli attori coinvolti”. Quindi esiste un “fattore di rischio molto più accentuato” per il nostro Paese e “l’attenzione è massima”.

Le autorità di sicurezza non sono focalizzate solo sui rischi provenienti dall’Isis, i miliziani dello Stato Islamico che negli ultimi mesi si sono infiltrati anche in Libia fino a raggiungere le città della costa mediterranea. “Non abbiamo limitato la nostra attenzione all’Isis – ha spiegato – sappiamo che Al Nusra è forse più pericolosa di Is e non dimentichiamo Al Qaeda. Poi abbiamo Boko Haram, facciamo finta che non esiste ma in realtà sta arrivando al confine sud dell’Europa e non sappiamo dove arriveranno”.

Controlli specifici per i passeggeri di navi e aerei
Per fronteggiare i rischi, Pansa ha sottolineato che è stata ulteriormente innalzata la sicurezza in porti e aeroporti, anche perché è “cresciuto l’uso di documenti falsi“. Sono previsti in particolare controlli specifici in occasione di sbarchi da navi e aerei che provengono dalle aree di maggior rischio. “I controlli sono aumentati moltissimo negli ultimi tempi, secondo i meccanismi previsti dal piano per gli aeroporti – ha detto – Abbiamo anche una black list e un numero di voli ben preciso” sui quali i controlli sono stringenti perché “temiamo possano esserci rischi”. Altri controlli riguardano invece le frontiere esterne di Schengen poiché le indagini e lo scambio d’informazioni con le altre polizie hanno evidenziato “una mobilità all’interno dei confini di Schengen di soggetti che non hanno titolarità a stare sul territorio”.

“Terroristi sui barconi? Nessuna prova, ma non si può escludere”
Ma “immigrazione non è sinonimo di terrorismo – ha spiegato Pansa – sui barconi non risulta che vi siano terroristi ma non è pensabile a priori che questo si possa escludere”. Quello tra terrorismo e immigrazione “è un parallelismo che non ha alcuna ragione d’essere”, ha ripetuto il capo della Polizia, che dopo aver riferito alle commissioni riunite Difesa e Giustizia della Camera è stato sentito dal Comitato Schengen. Quanto a possibili legami tra criminalità organizzata e Isis di cui ha fatto cenno il procuratore Cafiero De Raho, Pansa ha detto che “noi non abbiamo informazioni in tal senso”: “Io non li conosco, non li so, evidentemente hanno informazioni giudiziarie non ancora svelabili”.

Terroristi coinvolti nella tratta di esseri umani
Diverso, invece, è il discorso relativo ad un eventuale coinvolgimento delle organizzazioni terroristiche nella tratta di esseri umani. In particolare in Libia dove, ha detto Pansa, ci sono “due governi, tre aree geografiche in lotta tra di loro, decine di milizie armate che si combattono e gruppi terroristici che si combattono tra di loro”. In una situazione così “è chiaro che tutto ciò che transita di lì è interesse di ognuno di loro”. Ecco perché, ha sottolineato Pansa, “non posso escludere e anzi è assai probabile che le organizzazioni terroristiche siano entrate almeno in parte nel traffico di esseri umani”

Foreign fighter, 60 sono partiti dall’Italia
Secondo Pansa, degli oltre 3mila foreign fighter europei andati a combattere in Siria e in Iraq, “una buona parte di essi è già rientrata” in Europa. Il fenomeno riguarda anche l’Italia: i combattenti partiti dal nostro paese, ha spiegato, sono 60, “di cui 5 di origine italiana e 2 di doppia nazionalità”. Di questi sessanta, “un numero ridotto è rientrato”. “Sono soggetti pericolosi – ha detto il capo della Polizia – ma l’attenzione nei loro confronti è massima e oggi abbiamo gli strumenti per controllarli in maniera adeguata”. Ecco perché Pansa ha sottolineato che, forse, il rischio maggiore è quello che arriva da eventuali lupi solitari. “Forse è più pericoloso chi si addestra su internet, costruisce un ordigno che poi scoppia quando non dovrebbe oppure decide di lanciarsi con un auto verso i cittadini, che chi è stato formato nelle aree dove si combatte”.