C’erano una volta quelle sulla loggia massonica P2 e lo scandalo Lockheed, sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sull’affare Telekom Serbia e sulla strage del Cermis. C’erano, appunto. Oggi, invece, c’è chi chiede di indagare sul “temutissimo” morbo della lingua blu e sulle ragioni della mancata costruzione dei collegamenti stradali e ferroviari fra la Sicilia e il continente. E c’è addirittura chi, come l’ex tesoriere del Pdl, Maurizio Bianconi, è arrivato ad invocarne una per fare luce sui segreti del patto del Nazareno. “Ma era solo una provocazione”, spiegherà in seguito il deputato forzista, vicino al ricostruttore Raffaele Fitto, tornando sui suoi passi. Insomma: se una volta se ne proponeva l’istituzione su argomenti davvero importanti, oggi anche sulle commissioni d’inchiesta il Parlamento rischia di scadere nel ridicolo invocandone in continuazione su questioni di secondaria importanza.

Per tutti i gusti – Nella legislatura in corso le richieste pervenute sono 41, ma soltanto tre hanno ottenuto il via libera: quella “sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo”, quella bicamerale “sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro”  e, ultima in ordine di tempo, quella “sul trattamento dei migranti nei centri di accoglienza e di identificazione ed espulsione”. La prima, guidata dall’ex ministro dell’Agricoltura del governo Monti, Mario Catania, e formata da 21 componenti, è stata tenuta a battesimo il 25 settembre 2013. “Cercherò di proseguire il mio impegno per la tutela e la promozione del made in Italy, sono certo che faremo un ottimo lavoro”, spiegava Catania appena nominato presidente. Eppure nel 2014 la commissione si è riunita appena 21 volte, a cui vanno aggiunti gli 11 incontri dell’ufficio di presidenza, per un totale di 19 ore e 5 minuti. Mentre, almeno per il momento, nel 2015 non si registrano sedute. Dal 2 ottobre ad oggi la commissione Moro, presieduta dal democratico Giuseppe Fioroni e composta da 60 fra deputati e senatori (fra cui Pier Luigi Bersani, Lorenzo Guerini, Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri), si è invece riunita per 27 ore e 55 minuti. La terza, approvata il 17 novembre 2014, non ha ancora effettuato alcuna seduta.

Nel dimenticatoio – Il resto delle richieste sembra destinato a rimanere tale. Sono infatti 26 su 41 quelle che, fra il 2013 e l’inizio del 2015, sono state assegnate alle diverse commissioni parlamentari ma mai istituite. Si va da quella proposta il 19 luglio 2013 dal leghista Giancarlo Giorgetti insieme ad altri 18 colleghi di partito riguardante “l’espulsione e il rimpatrio della moglie e della figlia di un dissidente politico kazako” (Muxtar Äblyazov) a quella invocata il 20 giugno 2013 da 15 deputati di Sinistra Ecologia e Libertà (Sel) per indagare “sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero”. Passando per le due, una di Sel e un’altra del Movimento 5 Stelle, inerenti “la ricostruzione della città dell’Aquila e degli altri paesi colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009”.

Da Silvio a Monti – Nell’elenco non mancano le richieste per istituire commissioni d’inchiesta su tematiche che nel recente passato hanno dato vita ad un ampio dibattito politico-mediatico. Dal 29 aprile 2013 l’ex Dc e Margherita Franco Bruno, oggi nel gruppo Misto, chiede ad esempio che ne venga costituita una “sul fenomeno dell’utilizzazione indebita o illecita delle intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali”. E che dire della caduta del governo di Silvio Berlusconi nell’autunno 2011? Dopo la pubblicazione a maggio 2014 di “Stress Test”, il libro nel quale l’ex segretario del Tesoro americano Timothy Geithner ha teorizzato un complotto internazionale per far cadere l’esecutivo dell’ex Cavaliere, Renato Brunetta, Mariastella Gelmini e altri 6 deputati di Forza Italia hanno immediatamente chiesto la nascita di una commissione d’inchiesta “sulle vicende, le cause e le responsabilità, anche internazionali” che hanno portato alla sostituzione di Berlusconi con Monti. Mentre 5 deputati grillini, fra cui Carlo Sibilia e Tiziana Ciprini, vorrebbero istituirne una per fare luce “sull’attività svolta dalle associazioni denominate Bilderberg, Commissione Trilateral e Gruppo dei trenta in relazione alle scelte economiche e istituzionali dell’Italia e dell’Unione europea nel biennio 2010-2011”.

Ricchi e poveri – Di certo, al momento, ci sono i costi che il Parlamento sostiene ogni anno per le commissioni bicamerali esistenti. Il bilancio di previsione del 2015 della Camera, che ilfattoquotidiano.it ha potuto visionare, parla di 300mila euro per quella antimafia; 150mila per quella sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse (che fino a questo momento si è riunita per 29 ore e 10 minuti totali); 50mila per quella sui fenomeni della diffusione delle merci contraffatte e delle merci usurpative in campo commerciale; 50mila per quella sul trattamento dei migranti nei centri di accoglienza. Infine, 17.500 euro per la commissione Moro. Per un totale, centesimo più centesimo meno, di 567.500 euro.

Twitter: @GiorgioVelardi